In piazza 100mila persone: “non molliamo fino alla fine, sino a quando le misure sulla crisi non saranno bocciate”

la battaglia in piazza ad Atene

Un autentico inferno. Sono almeno 100.000 i manifestanti in piazza ad Atene per protestare contro il piano di austerità. Scoppi, lanci di bombe carta e molotov: è guerriglia nel giorno in cui il Parlamento è chiamato a votare il documento varato dal governo per avere accesso agli aiuti internazionali.

E proprio davanti al Parlamento, ad Atene, si registrano le maggiori tensioni: bombe carta e molotov verso la polizia, gli agenti hanno risposto lanciando lacrimogeni. In azione anche i black bloc: muniti di passamontagna e maschere antigas hanno raggiunto piazza Syntagma, urlando insulti come ‘maiali e assassini’. La folla li ha accolti con applausi.

Scontri anche in altri tre punti della capitale. La sede di una banca, due cinema e una serie di negozi sono stati incendiati nei pressi dell’università, e le fiamme si sono estese ai primi piani dei palazzi che li ospitavano. Numerosi i poliziotti feriti negli scontri.

Intanto la folla di migliaia di persone che indietreggia dalla piazza Syntagma non sembra fasi intimidire. “Andar via? Non ci penso nemmeno”, dice Giorgos, 43 anni, insegnante di matematica, “dobbiamo restare qui finché le misure non saranno bocciate”. La ‘gente comune’ non sembra intimidita dagli scontri. “Maladetti porci, servi”, urla una signora coprendosi il viso per non respirare i lacrimogeni. Due manifestanti portano uno striscione: “Basta paura ed apatia, tutti in piazza”. Anche nelle stradine laterali accanto a Syntagma, c’è astio verso i poliziotti. Un anziano ha sputato contro gli agenti, e poi ha urlato insulti.

 “La scelta non è tra i sacrifici e non fare sacrifici, ma tra i sacrifici e qualcosa di inimmaginabile”: lo ha detto intervenendo in Parlamento il ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos. Il ministro ha detto che la situazione attuale del Paese è il risultato di una serie di scelte politiche degli ultimi decenni, mentre ha sostenuto che la teoria secondo la quale per la situazione economica della Grecia sono responsabili “forze straniere non regge”. La Grecia, ha aggiunto, ha sempre avuto un problema di deficit, perche’ non produce niente, importa tutto. Per molti decenni, “ha costruito sulla sabbia”, ora ci vuole – ha concluso – “la sostenibilità, la sostenibilità politica, economica e sociale”.

Salvo clamorosi colpi di scena, e malgrado alcune defezioni della maggioranza – come il partito di estrema destra Laos e il possibile voto contrario di alcuni deputati dei socialisti del Pasok – il ‘pacchetto’ anti-default dovrebbe riuscire a passare. Il governo del premier Lucas Papademos può infatti contare su un’ampia maggioranza composta dai socialisti e dai conservatori di Nuova Democrazia.

Tra le misure che hanno provocato sdegno e rabbia tra la gente ci sono una radicale riforma del mercato del lavoro, con una profonda deregulation, una diminuzione di oltre il 20% del salario minimo garantito e un taglio delle pensioni.

Drastica economia di spesa anche in settori come la difesa, gli ospedali e le autonomie locali, oltre alla vendita dei gioielli di famiglia, come le quote pubbliche in petrolio, gas e acqua. In cambio, il progetto di accordo tra la Grecia e la troika (Ue, Bce e Fmi) prevede il via libera al nuovo piano di salvataggio da 130 miliardi di euro, con la possibilità di usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf, che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi.

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