Gli interessi di parte e la violenza organizzata non possano paralizzare strategie e obiettivi di un Paese

gli scontri tra Polizia e No Tav

No ai termovalorizzatori ieri, No alla Tav oggi. Due facce della stessa medaglia: il progresso, il lavoro, lo sviluppo e l’ordine del Paese in ostaggio di alcuni terroristi urbani lasciati impuniti.

L’anno scorso nel napoletano, per motivi definiti di Camorra mascherati come diritti di pochi cittadini — a svantaggio di tutta la comunitá locale, della Regione e dell’Italia — alcuni agguerriti manifestanti hanno usato violenza, vandalismo e terrore per fermare gli inceneritori con recupero energetico (termovalorizzatori) indispensabili per smaltire i rifiuti.

Quest’anno nel torinese un altro gruppo di manifestanti egualmente agguerriti e violenti non ha esitato a vandalizzare, a bloccare le autostrade, i lavori in corso ed il progresso in nome di qualcosa non molto chiaro, ma forse collegato ai rimborsi per l’esproprio dei terreni e agli appalti per la realizzazione della ferrovia per i treni ad l’alta velocitá (Tav).

Le azioni di guerriglia dei No Tav riguardano il segmento Lione-Torino da aprire nel 2023 per chiudere il “Corridoio 5” che da Lisbona (Portogallo) porta a Kiev (Ucraina). La Val di Susa é la piccola area in cui sorge il cantiere per eseguire i lavori nel segmento italiano (quello francese è ben avviato).

Di tutto ció, la parte che suscita sgomento é osservare come gli interessi di parte (di natura dubbia) possano fermare non solo il progresso e lo sviluppo di un paese, ma anche andare contro la salute (la Tav riduce il traffico dei camion) e l’occupazione con tanto di benedizione da parte della sinistra e dei sindacati.

Anche senza sospettare azioni malavitose e sposando la tesi sconsiderata dei No Tav, con opposizioni di questo tipo le grandi opere del passato non sarebbero mai state realizzate.

Come ho avuto occasione di scrivere tempo fa, basti ricordare le manifestazioni per fermare i lavori per la creazione di Central Park a New York City nel 1853. Ciò che oggi viene considerato “il polmone” di Manhattan originalmente venne visto come uno spreco di danaro e un danno alla popolazione (oltre 1.600 persone vennero fatte sloggiare).

Ma non solo, il costruttore più denigrato della storia di New York, Robert Moses, è oggi ricordato come il pioniere delle infrastrutture che hanno reso Long Island, la periferia di New York City, piú vivibile, contribuendo a far diventare la metropoli il centro del mondo (il Palazzo di vetro dell’Onu del 1952, il ponte di Verrazzano del 1964, giusto per citare due dei suoi tanti progetti).

Per l’Italia basti ricordare come lo stop nel 1997 ai lavori della fibra ottica a copertura nazionale (il progetto Socrate) abbia fatto ritardare lo sviluppo nel Paese della banda larga. L’ironia è che,
confrontata ai costi attuali, la spesa originale di circa 300 milioni di euro, sarebbe stata modesta. E che dire dell’opposizione alla Tv a colori degli anni ’70?

Naturalmente opporsi al progresso non è una cosa nuova, esiste da quando l’uomo ha scoperto il fuoco ed i motivi possono essere ideologici, religiosi, sociali, economici, criminali o anche
semplicemente per paura. Ma, alla fine il progresso avanza, solo che il ritardo lo si fa pagare prima ai contemporanei, poi alle nuove generazioni.

[dailymotion]http://www.dailymotion.com/video/xp5unw_servizio-pubblico-le-immagini-della-guerra-in-val-di-susa-e-la-parola-di-pierluigi-bersani-01-03-12_news[/dailymotion]

© Riproduzione Riservata

Commenti