Aumentano i mezzi informativi ed i loro costi ma siamo sempre più disinformati su fatti e misfatti quotidiani

le verità nascoste dai mass media

Conoscenza, comunicazione e informazione. Tre attività decisive – strettamente correlate- da definire ed approfondire, in modo da non cadere nella trappola del potere che mistifica, imbonisce e passivizza , anche quando lascia trapelare messaggi critici e denunce su eventi particolari.

Messaggi e denunce che non colgono però le cause primarie dei problemi o le responsabilità, e neppure indicano le soluzioni ed i percorsi di liberazione possibili. Generano solo impotenza, divisioni, passivismo, frustrazione, rabbia : esattamente ciò che serve al potere. Ciò accade perchè il monopolio informativo dei giornalisti –anche di quelli più critici ed “alternativi”- produce solo cronisti, cioè narratori di fatti e misfatti quotidiani- quando va bene – oppure censori, propagandisti ed imbonitori per conto dei poteri dominanti (piccoli o grandi).

Il problema epocale che abbiamo come cittadini del mondo è la impossibilità di conoscere- non tanto i fatti ed i misfatti quotidiani- ma la realtà del mondo, le cause e le responsabilità di processi che riguardano le vite di milioni e milioni di persone , le soluzioni possibili e necessarie per liberarsi e progredire. I poteri dominanti ci imbrogliano dicendo che la grande espansione dei mass-media consente una conoscenza più diffusa e più puntuale a miliardi persone. E’ vero il contrario, per una serie di motivi :

– E’ aumentata l’opacità e la segretezza dei processi decisionali che determinano le sorti dell’umanità ;

-E’ fortemente aumentata la censura, la falsità e la propaganda fuorviante dei mass-media dominanti che sono retti e controllati da pochi oligopoli padronali – anche criminali – e da due monopoli intrecciati : quello dei leader di partito sulla POLITICA e quello dei giornalisti sulla presunta “informazione”(disinformazione).

– E’ aumentata la verticalizzazione e l’autoritarismo delle decisioni e dei poteri su processi che contano, fino a raggiungere una vera tirannia applicata su larga scala con la forza delle armi, della repressione, dei ricatti, dell’imbroglio, dei capitali, della propaganda ideologica e mediatica.
– E’ aumentata la complessità e l’interazione tra fatti e processi che vengono presentati come scollegati, rac- contati da leader screditati ed ignoranti, interessati alle loro convenienze personali, anche le più ripugnanti.

– L’enorme quantità dei canali informativi, che noi sosteniamo con il nostro danaro e con l’ascolto , motore della pubblicità- sono un massiccio inganno quotidiano: le 2-3 fonti primarie ed i messaggi che ne escono sono omologhi e controllati dal potere dominante (imperialismo)

Perciò siamo sommersi da un flusso smisurato di messaggi unidirezionali e strumentali, diretto e control- lato dai poteri dominanti e dai monopoli citati, che ci impediscono di conoscere, ci imbrogliano e ci spingo- no a comportamenti quotidiani irrazionali e disumani vissuti come assoluti, inevitabili, immodificabili.

Ma anche quei pochi e coraggiosi che ci raccontano le nefandezze quotidiane dei potenti di turno- come Report e Presa diretta (RAI3), Marco Travaglio, Grillo ed altri – e che producono inchieste preziose non ci consentono di conoscere l’essenza dei problemi che ci affliggono (cause primarie, responsabilità, ecc.) nè le soluzioni liberatorie, necessarie e praticabili. Ciò accade –a mio parere- perchè i giornalisti – che hanno il monopolio della “informazione” di massa, stampata e audiovisiva, sono- nella migliore delle ipotesi- cronisti di fatti e misfatti quotidiani particolari- nella peggiore- imbonitori ed impostori al servizio dei poteri forti di ogni livello (grandi e piccoli). Quello che ci raccontano i migliori giornalisti sono solo le conseguenze inevitabili di cause, logiche e responsabilità di “sistema” che vengono omesse.

Ma come tuttologi superficiali e mediatori “estranei” non hanno alcuna conoscenza reale degli eventi che descrivono – con il parossismo dell’ascolto- nè alcuna cultura scientifica e tecnica dei problemi che affrontano con sfacciata disinvoltura ; si affidano ai commenti di politici, giornalisti ed “esperti” ai quali rivolgono domande frutto della loro ignoranza, e per le quali vogliono risposte in forma di spot. Il risultato di tutto ciò è la “non-conoscenza”, la confusione indotta, la strumentalizzazione di problemi e situazioni. In ogni caso, il loro sguardo distratto si ferma al fatto/misfatto di cronaca che fa “effetto” sul pubblico. Dunque solo il primo stadio informativo e conoscitivo che non investe cause e responsabilità primarie, soluzioni possibili, testimonianze vissute, vittime informate non “malleabili”.

