Quando finisce una storia, abbandoniamoci pure al dolore ma anche le lacrime hanno poi una scadenza

i traumi di un amore che finisce

Niente dura per sempre, nemmeno il “mal d’amore”. Anaffettivi a parte e super-uomini estranei al sentimento, l’argomento ci tocca da vicino perché tutti, prima o poi, si sono trovati a smussare le punte acuminate di un cuore spezzato.

E’ come un trattamento post-sbornia, un pozzo di sconforto da cui lentamente si deve risalire. Non esiste una bacchetta magica che ci liberi dall’incantesimo o un trattato da cui attingere informazioni, ma solo tempo e un nuovo amore. E poi “La cavalcata delle valchirie “ può sicuramente servire.

Ma ci sono delle cose assolutamente da evitare se si vuole salire dal fondo del pozzo in cui si è bruscamente caduti!

1.Evitare e sottolineo evitare l’autocommiserazione, ovvero macerare la pena annaspando in fumi di alcol in modo da “puzzare come le capre”.

2. Piagnucolare in pubblico raccontando ad ogni persona, soprattutto quelle appena conosciute, chi è la “stronza”/o che ti ha “segato” il cuore.

3. Mai vendicarsi. Dopo che ci siamo vendicati siamo ancora più ossessionati da chi ci ha abbandonati: non a caso l’odio crea più dipendenza dell’amore. Occorre invece forza di volontà. Abbandoniamoci pure al dolore ma solo per un po’, del resto le lacrime così come il dolore hanno una scadenza.

Dobbiamo convincerci che prima o poi passa tutto, trovarci un nuovo amore, magari meno problematico, meno effimero, meno a “senso unico” e continuare a goderci quello che ci piace nella vita, senza stare h24 a pensare al lui/lei che non ci ha dato la giusta importanza.

L’amore, è vero, crea addiction, rimbambimento, una sorta di alienazione mentale decisamente meravigliosa che vale la pena vivere. Del resto, come diceva Faulkner: “Tra la pena e il nulla preferisco la pena”. Anch’io.

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