Il premier in visita da Obama alla Casa Bianca: “il mio desiderio è dare un nuovo modo di vivere al Paese”

Mario Monti

L’uomo più importante in Europa: nelle sue mani c’è il destino dell’economia mondiale. Questa la presentazione riservata dal settimanale “Time” al presidente del Consiglio, Mario Monti, oggi a Washington per incontrare il presidente americano, Barack Obama.

Il volto di Monti, fotografato da Paolo Pellegrin, appare sulla copertina dell’edizione asiatica del magazine, che si domanda: “Può quest’uomo salvare l’Europa?”. A prima vista, si legge nell’articolo firmato da Michael Schuman, sembra impossibile che il destino dell’economia mondiale sia nelle mani di Monti, un uomo rivestito dell’aura di un nonno distinto, dai modi educati, la voce dolce, gli occhi sorridenti. Non il duro capo di cui l’Italia ha disperatamente bisogno per fuggire dalla pericolosa e lunga crisi del debito. Monti parla nel lungo, preciso linguaggio tecnico di un economista accademico, quale era fino a quattro mesi fa. Non usa la consueta retorica dei politici.

La visita di Stato del premier a Washington è stata preceduta dalle parole incoraggianti di Barack Obama, che in un’intervista esclusiva a La Stampa ha reso omaggio al lavoro di Monti: «L’Italia sta facendo passi impressionanti al fine di modernizzare la sua economia».

Questi i principali passaggi dell’intervista a Monti, al quale va comunque ricordato che oltre i proclami e i sogni c’è la realtà: e in questa è scritto che non è stato eletto dagli italiani e il suo dovrebbe essere un governo “ponte” per le emergenze. Niente di più.

“In Italia è necessaria la meritocrazia”. «Spero di farlo, perché sono convinto che altrimenti le riforme strutturali sarebbero quantomeno effimere»: così Monti risposto al un giornalista del Time che gli chiedeva se il suo esecutivo intendesse modificare in qualche modo anche «la cultura e un certo modo di vivere e di lavorare degli italiani». Nell’intervista – realizzata la settimana scorsa – Monti ha osservato che «lo stile di vita dei politici» ha un impatto molto importante sugli italiani, a prescindere dal fatto che chi governa «sia perfetto o assolutamente innocente». Il presidente del Consiglio ha spiegato al giornalista americano che in Italia «tendiamo a proiettare tutto il male nella classe politica», quindi è dovere dell’attuale esecutivo «tentare di dare un senso di meritocrazia, competizione e di altre cose che riteniamo necessarie».

“Nonostante i problemi, l’Euro è una moneta stabile”. «L’euro è ancora una moneta stabile, nonostante la crisi dell’eurozona». Ne è convinto il premier, che si dice fiducioso sulle prospettive della moneta unica. In futuro, sostiene Monti, non solo non ci saranno uscite dall’euro di Paesi come Portogallo, Grecia o Irlanda, ma «la mia fiduciosa previsione è che (nell’eurozona, ndr) ci saranno 17 membri piu altri». Riguardo alle riforme da attuare a livello europeo per superare la crisi, Monti ritiene che «ora è il momento di mettere in atto un mercato comune più profondo e solido». Inoltre, all’Europa servono anche «politiche più orientate alla crescita». Su questo tema il premier non nasconde gli ostacoli che si profilano in Italia «C’è molto lavoro da fare nel rimuovere gli impedimenti strutturali alla crescita, la maggior parte dei quali hanno a che fare con l’eccessivo potere dei gruppi di interesse in relazione ai poteri pubblici».

“Nel parlamento italiano c’è un disarmo reciproco”. «C’è stato un disarmo reciproco», dice il premier in riferimento alla situazione politica nella quale si è trovato ad assumere il suo incarico: «La maggioranza che ora in Parlamento sostiene il governo non è una maggioranza strutturata, non è una coalizione di partiti, è l’unione dei tre partiti maggiori, ciascuno dei quali parla con noi, ma non parla con gli altri, perchè vengono da un periodo ancora molto caldo di estrema belligeranza». Ciò nonostante, aggiunge Monti, «ora le cose stanno evolvendo».

«L’Italia ha accumulato un enorme debito pubblico, perch‚ i governi che si sono succeduti erano
troppo vicini alla vita dei comuni cittadini, troppo desiderosi di soddisfare le richieste di tutti e così hanno agito contro gli interessi delle generazioni future»

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