Subire – come monadi isolate- migliaia di messaggi che denunciano truffe correnti , falsità, ingiustizie, corruzione, abusi, ricatti impuniti, privilegi di casta, imbrogli di ogni tipo, affarismo mafioso e politico, impunità dei potenti, scandali, significa provare rabbia , rassegnazione, frustrazione, ripudio , passivismo impotente. Una condizione nella quale ci mette appunto il potere dominante : se la accettiamo è segno che esso ci ha vinto definitivamente. Così capita a milioni di persone in buona fede. Una resa molto diffusa, ma ingiustificata, perchè il potere dominantepuò essere battuto,come esempi storici ed presenti dimostrano.

Come dovremmo reagire invece , individualmente e collettivamente? Serve la conquista di due beni essenziali – conoscitivi ed operativi – che ci sono stati sottratti :

1- Riappropriarci dei processi di conoscenza significativa e di comunicazione- intesa come scambio di messaggi tra soggetti informati che vivono uno stesso problema (grande o piccolo che sia) e come azione e comportamento attivo conseguente (etimologia del termine) . Per conoscenza significativa dobbiamo intendere quella che attiene alle cause ed alle responsabilità primarie dei processi che ci coinvolgono, alle soluzioni auspicabili , già praticate altrove o rivendicate dai soggetti che per esse lottano coscientemente.

La fonte principale e decisiva della conoscenza non è l’informazione- meno che mai se si tratta di un messaggio unirezionale, mercificato e propagandistico – ma la comunicazione orizzontale e paritaria ditestimoni (cittadini) che vivono la realtà dei problemi, li subiscono e lottano per superali.
Nonostante questa elementare verità , partiti, sindacati, associazioni, movimenti non hanno ancora messo nei loro piani di azione la conquista del diritto a comunicare ed a conoscere , pietra miliare della nostra Costituzione (art.21, 43 e titolo II^ ) e delle raccomandazioni dell’UNESCO (1984).

Accettando il monopolio anticostituzionale dei giornalisti, coloro che lottano contro il potere si gingillano con la “libertà di informazione” (slogan monopolistico) e si dividono nel tifare per questo o quel giornalista, come per questo o quel politico, perchè appaiono in TV. Perciò Internet – strumento di conoscenza e di comunicazione planetaria- è nemico dei poteri dominanti che tendono a censurarlo, minacciandone i comunicatori “non controllabili”. La comunicazione è anche l’unico strumento di controllo popolare dei poteri e di partecipazione diretta.

2- Riappropriarci di una unità popolare orizzontale che ci è stata sottratta dalla frammentazione delle sigle partitiche, sindacali, associative,ecc. Una unità che va costruita nel territorio (come i NO TAV), su problemi comuni, sulle soluzioni possibili , contro le controparti reali e le loro logiche aberranti.

Per territorio dobbiamo intendere il mondo, i Continenti, la Nazione… fino al Municipio di una città, ricostruendo le connessioni e gli interessi che legano questi diversi livelli territoriali.
E’ evidente che sigle partitiche ed elettorali – fasulle, affini e consociative – servono solo a dividere politicamente i cittadini, sul voto, sui comportamenti, sulle soluzioni, mentre i grandi problemi sono comuni a tutti i cittadini e, sempre più spesso, a tutti i popoli del mondo.

I Paesi che hanno conquistato una reale democrazia/sovranità popolare ci dimostrano che il sistema liberal-capitalista è una truffa ed un inganno, sia materiale formale.

La negazione impunita delle garanzie formali (storiche) delle Costituzioni nazionali in Europa (e non solo !), ci dimostra che esse sono solo la “foglia di fico” dell’imperialismo : non sono previste neppure sanzioni per tutti coloro che- giurando sulla Costituzione- la violano impunemente e sistematicamente.

Uno Stato lottizzato dai partiti (soggetti privati)- senza sovranità politica, militare, monetaria , mediatica e culturale – è solo strumento di sfruttamento e di oppressione capitalista, deputato a reprimere il dissenso, imbrogliare i cittadini, riscuotere gabelle dai più deboli, scatenare guerre di conquista, assecondare i potenti.

Nei Paesi di democrazia socialista – di ieri e di oggi – e di democrazia popolare la realtà è ben diversa.

In particolare, la Costituzione ed i diritti non hanno valore formale evadibile, ma valore materiale e concreto, come ci dimostrano gli indicatori sociali di quei Paesi.

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