Il paisà repubblicano vince in Colorado, Minnesota e Missouri. La nomination per la Casa Bianca è vicina

Rick Santorum

Il verdetto si avvicina. Rick Santorum conquista Colorado, Minnesota e Missouri infliggendo a Mitt Romney una notte di sconfitte che testimonia come la gara per la nomination presidenziale repubblicana resti aperta.

In Colorado Santorum prevale con il 40,2 per cento dei voti rispetto al 34,9 di Romney, che quattro anni fa aveva sconfitto John McCain con ben il 60 per cento di preferenze. In Minnesota la vittoria è ancor più schiacciante perché Santorum arriva al 44,9 per cento mentre Romney si ferma al 16,9 ovvero terzo posto dietro al 27,2 del libertario Ron Paul, raggiante per il risultato ottenuto.

In Missouri l’ex senatore della Pennsylvania vola oltre il 55 per cento, più del doppio del 25,3 per cento di Romney. Ovunque Newt Gingrich va molto male: 12,8 per cento in Colorado, 10,7 in Minnesota, neanche sulle schede in Missouri. Segno che il fronte conservatore ha cambiato candidato per esprimere lo scontento nei confronti del favorito Mitt Romney a dispetto delle vittorie in Florida e Nevada che sembravano averlo lanciato verso la nomination.

Le tre vittorie non comportano assegnazione di delegati e dunque non cambiano la matematica di una sfida nella quale Romney resta avanti ma il significato politico della notte delle sorprese è, come dice Santorum commentando le vittorie da St Charles in Missouri, che “il conservatorismo è vivo e vegeto in Missouri, Minnesota e Colorado”. Anche perché degli otto Stati nei quali finora si è votato Santorum ne ha conquistati quattro – Iowa, Colorado, Minnesota e Missouri – mentre Romney è fermo a tre – New Hapshire, Florida e Nevada – con Gingrich fanalino di coda con la sola South Carolina. “Io non sono l’alternativa conservatrice a Mitt Romney ma a Barack Obama” aggiunge Santorum, facendo proprio il tema finora di Gingrich sulla necessità di portare una sfida davvero di destra al presidente in carica. Romney subisce il colpo e, parlando da Denver, esordisce facendo i complimenti al vincitore per poi tuttavia ribadire che “sarò io a vincere la nomination”.

A spiegare il perché di tanta sicurezza è il suo consigliere politico Rich Beeson secondo il quale “mentre i voti in Colorado e Minnesota non assegnano delegati e in Missouri si è trattato di una gara puramente simbolica le sfide che contano in febbraio si svolgono il 28 in Stati dove Romney è molto forte, Arizona e Michigan, dove sono in palio rispettivamente 29 e 30 delegati”. Ciò che conta per Romney è accumulare i delegati che fanno numero, proprio come avvenne per Obama nel 2008.

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