Il molleggiato: “Avvenire e Famiglia Cristiana inutili e da chiudere”. Ma il direttore di Raiuno non gradisce

Adriano Celentano

Una furia, un ciclone che scuote Sanremo e inquieta la Chiesa.

“Se l’e’ presa con preti e con i frati (tutti tranne uno) che ‘non parlano del Paradiso’. E se l’e’ presa con Avvenire e Famiglia Cristiana che ‘vanno chiusi’.Tutto questo perche’ abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata, si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo e farle funzionare per un anno intero”. Lo scrive su Avvenire, Marco Tarquinio in risposta alle affermazioni di Adriano Celentano secondo il quale, i due giornali cattolici vanno chiusi.

“Dunque – aggiunge – andiamo chiusi anche noi. Buona idea: cosi’ a tutti quei poveracci, tramite il Comune competente, potra’ elargire le sue prossime biciole di cachet. Davvero un bello spettacolo.
Bravo, viva Sanremo e viva la Rai”. Tarquinio poi sottolinea: “naturalmente, caro Celentano, continueremo a parlare e far parlare di Dio, degli uomini, e delle donne di questo mondo. Soprattutto di quelli che in tv non ci vanno mai, neanche gratis”.

E’ arrivato. Trascinandosi dietro un prevedibile treno di polemiche che oggi imperverserà sui binari della politica, tirandosi dietro la Rai o parte di essa. Lo aspettavano e Adriano Celentano non si e’ smentito.

Attacco durissimo a giornali come ‘Avvenire’ e Famiglia Cristiana, definiti “inutili”, testate “ipocrite” e che – ha detto esplicitamente – “devono chiudere”; attacco alla Consulta per aver bocciato il referendum sulla legge elettorale. In questo alla Consulta e’ stato accompagnato da Gianni Morandi e anche da Rocco Papaleo.

Vere e proprie “bombe” mediatiche precedute dal rumore sordo e al tempo stesso terrorizzante degli scoppi di bombe aeree, delle sirene ululanti, dalle immagini di edifici in fiamme, di aerei che bombardano obiettivi a terra e in mare, fasci di luce bianca che sciamano da un punto all’altro, cacciabombardieri in volo che lanciano bombe sui palazzi che precedenti attacchi hanno gia’ sventrato e trasformato in tombe, imbarcazioni colpite, gente che fugge in strada o in acqua. Gente riversa per terra sul palco dell’Ariston. Scene che rappresentano la guerra, scene che introducono la prima perfomance di Celentano in questa edizione del Festival di Sanremo.

Bicchiere in mano, occhiali, impermeabile, Celentano ha esordito dicendo “i preti non sanno regolare gli audio. Se c’e’ una cosa che non sopporto, non solo dei preti ma anche dei frati, e’ che nei loro argomenti, quando fanno la predica non parlano mai della cosa piu’ importante, cioe’ del motivo per cui siamo nati, quel motivo nel quale e’ insito il cammino verso il traguardo, quel traguardo che segna non la fine di un’esistenza ma l’inizio di una nuova vita. I preti non parlano mai del paradiso, quasi come a dare l’impressione che l’uomo sia nato per morire. Ma noi non siamo nati per morire, siamo nati per vivere. Che cazzo di vita e’ questa qua? lo spread, l’economia…”.

Quindi l’attacco a giornali definiti “inutili”, dicendo che “Avvenire, Famiglia Cristiana andrebbero chiusi definitivamente”. Qui dalla galleria ed anche dalla platea sono partiti numerosi fischi.

Celentano ha continuato dicendo che questi giornali “si occupano di politica e delle beghe del mondo. Senza contare i malati terminali, che anche se non lo dicono, loro sono consapevoli di cio’ a cui stanno andando incontro. Loro pero’, Famiglia Cristiana e l’Avvenire, non la pensano cosi’. Per loro il discorso di Dio occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite, le critiche che fanno a uno come don Gallo che ha dedicato la sua vita, ancora adesso, per aiutare gli ultimi, e di ultimi ce ne sono tanti”.

