L’8 marzo è il giorno della festa ma non cancella le troppe ombre sulla reale condizione e i diritti negati

la festa della donna

Luci ed ombre, critiche ed elogi, compromessi e sacrifici. Esistenze segnate, spensierate, dolorose. Costantemente alla ricerca di una parità. Quella parità guadagnata con determinazione, coraggio, abnegazione. Un condensato di dinamismo, volontà, caparbietà. Siamo noi. L’universo delle donne.

E poi.. una festa, l’8 marzo. E ci si chiede che valore ha oggi? E’ ancora una celebrazione? A giudicare il presente no, lo era un tempo. Lo era quando il business era un lontano scenario. Lo era quando la donna veniva “osannata” per le sue doti, le sue qualità. Oggi non è così.

Oggi è solo mercato, affari economici. Come merce, in vendita. Basta guardarsi intorno. E’ il gioco delle parti, si sà.

L’8 marzo è e deve essere riflessione. Stalking, uxoricidi, violenze. Donne sempre più vittime. Vittime di una follia quotidiana. Follia che trova il suo “teatro” tra le mura domestiche. E uccide. La famiglia uccide più dei criminali.

Uxoricidi: “dal 2006 circa 200 l’anno”. Malavita organizzata: “170 l’anno”. Le ultime vittime? Solo 3 giorni fa. Francesca, uccisa dall’ex marito. Strage di Brescia. Gabriella, strangolata dal partner. Verona. Quale futuro? Tutele, garanzie, aiuti? Perché nessuno frena questa carneficina? Rieccolo, richiamato in causa il governo. Mario Monti, Elsa Fornero, Corrado Passera. Sono i loro ruoli, le loro cariche a poter decretare un cambiamento, ad imprimere una svolta. Per un domani, per fare entrare l’agenda delle donne nel cuore strategico dell’azione parlamentare. Troppe ombre. Nessuna chiarezza.

Capitolo retribuzioni. Inferiori al 16,5 % rispetto al collega.. ovviamente uomo. Una donna su due non lavora. Percentuale in crescita. Allarmante soprattutto al sud. In 70 minuti guadagnano quanto gli uomini in 60. Percepiscono 80 centesimi ogni 100 dei colleghi maschi. Non è finita qui. Devono lavorare due mesi in più l’anno per avere una busta paga di egual peso. E la chiamano.. parità? E la maternità? Retribuita si, no, forse. Regna il caos, sbarrate voi la casella più in “voga” del momento. E’ causa di licenziamenti, mancate assunzioni.

Ebbene si, quanti privilegi alle donne! Le istituzioni brancolano nel buio. Ancora una volta. E poi vittime di mobbing in ambienti professionali fin troppo maschilisti. Ribellarsi? E il rischio? Tornare a casa e inviare curriculum nella speranza di trovare un nuovo lavoro. C’è chi cede a compromessi per tirare avanti o per inseguire una passione. Magari quella professione tanto sognata, idealizzata, rincorsa. Quante lotte, enigmi, decisioni. Amare constatazioni.

Ma le donne si ribellano, polemizzano, lottano. Uno slogan, “Tre foto e una mimosa”. Tre volti, tre donne coraggio. Lea, Maria Concetta e Giuseppina. Tre vite contro la mafia, la n’drangheta. Donne, figlie di una terra, la Calabria che riparte grazie al loro esempio.

Questo è l’8  marzo:questo il suo valore, il suo significato, il suo scopo. E’ un invito a celebrare nel giorno dedicato all’universo femminile, tre madri, tre donne che hanno avuto il coraggio di dire NO alla mafia. Quante hanno pagato, pagano e chissà per quanto tempo ancora pagheranno il loro status sociale. E’ una questione di scelte nostre ma anche subite. E’ arrivato il momento di voltare pagina e scrivere un nuovo capitolo. E.. Ribellarsi con coraggio. Inseguire sogni con convinzione. Reclamare l’appoggio delle istituzioni. Per non pagare più con la morte. Per non subire più umiliazioni. Per vivere sì, con dignità.

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