Obeso stroncato da un infarto cade e col peso dei suoi 130 kg schiaccia e uccide il figlio di un anno e mezzo

l'assurda fine del piccolo David Cimini

I media rilanciano in queste ore un tragico fatto di cronaca accaduto a Zevio, nel veronese, dove Emiliano Cimini, un uomo di 38 anni, di 130 chili, si è sentito male mentre stava cambiando il pannolino al figlio David di un anno e mezzo ed è caduto di peso sul piccolo, soffocandolo.

Gesti d’amore. Gesti di incondizionato affetto. Gesti che un padre, una madre compiono ripetutamente per quella parte di loro: i figli. E quando meno te l’aspetti il destino è lì pronto a trafiggerti. Nel modo più barbaro. Nel modo più subdolo. David aveva solo un anno e mezzo. Ed è morto. Non c’è più, schiacciato dal “peso” dell’amore. No, questa volta David si arrende, perde la sua battaglia. Contro il gigante. Il gigante Golia. Un cambio di pannolino. Un infarto improvviso. Centotrenta chili su un piccolo corpicino. Ed ecco crollare ogni certezza, ogni progetto di vita. Perché simili tragedie? Perché il fato, il destino giocano una partita così crudele?

Una famiglia distrutta. Una tragedia scandita da numeri. Numeri cinicamente diabolici. Solo 547 giorni. Tanto è durata la permanenza sulla terra del piccolo David. Non un futuro per lui. 130 chili e una malattia: l’obesità che hanno infranto un sogno, quel sogno chiamato vita. 38 gli anni del premuroso padre colpito da un infarto fulminante. E’ morto. E’ precipitato sull’esile corpicino del figlio fino a togliergli il respiro. Soffocato dal peso delle attenzioni, delle cure amorevoli. Un disegno che sfugge alla logica umana. Una famiglia: un uomo, una donna e tre piccoli. Un dramma: una donna e i suoi due bambini. Una famiglia come tante altre. Una quotidianità fatta di piccole cose, giornate all’insegna del lavoro, sacrifici per portare avanti un’unione.

Questo il passato, purtroppo. Il presente segna una triste realtà. Amara. Ancor più per gli altri figli della coppia, quei piccoli di 7 e 5 anni che hanno assistito alla scena, inconsapevoli. Le loro urla hanno insospettito i vicini . Urlavano non per disperazione, urlavano perché avevano fame. Credevano che il padre dormisse, non era così.

Il campanello, le urla non avevano il coraggio di aprire la porta. La madre era tornata nella sua terra, la Nigeria. Erano soli e ignari della crudeltà del destino. All’arrivo dei carabinieri, allertati dai condomini, la macabra scoperta. Dietro la porta socchiusa della camera da letto, il corpo senza vita di Emiliano Cimini. Steso, sopra il cadavere del piccolo. Non una parola solo la consapevolezza di una tragica fatalità. Avvilente. Ogni tentativo dei soccorritori per rianimarli è stato vano. Hanno constatato la morte.

La valle di Elah è quel brandello di deserto israeliano, in cui cita la Bibbia, re Saul mandò il figlio David armato di sole cinque pietre a combattere Golia. Campagnola di Zevio, Verona. David “armato” di serenità, affetto e voglia di vivere ha perso la sua battaglia chiamata esistenza. Contro il gigante buono, Emiliano, l’amorevole e sfortunato padre.

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