Il procuratore di Messina in aula domani a Reggio: è accusato di aver scritto l’esposto anonimo diffamatorio

Adolfo Parmaliana, suicida il 2 ottobre 2008

E’ l’ora della verità per Franco Cassata, procuratore generale di Messina. E’ una svolta clamorosa quella maturata lo scorso dicembre nelle indagini sul dossier anonimo che infangava la memoria del prof. Adolfo Parmaliana. La Procura reggina ha disposto allora la citazione a giudizio di Cassata e praticamente è stata saltata la fase dell’udienza preliminare.

L’alto magistrato messinese, dunque, dovrà comparire adesso, lunedì 6 febbraio, davanti al Giudice di pace di Reggio per rispondere dell’accusa di concorso in diffamazione pluriaggravata. Secondo il sostituto procuratore Federico Perrone Capano, titolare dell’indagine, il pg Cassata si sarebbe reso responsabile, in concorso con gli esecutori materiali allo stato ignoti, dell’invio dell’esposto anonimo intitolato “A quanti odiano la verità”.

Il documento era circolato nel settembre del 2009, in prossimità della pubblicazione del libro di Alfio Caruso “Io che da morto vi parlo”, sulla storia di Adolfo Parmaliana, ordinario di Chimica a Messina che il 2 ottobre 2008 si era suicidato lanciandosi da un ponte. In una lunga lettera scritta prima di compiere il tragico gesto, Parmaliana aveva lanciato pesanti accuse sulla magistratura barcellonese e messinese, sostenendo che era stata realizzata nei suoi confronti un’azione di delegittimazione. E ne aveva anche fornito la spiegazione: «Solo perché – affermava il docente – ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando la mafia e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati».

La moglie di Parmaliana aveva proposto querela contro gli autori dell’anonimo, indirizzando subito le indagini verso la Procura Generale di Messina ed evidenziando un errore che sarebbe stato commesso da chi aveva fatto circolare lo scritto anonimo: era stata, infatti, allegata una sentenza della Cassazione inviata da una cartoleria di Barcellona Pozzo di Gotto alla Procura Generale di Messina.

Secondo i congiunti di Parmaliana, solo dentro la Procura Generale di Messina poteva essere stato redatto lo scritto anonimo. In sede di indagini, stando a quanto accertato dagli inquirenti reggini, sarebbero emerse le responsabilità del procuratore generale di Messina Franco Cassata proprio in relazione all’invio del documento anonimo che screditava la memoria dell’ordinario di Chimica.

La procura reggina ha attribuito particolare rilevanza al contenuto della lettera lasciata da Parmaliana. E le accuse pesanti come macigni lanciate con quella missiva sono state riprese a piene mani dal sostituto Federico Perrone Capano in sede di formulazione del capo di imputazione.

Il magistrato reggino è giunto alla conclusione di non richiedere l’archiviazione e non ritenendo necessari ulteriori atti di indagine ha emesso decreto di citazione a giudizio formulando a carico di Cassata l’accusa di diffamazione pluriaggravata in concorso con l’aggravante di aver addebitato alla presunta vittima fatti determinati e di aver agito per motivi abietti di vendetta. Ora si va in aula.

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