Celentano fa infuriare l’azienda. Mazza: “forse ha violato codice etico”. La Cei: “ignorante, chieda scusa”

Mauro Mazza, direttore di Raiuno

Una bufera totale, un terremoto che scuote le fondamenta del Festival di Saremo.

Il lungo monologo di Adriano Celentano ha prodotto i suoi frutti: un vespaio di polemiche e attenzione mediatica, con share vicino al 50%. Grazie anche, forse soprattutto, al Molleggiato, Gianni Morandi ha superato se stesso nel debutto del suo secondo Sanremo. Ma la risposta agli attacchi di Celentano a Famiglia Cristiana e Avvenire non si è fatta attendere. Nel frattempo da viale Mazzini partono i primi provvedimenti.

Il direttore generale della Rai Lorenza Lei, dopo aver ascoltato informalmente il presidente e i consiglieri di amministrazione presenti, ha deciso di inviare il vicedirettore generale per l’offerta Antonio Marano a coordinare con potere di intervento il lavoro del festival di Sanremo.

«Resto meravigliato da tanta meraviglia», dice il direttore di Raiuno, Mauro Mazza, commentando le polemiche sollevate dall’intervento di Adriano Celentano ieri sera al festival di Sanremo. «Quando il vertice di un’azienda, il direttore delle Risorse artistiche ha firmato il contratto con Celentano, formulato in una certa maniera per la delicatezza del personaggio e l’unicità degli interventi, conosceva Celentano. Forse tanta meraviglia è dovuta all’assenza di Celentano da tanti anni dagli schermi della Rai, pensavano che cantasse qualche canzone e basta». In ogni caso, aggiunge Mazza in conferenza stampa, la Rai non chiederà ad Adriano Celentano di non tornare al festival di Sanremo.

«Vedere Adriano in tv dopo tanto tempo mi ha provocato sentimenti di tenerezza e commozione. Con lui ho un rapporto che dura da 49 anni. Lui ha sempre fatto un po’ così» ha detto Gianni Morandi in conferenza stampa all’Ariston. «L’ho ascoltato, il suo discorso: sulle critiche ai preti era un discorso da cattolico osservante. Poi sulla chiusura dei giornali cattolici, lui pensa che si debba parlare più di spiritualità. Ognuno poi faccia le sue valutazioni», ha concluso Morandi. Per il direttore artistico del Festival Gianmarco Mazzi, Celentano «ha fatto un discorso articolato che non può essere banalizzato, ha detto tante cose. La frase sulla chiusura dei giornali l’ha detta con intento provocatorio a supporto di quello che ha detto dopo, era un’iperbole: certi giornali andrebbero chiusi perché non parlano di Dio. È un’opinione rispettabile, e i giornali possono rispondergli tranquillamente. Era il massimo che mi potessi aspettare: apprezzo molto un artista che ha il coraggio sempre di seguire strade non battute, di innovare».

Quanto al “deficiente” rivolto al critico del Corriere della Sera Aldo Grasso, «non lo considero un’ingiuria: ha scritto “che tristezza Celentano a Sanremo”, è stato carente di allegria e savoir faire». Per Mazzi, comunque, «l’avventura di Celentano a Sanremo, conoscendolo, non è finita, anche se non mi ha fatto capire se tornerà o meno».

Nell’esibizione di Adriano Celentano di lunedì sera ”si puo’ valutare se abbia esercitato al meglio la liberta’ che gli era stata garantita o se in alcuni passaggi abbia travalicato i confini del Codice etico della Rai che pure si era impegnato a rispettare”, aggiunge Mauro Mazza.

Una dura replica agli attacchi di Celentano arriva attraverso una nota del Sir, l’agenzia stampa della Cei, dedicata alla vicenda. «Quando l’ignoranza – si legge – prende il microfono per diffondere il suo messaggio è doveroso replicare, seppur con serenità e rispetto delle persone, per amore della verità. Ieri sera, in apertura del Festival di Sanremo i giudizi di Adriano Celentano su due testate cattoliche nazionali da lui accusate di ipocrisia, di parlare di politica e non di Dio, sono stati la prova di un vuoto che è anche dentro di lui».

«Vuoto di conoscenza – prosegue il testo – di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono e vuoto di conoscenza del servizio che esse svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta. Un vuoto voluto, e quindi ancor più triste, perché a tutti è possibile conoscere e comprendere il ruolo laico dei media cattolici nel nostro Paese. È dunque più l’amarezza che il disappunto a prendere il sopravvento dopo quanto accaduto ieri sera sul palco di un teatro che, è bene ricordarlo, non è la realtà del vivere quotidiano. Ma il giorno dopo c’è, forse, da attendersi che a parole insensate, cioè impensate, seguano parole pensate e di scusa. Anche senza microfono».

«Adriano Celentano è solo un piccolo attivista dell’ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private»: passa al contrattacco Famiglia Cristiana. «Come sanno i lettori, sulle nostre pagine, Franca Zambonini ha giustamente deprecato l’ingaggio faraonico per Sanremo, tradotto poi in beneficenza a suon di tromba, o meglio ancora di grancassa: altro che precetto evangelico. Arrivando, per la “scelta” delle sette famiglie di sette città diverse cui devolvere la somma (quale esattamente?) al “casting” della solidarietà». Per Famiglia Cristiana evidentemente è «lesa maestà…. Stando nel nostro orticello, di tutto possiamo essere accusati ma non di non parlare di Dio, fede e religione e dei bisogni spirituali dell’uomo di oggi. Sarà bene offrire un abbonamento omaggio al Re degli Ignoranti, in modo che possa conoscerci meglio».

Di certo c’è che il direttore di Raiuno non ha gradito: «Il monologo di Adriano? Non è quello che ha fatto la differenza. Il picco c’è stato con Papaleo. Le parole di Celentano sui giornali mi hanno messo i brividi: non si chiede mai la chiusura di un qualsiasi giornale». «I vertici aziendali, nella persona del direttore generale Lorenza Lei e del presidente Paolo Garimberti, hanno chiamato l’Avvenire, Famiglia Cristiana e il Corriere della Sera e hanno chiesto scusa come azienda» dopo l’intervento di Adriano Celentano ieri sera al Festival, ha annunciato poi Mazza in conferenza stampa.

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