Il processo al procuratore di Messina inizia a rilento e l’eurodeputato, intanto, punta l’indice anche sul figlio

Sonia Alfano, eurodeputato dell'Idv

Non decolla il processo al procuratore generale Franco Cassata, imputato a Reggio Calabria per la vicenda Parmaliana, il professore di Terme Vigliatore morto suicida il 2 ottobre 2008.

A tal proposito continua, con ammirevole coraggio ed assoluta determinazione, la battaglia dell’eurodeputato Sonia Alfano.

Riportiamo in tema un articolo pubblicato sul sito amico “Normanno.com” dalla collega Alessandro Serio.

“Intanto – si legge nell’approfondimento sulla vicenda – il deputato Idv Sonia Alfano rivela l’iscrizione nel registro degli indagati del figlio del giudice. Si tratta di una richiesta di proroga delle indagini su un giro di truffe assicurative. Tra un mese la deposizione del pentito Gullo, che ha parlato della gestione mafiosa del business incidenti. Intanto va avanti il lavoro della commissione d’accesso agli atti del comune di Barcellona.

E’ cominciato ieri a Reggio Calabria il processo al procuratore generale di Messina, Franco Cassata, a giudizio per un fax partito dall’ufficio di Palazzo Piacentini che dirige, ritenuto dalla famiglia di Adolfo Parmaliana diffamatorio nei confronti del docente, suicidatosi il 2 ottobre 2008. Insieme al’avvocato Fabrio Repici, Parmaliana tuonova contro la gestione della “magistratura barcellonese”.

La prima udienza è stata celebrata qualche giorno fa e si è conclusa con un nulla di fatto perché il giudice si è astenuto per via dei suoi rapporti con l’imputato. Ieri le questioni preliminari, davanti al nuovo monocratico Antonio Scordo, con l’ammissione dei testimoni richiesti da entrambi le parti.

E l’esclusione eclatante di Repici, che non ha tardato a replicare alla decisione. L’avvocato Repici ha anche sottolinenato che il processo è ancora a rischio lungaggini, visto che il giudice Scordo è ad un passo dalla pensione.

Intanto sempre ieri Sonia Alfano, deputato Idv, ha puntato nuovamento il dito contro il procuratore generale, che non solo resta al suo posto, a guida del distretto, malgrado il figlio, l’avvocato Nello Cassata, sia indagato a Barcellona.

In effetti l’avvocato Nello Cassata, che oggi lavora molto anche come curatore, compare in una richiesta di proroga delle indagini preliminari insieme a circa altre 90 persone. Un fascicolo nato dalla riunione di due procedimenti che riguarda proprio le vicende di cui riporta la Alfano, cioè un giro di truffe assicurative. Un giro che frutta a chi le gestisce cifre da capogiro, da far impallidire il business delle estorsioni.

L’inchiesta è affidata ai sostituti Giorgio Nicola e Fabio Sozzio. Cassata è stato per diversi anni legale di diverse sigle assicurative. In realtà le inchieste sui falsi sinistri nel barcellonese, un numero così elevato che ha costretto le sigle assicurative ad abbandonare letteralmente il territorio, sono più d’una e diverse sono le procure interessate, da Patti a Reggio Calabria.

Inchieste nate in parte dai rilievi degli investigatori pubblici, in parte dalle denunce di un investigatore privato, incaricato dalle stesse compagnie assicurative di fare luce su un fenomeno che le ha messe in ginoccio.

Il risultato dell’indagine ha scatenato un vero e proprio terremoto. Perché ha individuato un numero di sinistri falsi talmente alto da adombrare necessariamente il coinvolgimento degli stessi fiduciari delle assicurazioni, dai periti ai legali, e perché gli introiti dei falsi incidenti sembrano finire in mano ad un massimo di una ventina di famiglie barcellonesi, legate chiaramente ai clan locali. Moltissimi gli incidenti nei quali noti pregiudicati compaiono direttamente e che sono molto più che sospetti, non fosse altro per la enorme frequenza di sinistri registrati in pochi giorni.

Nel corso delle indagini sono stati ascoltati dagli inquirenti anche i responsabili nazionali delle compagnie assicurative, che hanno ammesso di aver licenziato un perito e sospeso l’avvocato Nello Cassata, reintegrato dopo pochi mesi.

Un ulteriore tassello è venuto fuori nel giugno scorso, con le dichiarazioni del neo collaboratore di giusitizia Santo Gullo. Il pentito di Oliveri ha raccontato di come venivano spartititi i proventi delle attività criminali dei barcellonesi, spiegando come venivano raccolti e divisi tra le varie famiglie. E confermando che tra gli affari su cui i clan stendevano la longa manus ci sono, accanto al pizzo e alle mazzette, anche le truffe Inps e assicurative.

Il prossimo passaggio sul banco dei testimoni per il pentito è fissato al 19 marzo prossimo, davanti ai giudici della corte d’appello che trattano il processo Sistema a carico dei boss, oggi al 41 bis, Carmelo D’Amico e Tindaro Calabrese.

Oggi Barcellona è una città “all’inizio o alla fine di tutto”. I barcellonesi sono alle prese con la mafia oggi come ieri, alle prese tra la possibilità di fare una scelta diversa, una scelta di civiltà, e quella di rassegnarsi a pensare alla criminalità, che qui fa paura, morti e feriti, come ad un male incurabile. Sono alle prese con i danni ingentissimi delle alluvioni, in parte sciagure naturali, in parte il risultato di scelte politiche scriteriate, perpetrate all’ombra di quello che era un andazzo generalizzato, non certo costumi barcellonesi.

Su tutto questo, i politici e gli amministratori pensano alla campagna elettorale alle porte per il rinnovo del consiglio comunale e della carica di sindaco. Del lavoro della Commissione prefettizia di accesso agli atti del comune, preliminare allo scioglimento per infiltrazioni mafiosi, sembra non importare a nessuno.

Sarebbe passata sotto silenzio o quasi. Se non fosse stato per l’interrogazione parlamentare del senatore Mimmo Nania, che ha puntato il dito contro il pacifista Antonio Mazzeo, uno dei pochi che ha saputo, con i suoi dossier, raccontare puntualmente i mali della città addormentata sul Longano”.

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