L’importanza di prevedere nuove strategie educative e didattiche contro la formazione dei pregiudizi etnici

la scuola italiana ad una bivio etnico e culturale

Il fenomeno multiculturale nell’attuale società richiede una scuola di base che sappia offrire e generalizzare un valido intervento educativo d’integrazione.

Quali sono le strategie educative e didattiche che la scuola deve attivare per evitare che la diversità di lingua e di etnia si trasformi in svantaggio,emarginazione o rifiuto?

Nella normativa del MPI C.M. n 73 del 02/03/94 vengono espressi con chiarezza e con forza i contenuti e le idee dell’ educazione interculturale che si esplica nell’attività quotidiana dei docenti, sulla base di una rinnovata professionalità e si sviluppa in un progetto fondato sulla collaborazione e sulla partecipazione.

Il dialogo inteculturale e la convivenza nella società multiculturale richiedono la prevenzione e il contrasto di ogni forma di razzismo e intolleranza, in questo caso le scuole hanno saputo accogliere i bambini determinando delle strategie per mirare a un progetto di interculturalità, la società del terzo millennio è diventata multi-etnica, ciò ha comportato alcuni provvedimenti significativi sotto il profilo umano, sociale, politico.

Nei testi ufficiali troviamo segnali di attenzione alla multiculturalità, educare all’Europa è già un viaggio verso l’educazione interculturale che nei programmi didattici della scuola Italiana, ha cittadinanza crescente che matura in consapevolezza civile e in spessore culturale.

Diamo un doveroso sguardo alla premessa ai programmi e agli orientamenti. Nei programmi didattici della scuola primaria DPR n 104 dell’85 il legislatore presta attenzione alla prospettiva politica Italiana verso “Un crescente processo d’integrazione alla Comunità Europea” e invita allo studio dell’organizzazione politica internazionale con particolare riguardo all’Europa Comunitaria.

Nella legge di riforma dell’Ordinamento della scuola 148/80 si fa cenno alla problematica degli alunni stranieri, l’art 9 comma 2 sancisce: “Nell’ambito delle ore d’insegnamento una quota può essere destinata al recupero individualizzato o per gruppi ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad alunni stranieri in particolare provenienti dai paesi extracomunitari”.

Nel rapporto del 1988, documento base ufficiale preparatorio agli Orientamenti del 1991, si prevede che i traguardi del 92 postulano una ristrutturazione del nostro sistema scolastico onde renderlo compatibile e competitivo con gli altri sistemi comunitari, ma si precisa anche che la prossima apertura delle frontiere europee potrà avere già nella scuola del bambino una sede significativa di integrazione culturale.

I bambini devono acquisire consapevolezza delle varie forme di diversità culturali, allo scopo di prevenire e contrastare la formazione di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e culture.

Dice Don Milani: “Far parti uguali tra disuguali è somma ingiustizia”. Olive Banks, sociologo inglese afferma che: “Nonostante le differenze nazionali, le differenze quindi le diversità vere e proprie vengono rappresentate dai bambini di classe operaia i quali sono notevolmente sempre svantaggiati rispetto a quelli appartenenti alla classe media”.

Torsten Husen rivela il concetto di uguaglianza in tre modi diversi:

  1. la possibilità aperta a tutti gli individui di commerciare la loro carriera scolastica senza discriminazione alcuna;
  2. l’idea di impartire a tutti un identico trattamento in modo da mettere ogni soggetto su un piano di parità;
  3. l’obiettivo da perseguire o l’insieme delle misure atte ad elaborare e realizzare una politica educativa che consenta di incrementare l’uguaglianza nella partecipazione educativa ai diversi livelli scolastici.

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