Il premier a colloquio a New York con 120 investitori: “li ho già convinti e vedrete che Obama sosterrà l’Italia”

Mario Monti a Wall Street

“Mister Goldman Sachs” continua la sua missione americana Se Mario Monti ha indossato il suo abito da presidente del Consiglio giovedì a Washington, ieri il banchiere-premier stamane indossava a New York quello di ministro delle Finanze.

Dopo aver avuto «l’incoraggiamento» del presidente Barack Obama, la «fiducia» del segretario di Stato Hillary Clinton e «l’amicizia» della leader democratica Nancy Pelosi, ieri Monti voleva assicurare al nostro Paese anche il meno aulico ma più pratico sostegno di Wall Street.

È stata per il premier una maratona di incontri in cui il tema era sempre lo stesso: il sistema Italia è di nuovo affidabile, e gli investitori che fino a poco tempo fa scommettevano contro di noi possono serenamente tornare a scommettere su di noi. Almeno 120 esponenti della crema della finanza americana hanno partecipato ai due principali incontri di ieri, il primo nella sede dell’agenzia economica Bloomberg e il secondo nella sede della borsa a Wall Street. Fra i tanti volti, anche quello del finanziere George Soros.

Quando è uscito dal primo appuntamento, e poco prima di rinchiudersi nel secondo, Monti ha commentato: «C’è molto interesse per l’Italia e per il mercato italiano una volta che l’economia si consoliderà nel suo miglioramento, ma già oggi, a giudicare dall’andamento del mercato, qualcuno deve aver investito». E a chi gli ha chiesto se pensava di aver convinto gli investitori, ha risposto ironico: «Penso di sì, anche se non lo dicono seduta stante». Più tardi, in un’intervista al canale tv finanziario Cnbc ha sostenuto di aver avuto «l’impressione che gli Stati Uniti ci sosterranno, non certo finanziariamente, ma politicamente e anche nello sforzo americano di porre l’economica globale in una migliore posizione». Poi ha insistito sul fatto che «il budget italiano arriverà al pareggio entro il 2013, due anni prima di molti Stati dell’Unione europea». E ha aggiunto che a suo giudizio «la crisi dell’Eurozona è quasi superata» e che non è «affatto sicuro che la Grecia andrà in default». Monti non ha potuto trattenersi dal rimbrottare l’intervistatrice, la nota Maria Bartiromo, che gli chiedeva se l’Italia potrebbe lasciare l’euro: «Lei corre troppo e influenza i mercati – le ha risposto asciutto -. L’idea è fantascienza».

Monti aveva dedicato parte della mattina per parlare del nostro Paese alla dirigenza del New York Times. Gli incontri con l’Editorial Board sono riservati ai vip dai quali il giornale americano di riferimento vuole sapere molto di più di quanto non otterrebbe con una semplice intervista.

Non è sfuggito a nessuno qui negli Usa che il viaggio del premier aveva un significato politico ed economico sia per noi italiani che per i nostri alleati, e che mirava a riaccreditare il nostro Paese come interlocutore di serie A. Poi Monti ci ha tenuto a precisare che il suo governo non fa questi sforzi per gli investitori, ma «per gli italiani».

Monti ha indossato di nuovo la sua veste di premier in serata, quando è venuto al Palazzo di Vetro dell’Onu per incontrare il segretario generale Ban Ki-moon e il presidente dell’Assemblea Generale, Abdulaziz al-Nasser. L’ufficio stampa dell’Onu ha confermato che all’appuntamento fra Monti e Ban dovevano essere presenti anche le rispettive delegazioni: in altre parole non si trattava solo di una photo opportunity, ma di un appuntamento programmatico per delineare i punti chiave che legano il nostro Paese all’Onu: «L’Italia è uno dei principali partecipanti alle operazioni di pace – ha ricordato il portavoce Martin Nesirky -. E il nuovo governo sta lottando per portarla fuori dalla crisi economica. L’interesse è dunque doppio, sia politico che economico».

Il premier avrebbe avuto a fianco anche il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che è già stato ambasciatore dell’Italia alle Nazioni Unite, e che doveva riferire a Ban Ki-moon quanto aveva già riferito il giorno prima alla collega Clinton, e cioè del suo lavoro di concerto con la Lega Araba e gli alleati europei per arginare le violenze e l’emergenza umanitaria in Siria.

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