Il magistrato scelse “il sacrificio”. Le rivelazioni del colonnello Sinico sentito come teste al processo Mori

Paolo Borsellino

Paolo Borsellino sapeva che stavano preparando un attentato contro di lui ma scelse il sacrificio. A sostenerlo è il l colonnello Umberto Sinico, che ha deposto come teste della difesa al processo Mori.

L’ufficiale ha raccontato che alla fine di giugno del ’92 i carabinieri informarono il magistrato di avere appreso da un confidente che nell’ambiente carcerario «era voce ricorrente che fosse in fase avanzata un attentato» a Borsellino, poi ucciso il 19 luglio dello stesso ’92 in via D’Amelio, a Palermo.

«Lo so, lo so: devo lasciare qualche spiraglio, altrimenti se la prendono con la mia famiglia», avrebbe risposto Borsellino, votandosi dunque consapevolmente al sacrificio. Lo «spiraglio» alla sua sicurezza avrebbe permesso al magistrato di mettere al riparo la sua famiglia da eventuali ritorsioni.

L’informatore, ha detto Sinico, rispondendo alle domande dell’avvocato Basilio Milio, era Girolamo D’Anna, di Terrasini, «in confidenza» con il maresciallo che comandava la stazione del paese a 40 chilometri da Palermo, Antonino Lombardo, poi morto suicida nel marzo del ’95.

«A sentire D’Anna – come racconta il Corriere della Sera -, nel carcere di Fossombrone, andammo io – ha raccontato il colonnello Sinico – Lombardo e il comandante della compagnia di Carini, Giovanni Baudo, ma Lombardo fu il solo a parlare con D’Anna, che disse dell’esplosivo e dell’idea di attentato. Subito ripartimmo e andammo dal procuratore a riferirglielo e lui ci rispose in quel modo, di saperlo e di dover lasciare qualche spiraglio. “Procuratore – risposi io – allora cambiamo mestiere”». Secondo Sinico Girolamo D’Anna era un uomo d’onore «posato», cioè estromesso, perché vicino a Gaetano Badalamenti: «Era persona di grande carisma, veniva interpellato dai vertici della sua parte criminale».

Le affermazioni di Sinico escludono del tutto sia che vi fossero contrasti tra Borsellino e la sezione Anticrimine dei carabinieri di Palermo e sia le tesi secondo cui al magistrato fu nascosto dai carabinieri che fosse arrivato l’esplosivo per compiere l’attentato ai suoi danni.

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