Un flusso di 250 miliardi di euro e 130 mld di liquidità disponibile: soldi dei cittadini che finiscono nei mercati

i risparmi degli italiani

Crisi del debito, crisi economica e finanziaria, austerity: modi diversi per declinare un nuovo comando dei grandi capitali finanziari sulla società e la vita delle persone.


“Non ci sono più soldi” è il nuovo mantra per giustificare lo smantellamento dei diritti e la privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali.

E invece i soldi ci sono. Tanti e più che sufficienti per invertire la rotta ed impostare un nuovo modello sociale, basato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla riconversione ecologica dell’economia. Dodici milioni di persone affidano i propri risparmi a Poste Italiane, attraverso i libretti di risparmio postale e i buoni fruttiferi postali.


La massa di questi risparmi viene raccolta dalla Cassa Depositi e Prestiti, che, dalla sua nascita nel 1860 e fino al 2003, li utilizzava per permettere agli enti locali territoriali di poter fare investimenti con mutui a tasso agevolato.

Nel 2003, la Cassa Depositi e Prestiti è stata tramutata in società per azioni e nel suo capitale societario sono entrate (30%) le fondazioni bancarie. 


Da allora, la Cassa Depositi e Prestiti si è progressivamente trasformata in una merchant bank che continua a finanziare gli enti locali ma a tassi di mercato e che investe in diversi fondi con finalità di profitto. La massa di denaro mossa annualmente dalla Cassa Deposti e Prestiti è enorme: 250 miliardi di euro, con una liquidità disponibile di 130 miliardi di euro.

Sono soldi dei cittadini, ma l’unica voce in capitolo sulla loro destinazione è quella dei mercati.
Sono soldi con cui si potrebbe immaginare un futuro socialmente diverso, ma l’unica attuale finalizzazione è la produzione di profitti.

Riappropriarsi collettivamente di questo denaro diviene la pre-condizione per poter indirizzare e adeguatamente finanziare il cambiamento necessario, immaginare un’altra uscita dalla crisi, rendere effettiva la ripubblicizzazione di beni comuni come l’acqua, realizzando concretamente quanto deciso dalla maggioranza assoluta del popolo italiano con la straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011.

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