Inganno decennale sulla tassa di Stato. Gli italiani pagano un tributo evaso in realtà nel 43% dei casi

la verità sul canone Rai

Siamo sommersi da una montagna di falsità, ipocrisie, strumentalizzazioni, che i mass-media diffondono ogni giorno per ingannarci e depistarci.

Un esempio vergognoso ed incredibile è quello che riguarda i canoni radiotelevisivi che, strumentalmente vengono confusi e nominati solo come “canone RAI”. Una grossa e decennale menzogna ormai di senso comune, senza alcuna denuncia dei diretti interessati : lo Stato, la RAI, i lavoratori ed cittadini che pagano una tassa evasa per il 43% dei casi (740 ml euro/anno).

1. Realtà, menzogne ed omissioni pianificate. Innumerevoli sentenze hanno stabilito che il cosiddetto “canone RAI” non è altro che una tassa statale nominativa- riferita al capo-famiglia- dovuta alla possibilità di ricevere programmi radiotelevisivi da parte di qualsiasi gestore concessionario (pubblico o privato che sia). Come per ogni altro servizio , quello radiotelevisivo- che usa radiofrequenze bene pubblico limitato e che costa molto – è disponibile per la quasi totalità della popolazione italiana che lo utilizzano (in casa o all’aperto).

Ma mentre per altri servizi – pubblici e privati- l’utente è individuato univocamente e quindi è costretto a pagare, nella TV in chiaro via etere l’utente non è individuato e può sempre dire di non possedere apparati riceventi (tanto più che i controlli o non esistono o sono più difficili ) In questo modo l’evasione del canone radiotelevisivo –detto strumentalmente“canone RAI “- è stratosferica e cresce di continuo : 43% medio delle utenze nel 2011 (era del 22% nel 2005) con punte del 90% : importo stimato di 740 milioni di euro/anno.

La tassa statale è legata al possesso del televisore o dei decoder digitali –terrestri o da satellite –posseduti dall’utente. Chi non paga il canone radiotelevisivo – 112 euro/anno nel 2012 , uno dei più bassi in Europa– non avrebbe diritto di ricevere alcun programma radiofonico o televisivo, da alcun gestore. Si tratta di una stima per difetto.

Una tale scandalosa e tollerata evasione chi penalizza? In primo luogo lo Stato che dovrebbe riscuotere questa tassa evasa + l’IVA- 270 ml /anno ; poi la RAI, incaricata dallo Stato di riscuoterla e girarla- in larga misura- alla RAI stessa (1,5 ML di euro nel 2011). La somma viene data alla RAI – e non ai concessionari privati- perchè essa ha un tetto di pubblicità imposto per legge ; perchè ha una serie di oneri ed obblighi di concessione (contratto di servizio ) che i privati non hanno; perchè è un servizio pubblico , generalista in chiaro (non criptato) di valore costituzionale , con precisi vincoli di qualità e quantità dei programmi; perchè – unico gestore- offre programmi e servizi specifici –molto onerosi – in ogni Regione italiana. La RAI non ha pay TV.

Gli altri danneggiati sono i lavoratori e gli utenti paganti , penalizzati per più motivi : minori investimenti produttivi , tagli occupazionali e salariali , deficit di bilancio, maggiorazione del canone, ecc. Gli esuberi di lavoratori RAI (400 ?) dipendono anche dall’evasione del canone, per non parlare dell’indotto.

Chi sono invece i beneficiari di tutta questa fasulla impostazione di sistema? E’ facile dimostrare- dati alla mano- che si tratta in primo luogo di Berlusconi/Mediaset (leggi craxiane e successive) e poi di pochi altri monopoli commerciali , come Sky e la 7.

Infatti il tetto pubblicitario imposto alla RAI “a tavolino”, con un canone “fermo”(meno dell’inflazione), libera enormi quote di pubblicità per i monopoli privati , alimentati da pubblicità e da canoni di pay-tv ben superiori a quello concesso alla RAI (almeno 29-33 euro /mese, contro 9,3 euro/mese).

Inoltre questi introiti privati crescono ben più di quelli RAI : rappresentano oggi il 45 % del totale per la pubblicità e del 36% per la pay TV, contro il 19% del cosiddetto “canone RAI”.
Eppure i cittadini italiani- grazie alle falsità mediatiche e alle campagne contro il “canone RAI”- inveiscono solo contro questo canone (che intanto evadono), mentre pagano somme salatissime per pubblicità (che si scarica sui prezzi di merci e servizi) e per i canoni di pay TV (considerati “naturali ed intoccabili”).

L’introito pubblicitario (2,7 ML/anno = 63% del totale per Mediaset) è più rapido e sicuro, è legato alla ideologia commerciale degli investitori, è sellettivo. Invece il governo ricatta la RAI anche sul canone. Perciò Berlusconi – massimo beneficiario della pubblicità, invita gli investitori a boicottare la RAI, che pure controlla , ma che ha tutto l’interesse a marginalizzare e degradare. Dal mercato pubblicitario la RAI – con il massimo ascolto medio- ricava meno di 1 MLD/anno di euro ; la 7, 163 ml; Sky, solo 33 ml (riceve cioè quasi tutto dai suoi abbonamenti pay TV, per programmi ben più appetibili di quelli Mediaset).

Se il sistema TV italiano dovesse ripartire la pubblicità secondo le quote di ascolto (concorrenza), Mediaset perderebbe un paio di miliardi di euro/anno a vantaggio della RAI. Il “canone RAI” potrebbe abbassarsi notevolmente per compensare solo i maggiori oneri che il servizio pubblico ha rispetto ai privati.

