Altra “farsa” di Monti. Sulle licenze tassisti decideranno ancora i sindaci, influenzabili dalle logiche elettorali

le nuove licenze per i taxi

Le rivoluzioni annunciate, vantate e preannunciate dal professore Monti sembrano sempre più una pura illusione e un gioco di prestigio in stile mago Silvan. L’ennesimo esempio di ciò arruva dal decreto sulle liberalizzazioni.

La versione ripetuta dal governo è: ‘l’impianto del decreto ha retto’, ma ci sono aspetti che non tornano. Certamente il caso più eclatante è quello dei tassisti, perché alla fine è passata esattamente la linea che volevano loro.

Questo – spiega il giornalista Franco Stefanoni su “Cadoinpiedi” – è forse il punto in cui si è mostrata maggiore debolezza. Poi, con i farmacisti si è trovato un compromesso: il decreto inizialmente fissava a 3000 abitanti la soglia per aprire una farmacia, mentre l’Ordine dei farmacisti voleva spostarla a 3500 e anche oltre, perché più si alzava questo limite, meno sarebbero state le farmacie nuove.

Alzare l’asticella da 3 mila a 3300 è una scelta di compromesso. Inoltre, i parafarmacisti potranno avere qualche vantaggio nel competere in questi concorsi che ci saranno per le Regioni. Infine, in linea generale, ad oggi il preventivo obbligatorio è stato eliminato dal decreto, e questo vale non solo per gli avvocati ma per tutte le categorie. Sebbene in effetti per talune prestazioni sia difficile quantificare prima il costo, questa misura poteva dare ai consumatori una maggiore garanzia sui prezzi da pagare. Questo margine è saltato, i professionisti continueranno a fare come prima.”

Molti hanno rilevato che il provvedimento non tocca i potentati economici, e soprattutto le banche.

“E’ vero, perché si potevano fare una serie di cose che non sono state neanche proposte. Tuttavia, ad oggi, è passata la linea del non fare pagare commissioni ai pensionati che incassano una pensione inferiore a 1500 Euro. Poiché non si potrà più ritirare la pensione in contanti, com’era in passato, l’uso molto più diffuso delle carte di credito per queste persone con redditi bassi sarà gratuito; parimenti, si potrà fare benzina con un tetto di 100 Euro, pagandola con la carta, senza avere commissioni. Malgrado il pressing fatto sul Governo in questi giorni dall’Abi, secondo cui questa gratuità diffusa nei servizi avrebbe causato un danno miliardario, le banche su questo hanno perso una battaglia. Ho visto anche che non sarà obbligatorio aprire un conto corrente nella banca presso cui si è acceso un mutuo, ci saranno più polizze proponibili per i mutui…Non è molto, ma è già qualcosa.

Va ribadito, comunque, che la maggiore debolezza c’è stata altrove. Se c’era una novità importante, era quella della creazione di una Authority cui sarebbe spettato decidere se, come e quando dare le licenze dei taxi. Non è più così, resta tutto come prima: saranno ancora i sindaci, influenzabili da logiche locali, elettorali, a decidere, quindi il numero delle licenze alla fine rimarrà lo stesso. La rivolta dei tassisti ha pagato ancora una volta, come ai tempi di Bersani.”

Da Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà aveva parlato di un risparmio di 18 miliardi di euro con le liberalizzazioni, una cifra pari all’1,5% del Pil. E’ una stima realistica anche con le modifiche apportate al decreto? Quali saranno i vantaggi economici reali?

“Negli ultimi due mesi sono fioriti i calcoli, Confindustria, Banca d’Italia, Ocse, si sono scatenati a tirare fuori delle valutazioni, ma sono cifre a mio avviso non del tutto attendibili.
Vantaggi ce ne saranno sicuramente, se mettiamo insieme una serie di elementi: la possibilità per i negozi di aprire di più, gli abbassamenti dei prezzi qua e là, l’assenza di commissioni per alcune categorie, la benzina che potrà essere fatta senza costi aggiuntivi per certe cose, la facoltà per i distributori di rifornirsi almeno in parte più liberamente abbassando i prezzi, il maggior numero di farmacie, cui sperabilmente potrà accompagnarsi una concorrenza su certe tipologie di farmaci.

Certo, l’economia non si riprenderà soltanto grazie a questo, è una stampella che serviva a Monti per poter dire che riusciva a toccare certe categorie. In realtà, il grosso della manovra sta da altre parti, i capitoli più sostanziosi come sappiamo sono le pensioni, l’evasione fiscale, la riduzione della spesa. Vedremo cosa succederà poi con il Decreto sulle semplificazioni.”

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