Dal “testamento” di Orwell al pregiudizio della civiltà moderna: la società ancora dominata del pregiudizio

le mani dell'integrazione culturale

Sono percepiti come figure estranee alla società, negativamente connotate prorio per i loro problemi, per le loro difficoltà d’inserimento. Tali da dare origine a forme di pregiudizi anche durante l’instaurazione dei più semplici rapporti, per cui si realizzano dinamiche aggressive, difensive, di rifiuto.

Ne sono spesso meno erronei gli atteggiamenti di quanti, pur dimostrandosi tolleranti, vorrebbero che gli immigrati si spogliassero della propria identità culturale per assumere quella della società che li ha accolti.

Orwell dice:”Tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale perchè anche in una società semplice e primitiva esistono delle disuguaglianze”.

Gli immigrati desiderano, insomma, inserirsi positivamente nella nuova struttura sociale, essi non vogliono rinunciare alla propria identità, ai propri valori, ai propri costumi.

Durante lo sviluppo della storia del genere umano, l’incontro pacifico tra culture diverse, si è sviluppato secondo tre logiche differenti: l’assimilazione, l’adeguamento totale di un gruppo alla nuova cultura ,a prevalere è ovviamente la cultura dominante che viene percepita come gerarchicamente superiore alla cultura importata; l’integrazione, dove la cultura dominante riconosce il diritto alla salvaguardia della propria identità, si tratta di una visione multiculturale che si basa sul principio della tolleranza fra gruppi etnici diversi, ognuno dei quali conserva la propria dimensione culturale; la visione interculturale, in cui si sviluppano nuove prospettive che consentono di superare l’etnocentrismo a favore di un ampliamento dell’orizzonte culturale,in tal caso la diversità diventa valore positivo, che consente all’altro gruppo di maturare nuovi punti di vista in un quadro di ricostruzione globale del tessuto sociale.

La prospettiva è di dar vita a un progetto globale che consenta processi di effettiva integrazione interculturale, nella quale si dà vita a una società più aperta, compartecipata, condivisa, più giusta, nella quale la diversità diventi risorsa in più per la persona nella prospettiva del bene comune.

L’interculturalità, si pone come un progetto, una sfida rispetto alla società complessa in cui ciascuno è chiamato a svolgere il proprio ruolo positivo ,si tratterà allora di rinunciare a logiche di assimilazione e di emarginazione più o meno mascherate, preferendo la strada dell’integrazione reciproca in un quadro di complessivo cambiamento.

Ciò può avvenire relativizzando le proprie scelte e posizioni a favore di una visione che vede l’uomo cittadino del mondo ,valorizzando la cultura altra, perchè ciascuno possa percepire gli altri come persone capaci di esprimere valori positivi. Dando vita a occasioni di incontro che favoriscono l’integrazione reciproca.

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