Celentano ha toccato anche il tema del lavoro: “Sulla torre della stazione centrale di Milano ci sono operai che dall’8 dicembre stanno li’ a protestare contro la cancellazione dei posti di lavoro. Montezemolo ha fatto bene a fare il treno veloce, bello, confortevole. E’ giusto fare l’Alta velocita’, pero’ bisogna bilanciare la velocita’ con qualcosa di lento, e allora Montezemolo ti dico che devi fare un treno lento, che magari si chiama lumaca da cui si vedono le bellezze d’Italia”.

Poi ha guardato verso la prima fila dell’Ariston, dove c’erano il direttore di Rai1 Mazza, il direttore artistico Mazzi, ed altri, chiedendo “state bene?”. E tornando a Montezemolo, “sono sicuro che lo fara’. A quel punto e’ entrata in scena Elisabetta Canalis. Come ti chiami? “Italia”. Resta un po’ qui. “Non posso, qui sto perdendo la mia bellezza”. Tornerai? “Si’, se gli italiani lo vorranno”.

Celentano e’ andato avanti. “La parola politica sembra aver perso ogni valore e le lettere che la compongono stanno cadendo a pezzi sulla testa di un popolo che s’illude di essere sovrano. Ma cosa significa sovrano? Il vocabolario lo spiega bene”. E chiama ‘maitre’, rivolgendosi a Papaleo. Cosa dice il vocabolario? “Non lo so”. Tu non leggi mai il vocabolario. “Non vorrei contraddirla, maesta’, preferisco leggere il giornale. Qualche volta ho provato a leggere il vocabolario e non si spiega bene”, spiega Papaleo. “Qualche giorno fa – aggiunge il regista – sono andato alla lettera ‘governo Monti’: materiale di ottima resistenza apparentemente indipendente, facile pero’ all’ossido dei partiti”. E sulla parola sovrano, “si dice di potere, dignita’, diritto che non derivino da altra autorita’, che non dipendono da altro potere. La Costituzione italiana sancisce che il potere sovrano appartiene al popolo che esercita”. Celentano: “La Consulta ha buttato nel cestino le firme raccolte per il referendum”.

Entra in scena, dalla platea, Pupo fingendo di protestare: “Chi ti credi di essere, tu sottovaluti quelli bassi…”. Poi interviene anche Morandi: “Non e’ stata una cosa molto bella che la Consulta ha boccato i referendum. Ha tolto la parola ai cittadini, non si possono buttare nel cestino un milione 200mila firma. Se pensi che ne bastano 500mila per dare la parola al popolo, figurati che errore ha fatto al Consulta”.

Celentano ha intervallato il suo discorso all’esecuzione di brani musicali, di ieri e di oggi, ‘alleggerendo’ – se si puo’ dire – il clima. E poi nuovi affondi: “Ci rattristiamo se un deficiente come Aldo Grasso scrive un’idizia sul Corriere della Sera. Ci rattristiamo per la prima ruga”. Infine il tema bellico: “La Merkel e Sarkozy impongono l’acquisto delle loro armi”, “impongono ai cittadini greci enormi sacrifi se vogliono restare nell’euro, come riferisce riferisce il Corriere della Sera. Vogliamo un’Europa cinica e armata fino ai denti?”. Quindi duetto musicale con Franco Battiato, il quale era in video. Chiusura della perfomance. Tutti in piedi ad eccezione del direttore di Rai1, Mazza.

«Se fossimo di fronte a un filosofo contemporaneo, come Sgalambro o Cacciari – ha detto Mazza nel dopo-Festival – potremmo discutere, contrastare. Ma la chiusura di un qualsiasi giornale non si invoca mai. Sono cose brutte, e ad ascoltarle si avvertono i brividi lungo la schiena. Celentano è un grande cantante, ma un pessimo telecomunicatore. Sappiamo però chi ci mettiamo in casa: se si prende Celentano, lo si prende con il fiocco, tutto compreso».

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