In questi giorni, i mass-media e qualche associazione dei consumatori stanno protestando perchè il governo intende imporre una tassa – che ancora viene falsamente chiamata “canone RAI” – per i possessori di apparati multimediali che consentono la ricezione di programmi audiovisivi su PC, smart-phone e simili.

E’ chiaro che il problema si pone, in analogia con il “canone radiotelevisivo”tradizionale : la questione va risolta in modo equo e razionale perchè i fornitori di contenuti (film, documentari, video ed altri servizi) reclamano un rientro per le spese sostenute. Qui si apre un grande dibattito politico sull’uso di internet e delle sue applicazioni , sulla sussistenza dell’anacronistico “diritto d’autore” e su altre complesse questioni che questo testo non tratta, per brevità.

2. Quali soluzioni sono necessarie e possibili. Il sistema radiotelevisivo italiano (via etere) è radicalmente anticostituzionale, monopolistico e berlusconizzato. Sul sito –www.forumdac.it- si trovano proposte, qualificate e praticabili, per riportarlo a legittimità costituzionale, nell’interesse dei cittadini, dei lavoratori e del Paese.

La RAI – servizio pubblico da rifondare- e l’emittenza comunitaria dovrebbero essere centrali nel sistema, come accade in Europa. Putroppo dalla Unione europea dei banchieri/mercanti noi prendiamo solo i vincoli e le truffe del DEBITO, della MONETA e dell’ EURO, cioè solo i danni per i popoli, mai gli esempi più accettabili ed evoluti. Monti parla di equità, legittimità e sviluppo, ma persegue l’esatto contrario.

Per rimanere al tema specifico del “canone radiotelevisivo”, le soluzioni possibili e necessarie ci sono- anche se sempre volutamente ignorate- basta volerle praticare concretamente.

Alla RAI basterebbe un programma di pochi minuti per spiegare la situazione qui descritta che gli esperti conoscono ; non lo fa perchè è berlusconizzata da almeno 20 anni ! Nè i partiti nè i sindacati confederali o RAI spiegano l’imbroglio. Perciò conduttori , giornalisti, politici di diverso colore – perfino dagli schermi TV della RAI – irridono o criminalizzano il “canone RAI” una “gabella ingiusta che i privati non hanno, per cui l’utente vede i programmi privati gratis”(!?).Una balla colossale impunita e reiterata !

Il problema non è solo della RAI, ma dello Stato che attribuisce concessioni radiotelevisive e risorse. La RAI – servizio pubblico con contratto di servizio- dovrebbe solo documentare la spese sostenute e ricevere in cambio le risorse necessarie: l’evasione va addebitata allo Stato e alle Regioni, non al gestore pubblico.

Vogliamo o no eliminare almeno l’evasione del canone radiotelevisivo? Intanto il pagamento del canone radiotelevisivo deve essere invocato, perseguito e reclamizzato da tutti i gestori radioTV che trasmettono programmi, perchè l’evasione comporta la perdita del diritto di ricezione e perchè comporta un minore introito totale del sistema radioTV , con danno di tutti i gestori. Se i decoder digitali –terrestri e da satellite – avessero una doppia scheda, una per gli abbonati alla TV in chiaro e l’altra per i programmi criptati, l’evasione non potrebbe verificarsi.Ma questo non si è fatto nè si fa.

Ragioniamo allora sul presente. Le soluzioni sono molte, ma non vengono neppure citate :

– basta convertire il canone radiotelevisivo in una tassa specifica che si paga con la bolletta elettrica, quale che sia il gestore che la emette. Se un utente “elettrico” dice di non voler ricevere programmi TV, lo Stato deve intervenire, rimuovere mezzi ed antenne riceventi , controllare senza preavviso che l’utente non riceve programmi di qualsiasi tipo da qualunque gestore. Si verifica invece che utenti abbonati alla pay TV non pagano il canone radiotelevisivo : basta incrociare i dati per scoprire la truffa e l’evasione.

– esistono oggi diversi modi ed apparati per ricevere wireless (senza fili) programmi audiovisivi di qualsiasi tipo, programmi che costano ai fornitori di contenuti , tanto più se qualificati , ed ai gestori delle reti.Chi deve pagare questi costi ? Lo Stato in toto , la pubblicità, oppure deve esserci una quota di canone da addebitare alla famiglia per un servizio comunque fruibile in modo poco controllabile ? Se una famiglia non ha dispositivi di ricezione, deve dimostrarmelo concretamente e perennemente : se invece imbroglia deve subire pesanti sanzioni che servano a scoraggiarne la truffa. E’ giusto che aziende,Enti, uffici commerciali, alberghi – con lauti profitti e molti punti di ricezione- abbiano la possibilità di evadere senza problemi ?

– la radiodiffusione e la comunicazione è un bene comune e pubblico, costoso servizio essenziale ai sensi dell’art.43 della Costituzione, diritto umano e sociale primario ed inalienabile. Lo Stato deve assicurarlo a tutti i cittadini , in particolare a quelli con reddito basso o nullo. E’ allora giusto che la tassa radiotelevisiva sia pagata in modo progressivo, in rapporto al reddito, come già accade per la sanità, per la scuola, per i trasporti, per i redditi, ecc.

Si tratterebbe di una tassa unica familiare, quale che sia la modalità di fruizione (in casa o fuori), che potrebbe essere inclusa nell’IVA o nei prezzi di vendita di prodotti e servizi audiovisivi. In questo campo, gli introiti da pubblicità TV – 4,3 MLd di euro/anno- e quelli di pay TV consentono di ridurre drasticamente – fino ad annullare- il canone-base di un servizio universale essenziale e globale.

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