Il Cavaliere al congresso milanese del partito: “riforme dobbiamo farle noi, non Monti. Alfano? E’ bravissimo”

Silvio Berluscon

Rieccolo Silvio Berlusconi, nell’ennesimo atto di uno show fatto di annunci, avvertimenti e sogni proibiti.

«Angelino Alfano è bravissimo. Si mangia a colazione, pranzo e cena, tutti i segretari che sono in campo»: così Silvio Berlusconi ha smentito di avere dubitato delle capacità del segretario del Pdl parlando al congresso milanese del partito. Iniziando a parlare Berlusconi ha spiegato che il suo non sarebbe stato un intervento politico «ma un saluto perché abbiamo un grande segretario delegato agli interventi politici e a segnare la linea». Il presidente ha anche fatto proiettare l’intervento con i giornalisti che ha fatto a Bruxelles per sottolineare di non avere «mai detto nulla» su Alfano.

«Non cambio il partito, forse cambio il nome». Berlusconi ha negato di voler cambiare il partito, ma ha detto che si sta pensando a cambiare nome. «Saremmo matti a fondare un altro partito – ha detto – Tutti insieme per l’Italia è una bellissima idea di Giuliano Ferrara. Io non ho partecipato». Berlusconi ha detto di avere sentito il giornalista al telefono e avergli detto che «di tutto c’è bisogno tranne che di un altro partito». Il presidente ha spiegato che si sta valutando «l’opportunità di cambiare il nome perché c’è l’acronimo Pdl, e al sud ci si mette anche l’articolo “la”, diventa “La Pdl” e ci è sembrato che non commuova. Ce lo domandiamo e al prossimo congresso nazionale porteremo all’attenzione dei congressisti le proposte».

Silvio Berlusconi è tornato a ripetere che l’Italia è un Paese ingovernabile e ha detto che la decisione di fare un passo indietro è stata presa sperando che con un governo tecnico «si possa discutere con l’opposizione di una modifica dell’architettura istituzionale. Su questi temi la trattativa sarà condotta da Alfano». 

Berlusconi ha fatto un appello all’unità dei moderati , senza mai citare Casini o l’Udc, che proprio con il suo leader ha celebrato in città il congresso regionale. Ha però sottolineato che chi divide i moderati «è colpevole di un fatto gravissimo», cioè «dare una possibile vittoria alla sinistra. Sappiamo bene che i moderati sono la maggioranza in Italia dal ’46 purché non si dividano». E quindi quel moderato che magari resta dentro l’alveo dei moderati in Europa ma non in Italia «è colpevole di un fatto gravissimo, poter dare con questa divisione da lui voluta una possibilità di vittoria alla sinistra che sarebbe sempre in minoranza nel Paese».

«Gli italiani votano male perché frazionano il voto: un 5% a Grillo, un 7% all’Idv, un 9% a Bossi». Secondo il presidente del Pdl, in questo modo resta solo un 25-30% di voti per i due partiti più grandi che si devono alleare con quelli minori. «E i partitini – ha aggiunto – non si fondano su valori ma sull’autoreferenzialità dei singoli leader. Quando c’è la riforma della giustizia intervengono nella discussione prima del Consiglio dei ministri e prima della discussione il disegno di legge è inquinato da interventi diversi delle forze politiche minori».

«La Corte costituzionale non è più un organo di garanzia, ma politico – sostiene Berlusconi – Il motivo per cui è in queste condizioni è perché tre presidenti della Repubblica appartenenti alla sinistra hanno indicato persone appartenenti alla sinistra, e quindi ora nella Corte ci sono undici membri di area della sinistra contro 4 del centrodestra e sappiamo come funziona in casa sinistra dove c’è una disciplina che non c’è nel nostro campo. E quindi succede che dal 2005 al 2010 hanno abrogato 214 volte leggi o parti di legge. Negli Stati Uniti è successo solo 7 volte. Si può governare un paese in queste condizioni?».

«Una delle cose che bisogna fare oggi in Italia è portare avanti una legge che deve toglierci dalla barbarie sulle intercettazioni telefoniche. Non è un Paese libero e civile quello dove chi parla al telefono rischia di veder pubblicato e a conoscenza di tutti ciò che ha detto. La Costituzione è chiara ma non è applicata, sancisce infatti «l’inviolabilità della corrispondenza e delle nostre conversazioni».

Una delle questioni che si dovrà affrontare nel Paese ora riguarda la legge elettorale. Secondo Berlusconi «la legge dipende da quali saranno gli accordi e le possibili alleanze delle varie forze politiche».

«Non è Monti, siamo noi che dobbiamo farle» ha detto poi Berlusconi tornando a parlare delle riforme all’uscita del ristorante Giannino dove oggi ha pranzato con una trentina di giovani, i due candidati alla segreteria milanese del Pdl (Pietro Tatarella e Giulio Gallera), il coordinatore regionale Mario Mantovani e il vice Viviana Beccalossi. «Si possono fare le riforme – ha spiegato – restando ciascuno con la sua identità».

© Riproduzione Riservata

Commenti