La Corte dei Conti: “Malaffare dilagante. Danno da 60 miliardi. “Frenare le consulenze e troppi emendamenti”

la corruzione non si ferma

E menomale che Tangentopoli è finita… La corruzione invece continua eccome: costa all’Italia 60 miliardi all’anno, la metà dell’intera Ue, ma chi sottrae denaro pubblico, alla fine dell’iter giudiziario, è condannato a pagare (in totale) solo 15 milioni di euro. Dati dello scorso anno.

E se ai danni derivati dalla corruzione si sommano quelli legati all’evasione fiscale, il quadro è ancor più fosco: solo per l’Iva, allo Stato viene sottratto il 36% di quanto dovrebbe incassare. Fa peggio di noi, ma di poco, solo la Spagna.

Sono dati più che preoccupanti quelli forniti dal presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, alla presenza di Napolitano, ma non sono i soli.

L’essere percepiti dai mercati come Paese non degno di fiducia e di investimento a causa della corruzione è minaccia alla libertà d’impresa, perché «stringe come una morsa la crescita»: «freni» simili a quelli che impone la criminalità organizzata.

Per questo si dovrebbe operare come fatto contro la mafia. In un Paese dove «illegalità, corruzione e malaffare hanno dimensioni di gran lunga superiori» a quanto emerge, la lotta che attende lo Stato è enorme: si deve, infatti, anche colpire lo sperpero del denaro «dei cittadini», che viene delapidato dagli enti pubblici trasformati in società per creare «gusci artificiosi».

I governi non hanno fatto, poi, valutazioni successive alle spese affrontate, così non si ha il quadro del rapporto tra entrate e uscite. C’è anche la piaga delle consulenze esterne, una «spina» per l’amministrazione pubblica, perché spesso si privilegiano gli interessi «personali», della casta, e non quelli del Paese.

È lungo l’elenco delle storture relative alla gestione della finanza pubblica, ma il presidente ha anche guardato avanti. Ha detto che il 2011 sarà ricordato per l’«affanno» della crisi, ma che gli sforzi che si stanno facendo dovrebbero «bastare, allo stato dei fatti e secondo i nostri calcoli», per raggiungere il pareggio di bilancio il prossimo anno. Forse non ne è intimamente convinto, perché ha riflettuto prima di rispondere e perché è caduto in un lapsus (freudiano?): «Nel 2014… no nel 2013». Molti i politici che hanno condiviso la fotografia della Corte, ma qualcuno come Vendola pensa che la lotta alla corruzione si stia arenando in Parlamento.

Si riferiva allo slittamento, chiesto dal governo, dell’esame della legge anticorruzione previsto per il 27 febbraio, ma che è stato portato a metà marzo. È uno spostamento «molto contenuto», ha detto il ministro Paola Severino, convinta che «partire qualche settimana dopo, con il piede giusto e con il testo più completo, è un risparmio di tempo». Ha poi anticipato che il governo non proporrà un nuovo testo perché è favorevole alla linea di quello in esame, che lega strettamente repressione e prevenzione.

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