Il web è una grande risorsa ma diventa inutile e banale se viene utilizzato per notizie “spazzatura” o speculazioni

i social media

Non so voi, ma provo una profonda irritazione ogni volta che mi collego a “Libero” o a qualche altro motore di ricerca e vedo che l’informazione italiana è tutta concentrata sulle vicende del signor Schettino o della velina di turno, a cui si è alzata la gonna.

Sia ben chiaro la mia indignazione non è quella di un moralista, ma di un cittadino che si aspetterebbe che i mezzi di informazione, i cosiddetti intellettuali parlassero e si occupassero di ben altro che di morti, amori e naufragi.

Che informazione è mai quella in cui si parla del nulla, in cui non si discute  e dove la notizia del giorno è Whitney Houston che è nella bara? Che informazione è quella in cui la scottante questione del lavoro e della disoccupazione è ridotta al sondaggio se si è favorevoli o no al posto fisso?

La rete è una grande risorsa se è il luogo di incontro di soggettività diverse, se consente la possibilità di divulgare idee e contenuti che altrimenti non sarebbero noti se non a pochi eletti, ma diventa inutile e banale se imita, per avere più lettori e  più pubblicità, il modello della televisione spazzatura.

Si corre il rischio che dal nefasto potere mediatico della televisione si passi a quello di internet e che sul lungo termine si abbia –mi si consenta l’uso del  neologismo!– una vera e propria internetcrazia.

Forse ad alcuni la mia visione delle cose sembrerà troppo rigida, ma ripeto il mio non è affatto il punto di vista di un moralista e, mai impedirei a chi vuole interessarsi alle gonne delle veline che si sollevano di farlo, ma provo un profondo senso di scoramento a pensare che la forza pervasiva dei media e dell’informazione non sia nella capacità di veicolare contenuti e  un’idea di società, ma nella possibilità di avere più pubblicità.

Nel dire questo non mi sfugge che i giornali e la rete vivono di pubblicità, ma chi fa informazione non può ridurre il discorso sull’informazione ad un discorso solo di  lettori e pubblicità. Non si può e non si deve dimenticare che alla base di ogni tipo di informazione ci deve essere un’idea di vita e di mondo.

Un’idea di vita ispirata solo al dio denaro produce il nulla,cioè il baratro in cui noi siamo precipitati e da cui potremo uscire solo se avremo il coraggio di ammettere che delle buone idee, una visione onesta della vita va veicolata e  diffusa per il suo intrinseco valore e non solo perché ci fa guadagnare più soldi.

Noi siamo in crisi non solo perché c’è una congiuntura negativa, ma perché non abbiamo più idee e perché  pensiamo che il fallimento o il successo  sia tutto nella quantità di soldi che si possiede.

Siamo in crisi perché nel nostro mondo la cultura e le idee non contano più e soprattutto non vogliamo sforzarci di pensare ed elaborare soluzioni diverse ai nostri problemi.

E certamente non usciremo dalla crisi continuando ad addormentare le coscienze parlando dei matrimoni dei principi o dei vip, martirizzando prima in televisione e ora sulla rete poveri uomini e donne che sono morti in circostanze drammatiche, imbastendo tribunali mediatici per  stabilire se il signor Schettino è una brava persona o un criminale.

Sono fermamente convinto che l’informazione ridotta ad un quotidiano rotocalco di cronaca rosa e nera sia il sintomo della decadenza che ha investito il nostro paese e che dobbiamo a tutti i costi uscire da questo circolo vizioso.

Ed almeno io non ne posso più ed ho l’orticaria a sentir parlare di vite di fantomatici eroi e semidei del mondo dello spettacolo.

Quando mi collego ad internet vorrei leggere cose interessanti e costruttive; e se ciò non è possibile – parlo per me ovviamente!- preferisco in tutta onestà rifugiarmi nelle pagine di un buon classico, che sarà anche  passato di moda, ma qualcosa da dirmi sulla vita ce l’ha ancora.

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