C’è chi prende e chi lascia. Dai vecchi approcci ai nuovi sentieri digitali della vita di coppia nell’era interattiva

l'amore viaggia sul web

Nel bazar delle relazioni c’è sempre chi prende e chi lascia. E di questa felice armonia di contrari non se ne può fare a meno.

Nella cultura consumistica del XXI secolo che predilige soluzioni rapide, l’imperativo è la velocità: ieri si dava buca di persona, oggi lo fai al telefono, quando sei fortunato, altrimenti puoi sempre usare skype o la chat.

Se poi sei proprio sfortunato l’annuncio su facebook è senza alcun dubbio il mezzo più rapido per saperlo il mondo prima ancora che lo sappia tu. Ma chi decide chi lascia chi? E’ davvero tanto importante sapere se si lascia o se si è lasciati?

In realtà per ogni persona che lascia ce n’è uno che viene lasciato. E’ matematica, è logica. Ma nella logica delle relazioni, dove ogni cosa è il contrario di tutto, a volte si lascia proprio perché si ama troppo (se Dante fosse ancora vivo avrebbe scritto su questa affermazione il quarto canto della Divina commedia, il titolo? Il Calvario degli innamorati).

Nell’era delle connessioni pericolose, il primo blackout comunicativo ci fa rimpiangere i tempi in cui non c’era ancora l’era del digitale, dei monosillabi, degli i love U scritti in un banale t.a. , del palmare per vedere chi è online in quest’istante.

Più che aspiranti partner sembriamo azionisti pronti a vendere al minimo accenno di crollo del titolo ed è per questo che teniamo il telefono sempre acceso, anche in compagnia del partner, mettendo in atteso l’eventuale altro candidato.

Nella giungla del chi prende/chi lascia devi stabilire da che parte stare. C’è sempre uno dei due che ama di più.

Chi prende è senza dubbio l’uomo dai tre impegni per sera, dal cellulare sempre acceso, quello che solo alla fine decide con chi o cosa fare, non si fa mai cogliere in fallo anzi, se fiuta il pericolo va all’attacco sfoderando colpi bassi che si trasformano in sensi di colpa addosso al partner.

Di contro chi riceve è chi si tiene libero sempre nell’attesa del chi prende, con il cervello costantemente caricato sull’oggetto desiderato.

Alla fine, però, non ci sono né carnefici e né vittime ma solo persone (due) che altrimenti si annoierebbero a morte da sole.

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