I cadaveri sono di due fidanzati francesi. Prosegue l’inchiesta: ecco le 50 domande poste dal Gip ai periti

lo scoglio strappato dalla Costa Concordia

Identificati altri due degli ultimi otto corpi ritrovati il 22 febbraio scorso all’interno del ponte 4 della Costa Concordia. Si ritiene che siano i fidanzati francesi Michael Blemend e Mylene Litzler, ma si aspetta l’esame del DNA per la conferma.

Sono state sospese ieri sera e sono ancora interrotte le operazioni di recupero del carburante ancora contenuto nella sala macchine della Concordia. L’aumento del vento e delle onde non permette di andare avanti e i tecnici di Smit Salvage e Neri hanno riportato in porto il pontone Meloria, usato in questi giorni per aspirare il carburante.

Fino a questo momento sono stati recuperati 1.675 metri cubi di carburante. Quelli che restano, all’interno della sala macchine, sono i più complicati da raggiungere. In ogni caso non si registrano movimenti dello scafo né inquinamento in acqua. E un motopontone ha iniziato a trasferire via dalla nave una serie di materiali galleggianti e ingombranti, soprattutto facenti parte dell’arredamento della Concordia.

Ci sono novità anche sul fronte dell’inchiesta. Un lavoro complesso attende i quattro periti incaricati dal gip di Grosseto Valeria Montesarchio di fare luce sul naufragio della Costa Concordia. Tra i 50 quesiti vergati nelle nove pagine, non c’è soltanto la richiesta di decrittare il sistema Vdr, o scatola nera, ma anche l’esigenza di ricostruire minuziosamente l’incidente, la solidità della nave e il comportamento di ufficiali, equipaggio e unità di crisi di Costa nell’affrontare l’emergenza.

L’acquisizione dei dati registrati nelle parti del sistema che è stato possibile recuperare, era scontata. Immagini, suoni, conversazioni, urla, comportamenti che sono stati immortalati devono essere analizzati e messi in relazione con le dichiarazioni acquisiste. Ma il giudice si è soffermato anche sulla ricostruzione della rotta e delle competenze.

«Pianificazione, approvazione, inserimento e controllo della rotta pianificata, anche riguardo alle direttive impartite dall’armatore e alle disposizioni delle autorità marittime competenti, con particolare riguardo alla ‘navigazione turistica’» è il secondo dei quesiti proposti. «Quali e chi decise i comandi in plancia dalle 21 e che tipo navigazione è stata effettuata», è il primo degli interrogativi che il gip chiede nella sezione, la seconda, che riguarda la verifica dell’incidente.

Importante notare come il giudice abbia dato ampio spazio alla reazione della nave dopo la collisione, in particolare per quanto riguarda la galleggiabilità: «Chiarire l’estensione della falla, sia in profondità che in altezza e se questa possa avere compromesso irreversibilmente la galleggiabilità della nave». Dieci domande, dalla 30 alla 39, impegneranno i periti nell’analisi della costruzione e manutenzione della Concordia, se cioè possano essere ipotizzati «malfunzionamenti o difetti della compartazione stagna o delle pompe di esaurimento delle grandi masse».

Gli ultimi undici, dal 40 al 50, riguardano l’emergenza dopo la collisione. «Quando e quali comunicazioni sono partite dalla plancia dirette alle autorità, ai passeggeri e all’unità di crisi di Costa». Infine il gip ha chiesto se il sistema Vdr avrebbe potuto essere comandato da software esterni.

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