In una lunga intervista al settimanale francese “Paris Match” l’ex terrorista attacca: “mai stato un militante”

Cesare Battisti

Il ritorno dell’ex terrorista. Cesare Battisti si riprende la ribalta con una lunga intervista a Paris Match per presentare il suo nuovo libro e non risparmia critiche e attacchi all’Italia.

“Non sarò mai sereno”, confessa al giornalista francese, e parla dei motivi che l’hanno indotto a evadere dal carcere di Frosinone nel 1981 e a trascorrere tutta la sua vita da rifugiato politico all’estero, tra la Francia e il Brasile.

Battisti racconta i suoi anni di latitanza, la sua prigionia nel carcere brasiliano e l’angoscia di vivere tutta la sua vita così. Racconta che il giorno del suo arresto in Brasile è stata per lui una liberazione dall’incubo della latitanza forzata e poi comincia ad attaccare. Attacca l’Italia e accusa lo Stato e la politica di avergli rovinato la vita per nascondere i crimini e le stragi compiute dallo Stato.

Gli attentati e le stragi compiuti nel periodo più nero della storia d’Italia, gli “Anni di piombo”, le accuse inventate contro di lui e contro altri ex militanti politici perchè: “Questa gente nega. Lo Stato ha bisogno di pulirsi la coscienza e di riscrivere la storia. Tutti i giorni i gionali italiani mi trattano da assassino e terrorista”. Una verità, quella di Battisti, che fa a pugni con quella giudiziaria.

Ma non si ferma, parla anche della Francia. La considera il “suo” paese perchè l’ha salvato, l’ha accolto e non l’ha trattato da criminale. “Quando i francesi parlano di me mi definiscono ex-militante politico, non terrorista. Mi hanno permesso di rifarmi una vita”.

Non si è mai definito un militante politico, dice, ma “culturale”: “Non ho mai scritto niente di politico, la mia militanza risale a più di 30 anni fa, avevo solo 20 anni. Ero un ragazzino. Sono fuggito dalla prigione di Frosinone beffando tutti ma non ho fatto del male a nessuno, non ho sparato, non ho ferito guardie. Nessuno avrebbe avuto lo stesso riguardo nei miei confronti se fossi rimasto lì. Non sono mai stato nemmeno interrogato prima di essere messo in carcere”.

Alla domanda del giornalista: “Aspetta un’amnistia dall’Italia?” Battisti ci va giù pesante e si lancia in accuse allo Stato e nella difesa dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. “Dall’Italia non mi aspetto proprio niente, voglio solo vivere la mia vita, scrivere e pubblicare libri. Vorrei solo che l’Italia riconoscesse le sue colpe, le torture che ha commesso, i morti che ha sulla coscienza come disse una volta il Presidente Cossiga, che parlò di una guerra civile di debole intensità e fu preso trattato da pazzo quando disse che la guerra era finita e ognuno avrebbe potuto tornare a casa sua. Io ebbi il coraggio di attaccare i veri responsabili e divenni il capro espiatorio.”

Battisti condanna l’Italia per il suo non saper voltar pagina e lasciar perdere l’accusa che pende sulla sua testa: “Uno stato democratico e solido avrebbe già lasciato perdere la vicenda. La guerriglia c’è stata dappertutto, è partita nel 1968 dagli Stati Uniti, da Berkeley. Ma nessuno rivanga ancora quegli episodi”.

E poi continua a raccontare la sua vita, racconta che è povero e viene sostenuto da associazioni culturali brasiliane, che non vede quasi mai le suoe due figlie di 27 e 20 anni, ma soprattutto ricalca sul fatto che: “Je ne serais jamais serein”, io non sarà mai sereno.

© Riproduzione Riservata

Commenti