Lo “Zar” trionfa per la terza volta alle elezioni. Denunce di brogli in tutto il Paese. Zyuganov: “voto illegittimo”

Vladimir Putin

Lo Zar vince ancora. Vladimir Putin ha ottenuto l’obiettivo di ridiventare per la terza volta presidente della Russia al primo turno elettorale. A pochi minuti dalla chiusura dei seggi, gli exit poll assegnano al premier uscente il 58,3 per cento delle intenzioni di voto, 13 punti in meno del 71,3 per cento con il quale aveva trionfato nel 2004.

Il leader comunista Ghennady Zyuganov è al secondo posto con il 17 per cento e, a sorpresa, l’oligarca Mikhail Prokhorov quasi al 10 per cento. Partito da zero, il magnate è riuscito a concentrare parzialmente il voto di protesta, ottenendo un risultato superiore a quello conquistato in tornate elettorali passate da liberali più collaudati come Grigory Yavlinsky. Zyuganov ha ottenuto meno del suo partito al voto alla Duma del dicembre scorso, e ha già annunciato che non riconoscerà il risultato del voto: “E’ disonesto, illegittimo, non trasparente”. Il nazionalista Vladimir Zhirinovsky ha conservato il suo 8% e il socialista Serghei Mironov dall’ottimo 12% del suo partito Russia Giusta a dicembre si è ridotto a un misero 3%.

Lo scrutinio delle schede è appena iniziato, e dopo lo spoglio del 20% delle schede Putin ha il 62,5%, raccolto soprattutto in Estremo Oriente. Centinaia di giovani putiniani si apprestavano a festeggiare il trionfo del loro leader in una delle piazze centrali di Mosca, blindata nelle ultime ore da migliaia di poliziotti e mezzi militari. Gli osservatori hanno denunciato centinaia di casi di brogli, soprattutto le cosidette “giostre” con elettori da altre regioni che arrivano a votare organizzati in gruppo in seggi diversi da quelli di residenza, e girano più seggi per ripetere l’operazione.

Il presidente della commissione elettorale della regione di Mosca Irek Vildanov ha ammesso che decine di cittadini reclutati per queste operazioni gli avevano chiesto “in ginocchio” i certificati per votare fuori dal seggio di residenza, dicendo che altrimenti sarebbero stati licenziati. Diverse Ong e singoli oppositori hanno documentato questi episodi, ma la Commissione elettorale centrale ha già fatto sapere di ritenere le proteste inoltrate dagli osservatori indipendenti “parte di una campagna preorganizzata”. Le migliaia di web-cam installate su ordine di Putin in tutti i seggi della Russia comunque sono servite a qualcosa: il risultato elettorale in un seggio nel Daghestan è stato annullato già ieri, dopo che gli osservatori via internet hanno rilevato l’inserimento di decine di schede nelle urne da parte dei membri della commissione elettorale (qui il video della truffa).

La vera battaglia sulla regolarità del voto però si apre in queste ore, e condizionerà l’esordio del terzo mandato di Putin.

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