“La gente muore di freddo perchè non viene soccorsa. Governo? Emergenza dichiarata con ritardo grottesco” 

Guido Bertolaso

L’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso sceglie internet per dire la sua sull’emergenza neve: monta le catene al suo sito internet e via, incurante del ghiaccio vivo su cui da giorni pattina il Palazzo, distribuisce scudisciate a destra e a manca (non solo politicamente intese) includendo governo e stampa.

Come sono lontani i massaggi della brasiliana Monica al Salaria Sport Village o le lame incrociate con Hillary Clinton sul terremoto ad Haiti. Di fronte a un’ondata di maltempo “la cui gravità e imponenza è stata offuscata dalle diatribe puerili di chi cerca scuse per giustificare le proprie leggerezze, mentre la gente muore assiderata per le strade perché nessuno è andato a soccorrerla”, Bertolaso ritrova santità e sicurezze. E da tecnico delle emergenze (non tutte brillantemente risolte, come all’Aquila sanno bene), si toglie molti sassoloni dalle scarpe.

“Mi auguro – si legge nelle dichiarazioni di Bertolaso, su “La Nazione” – che l’impegno preso oggi davanti a Regioni e Comuni di modificare la normativa” prevista dalla legge 10/2011 “venga rispettato”. E tuttavia “personalmente non ci credo” predice l’interessato. Perché la legge “dovrebbero cambiarla quelli che l’hanno pervicacemente voluta e ottenuta solo quando me ne sono andato”.E contro la quale oggi protestano. Secondo Bertolaso, “la grottesca vicenda della dichiarazione di emergenza nazionale adottata finalmente dal Governo ieri e non una settimana fa sta lì a dimostrarlo: c’è l’emergenza ma non c’è il commissario con pieni poteri per disporre di mezzi, uomini e soldi”. Anche se – anticipa da esperto meteo – le nevicate in arrivo “saranno poca cosa rispetto a quello appena vissuto da milioni di italiani”. Merito anche della correzione di rotta, ovvio, “perché, dopo aver preso sottogamba il momento davvero critico”, ora l’intera macchina del soccorso è mobilitata “con le catene, i motori accesi, le vanghe in mano e il thè caldo da distribuire”.

Bertolaso ce l’ha pure con giornalisti e fotografi, definiti “sciacalli della penna e degli obiettivi” che “si sono subito affrettati, per giustificare il casino non solo di questi giorni ma anche della Costa e delle alluvioni in Liguria, ad incolpare la dissipata gestione di Bertolaso, che con i massaggi, la cricca e i grandi eventi aveva gestito soldi e potere a suo uso e consumo”. Bertolaso si dispiace di essere stato chiamato in causa: “Mica potevano lasciarmi in pace – si duole l’ex sottosegretario, indagato dalle procure di Napoli (inchiesta “Rompiballe), Firenze (inchiesta G8), L’Aquila (terremoto 2009) -. E quindi giù tonnellate di merda condite dalle solite bugie, calunnie piene di malafede e gigantesche inesattezze, mentendo sapendo di mentire”. “Grazie neve” invece, “per averci aiutato a capire che la Protezione Civile ci serve”.

Le polemiche tra Alemanno e Gabrielli e tra le varie amministrazioni dello Stato inducono Bertolaso a specifiche considerazioni. “Il primo punto riguarda il mio personale ringraziamento a chi ha fornito a Franco Gabrielli l’assist per chiarire che è una legge dello Stato, approvata dal Parlamento sotto il precedente Governo, la ormai nota legge 10 del febbraio 2011, a rendere impossibile al Dipartimento la stessa velocità di reazione alle situazioni di emergenza che io potevo esprimere, senza i vincoli posti dalla attuale normativa. La soluzione al problema dell’efficienza e dell’efficacia della Protezione Civile – scrive Bertolaso – consiste sopratutto in questa operazione: riconoscere che ‘ci siamo sbagliati’ commissariando la struttura”.

“Chi sostiene che questa sorta di commissariamento era indifferibile e indispensabile per evitare sprechi, abusi e forme di possibile contagio della correttezza istituzionale ‘ordinaria’, deve ammettere che il ‘commissariamento’ non è una cura possibile neppure per consumare ‘vendette’ verso personaggi scomodi e troppo popolari”, commenta autobiograficamente Bertolaso.

