La società del Terzo Millennio è ad un bivio: trincerarsi nel monoculturismo o sapersi aprire alle nuove identità 

l'integrazione nella convivenza

Per l’educazione interculturale, le diversità interculturali vanno considerate come potenzialità di arricchimento per tutto il corpo sociale, in quanto essa non mira al superamento delle culture, ma alla salvaguardia del pluralismo delle culture.

Frabboni dice:”L’educazione interculturale si gioca quì,nel formare mentalità disponibili a decentrarsi , a uscire dalla propria appartenenza per entrare nei territori mentali di altre culture, per cui un obiettivo irrinunciabile sarà quello di formare mentalità aperte, antidogmatiche disposte a comprendere differenze valoriali e le connessioni tra le culture altre e la propria”).

Oggi la società del Terzo Millennio deve aprirsi alle diversità delle culture, superando il monoculturismo, in quanto l’intercultura richiede l’attenta accettazione di tutte le diversità, prefissando obiettivi specifici quali: l’uguaglianza delle pari opportunità educative per i migranti; il pari rispetto per ogni cultura; il rifiuto delle persecuzioni razziste e xenofobe.

E’ necessario identificare l’intercultura creando un clima interpersonale, nel rispetto della diversità e valorizzarlo come elemento specifico. L’interazione e l’integrazione rappresentano i momenti guida per l’inserimento di coloro che provengono da altre culture rispetto a quelle autoctone e soprattutto l’atteggiamento di chi risiede nel Paese che accoglie i migranti.

Inoltre l’interazione impone un’integrazione reciproca da parte delle istituzioni, per le quali bisogna provvedere ad alcuni cambiamenti, in modo tale che l’immigrato possa accettare delle regole per una civile convivenza con il Paese ospitante.

Scrive Smelser:”La disuguaglianza può essere definita come un processo sociale, per cui gli individui non hanno uguale accesso alle ricompense sociali “.

Vi sono tre aspetti fondamentali dell’integrazione che vanno ricordati :accoglienza ,che rappresenta la disponibilità da parte della società che deve porre attenzione e ascolto a quelli che sono i bisogni dell’immigrato, il quale si trova spesso in situazioni nuove e difficili, da parte dell’altro che deve cambiare atteggiamento, comprendere ragioni diverse dalla propria per favorire una comune crescita e abbandonare i pregiudizi; la stabilizzazione, dove il migrante sceglie di stabilirsi in Italia trovandosi in difficoltà di lingua e cultura diversa, elemento questo da non sottovalutare ,ma soprattutto è l’atteggiamento di colui che rifiuta l’emarginazione e l’autosegregazione (educare all’intercultura significa accettazione e scambio ,volontà di comunicare con gli altri e disponibilità a cambiare); comunicazione, necessaria per far crescere nell’immigrato un forte radicamento dell’identità personale e culturale.

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