“La famigerata legislazione ‘ordinaria’, in materia di spesa pubblica, presenta infatti aree di inefficienza e di possibile spreco formidabili, così come – secondo il tecnico che alla Maddalena non si accorse di quanto gli stava succedendo attorno – dà pessimi risultati in materia di correttezza degli appalti pubblici, di rispetto dei tempi e degli impegni, di semplice giustizia amministrativa, di contrasto alle infiltrazioni malavitose ed anche della corruzione pubblica, di garanzia di funzionamento delle reti e dei servizi dai quali dipende la qualità della vita dei cittadini italiani”.

L’ex sottosegretario che non diventò mai viceministro – dopo che la Clinton lo fulminò ad Haiti – snocciola i suoi argomenti con cura ma senza contraddittorio. Ce l’ha col mondo, eppure non spende neppure una parola sulla nevrotica gestione Alemanno. E in attesa di riscrevere la storia, già lancia accuse contabili. “I dati diffusi dal Ministero dell’Economia sui costi della Protezione Civile sono aggregati e pertanto occorre leggerli con attenzione. Qualcuno ha mai scritto che per nove anni almeno, dei dieci che ho passato a capo del Dipartimento, ho proposto che il bilancio del Dipartimento venisse liberato da oneri impropri e non funzionali all’attività del Dipartimento, come sono i costi di mutui che ancora si pagano per i terremoti dell’Irpinia e dell’Umbria, per il disastro di Sarno e tanti altri ancora? Fanno quasi il 60% del bilancio del Dipartimento – si indigna l’ex capo -. Perché non li gestisce, questi sì, il Ministero dell’Economia? Perché si vuole che gonfino il bilancio del Dipartimento?”.

Anche i Giubilei e i G8 rientrano nella lamentazione di Bertolaso. “I Grandi Eventi sono un falso problema – scrive Bertolaso -. Non sono certo costitutivi della missione essenziale della Protezione civile, ci vuol poco a fare questo sforzo intellettuale. L’uso delle norme di Protezione civile per emergenze diverse da quelle dovute a catastrofi naturali è stato tuttavia largamente bipartisan. E la prassi continua anche oggi, da ogni parte, compresi De Magistris che lo chiede per gestire la Coppa America, o Pisapia, che l’ha ottenuto per accogliere il Papa in visita a Milano. Se si vuole discutere di Grandi Eventi in modo utile e non strumentale, bisogna ragionare non solo di chi li gestisce, ma del perché Governi, Governatori, Sindaci di tutta Italia e di ogni colore politico considerano necessario l’uso di procedure straordinarie in questi casi. Il problema viene in gran parte dalla inadeguatezza della famosa legislazione ordinaria e semmai, mi permetto di suggerire, dalla struttura degli interessi, forti e meno forti, nobili e meno nobili, che dietro lo schermo dell’ordinarietà hanno trovato l’ombra e la disattenzione necessarie per perseguire i loro obiettivi”.

Quindi “se non si torna ad un sistema che renda possibili decisioni immediate ed adeguate, il problema della Protezione civile e del servizio che questa struttura rende al Paese e ai cittadini rimane irrisolto, anche se i Grandi Eventi saranno gestiti da altri. Abbiamo uno Stato – scopre oggi Bertolaso, che ha lavorato più di dieci anni a Palazzo Chigi – dove i Comuni sono rimasti da soli a fronteggiare senza risorse adeguate problemi spesso più grossi di loro ed ai quali si è sempre negata la deroga al patto di stabilità per gestire le emergenze”.

Uno Stato – è la successiva sottolineatura – in cui “il risanamento pubblico si fa pretendendo dai Governatori delle Regioni di assumersi la responsabilità politica di aumentare le accise sulla benzina ” prima ancora “di poter chiedere la dichiarazione dello stato di emergenza”. La chiusura è lapidaria: “Non andremo lontani, così, taroccando la realtà”. Chissà se nell’entourage di Monti avranno preso appunti.

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