I 6 “principi” delle colline (Hollywood) contro i sei della valle (Silicon):  le nuove gerarchie del mercato mondiale

sfida per la fruizione dei contenuti audiovisivi

Il mondo si é appena accorto che, da quando il contenuto audiovisivo é diventato re (“content is king”), la nuova aristocrazia si é trasferita ad Hollywood sotto sei principati: Fox, Sony Pictures, Nbc Universal, Warner Bros, CBS Studios e Walt Disney. I principi hanno tutto: denaro e fondi di denaro, talenti, star, dirigenti capaci, distribuzione, contenuti ed attenzione morbosa.

Non c’é media nel mondo – cartaceo o elettronico – che non dedichi spazio ad Hollywood tanto quanto alla politica e finanza. Collettivamente gli studios ora controllano l’80% del mercato audiovisivo mondiale con un ottimo bilancio finanziario per gli Usa.

La porzione rimanente del mercato va ad una dozzina di mini-majors (FremantleMedia, Starz, Lionsgate, etc.) e a circa 500 societá minori a cui va meno del 10% delle vendite. Tutta l’Italia audiovisiva, che come acquirente é tra gli 8 principali clienti del regno hollywoodiano, a sua volta ricava solo 20 milioni di euro l’anno dalle vendite internazionali dei contenuti (escluso il calcio).

Ci sono poi sei principati situati ad appena 400 km a nord di Los Angeles, nella Silicon Valley, e ciascuno con capitalizzazione piú alta dei principati di Hollywood.

Per ora i principi hollywoodiani vogliono il denaro dei principi della valle (anche per rimpiazzare il moribondo mercato dei Dvd) e infatti questi ultimi necessitano dei loro prodotti. Contenuti che peró non tutti ad Hollywood vogliono cedere agli “Incos” o Internet companies.

Infatti, in una delle tante conferenze alle fiere TV, Ted Sarandos, alto dirigente di NetFlix, una delle Incos nel settore della distribuzione audiovisiva, si é lamentato che societá come Hbo (della Warner Bros.) e Starz Media, ad esempio, non sono interessate a vendergli i loro prodotti.

Ma presto la situazione cambierá e questo per tre motivi. Primo: alcuni studios vendono a peso d’oro agli “Incos” prodotti d’archivio e non correnti per non “cannibalizzare” le attuali finestre di sfruttamento (cinema, pay, Tv, ecc.). Secondo: i ricchi Incos cominceranno a produrre loro stessi contenuti esclusivi senza badare a spese, esattamente come fanno ora gli studios.

Ad esempio, NetFlix ha investito 100 milioni di dollari per produrre la serie “House of Cards” con Kevin Stacey. Terzo: gli studios non devono avere piú tra i piedi un “intermediario” che si trattiene il 30% dei ricavi, anche perché la tecnologia digitale permette loro di arrivare al consumatore direttamente.

Quindi, da una parte gli Incos hanno in mano i canali di distribuzione (IpTv, streaming e download) ma non ancora i prodotti audiovisivi ad alto valore, dall’altra parte gli studios hanno contenuti di qualitá elevata, ma non ancora il sistema di distribuzione al consumatore. Da tener presente che, fino a poco tempo fa, gli studios si sono sempre serviti di intermediari per la distribuzione dei loro prodotti (cinema, reti Tv, negozi home video per cassette e Dvd e, ultimamente, gli Incos).

Ma ora che la tecnologia digitale, la banda larga e la ridotta regolamentazione hanno rivoluzionato tutto il sistema di distribuzione, gli studios hanno prima acquistato le reti Tv per la distribuzione broadcast e cavo ed ora si stanno preparando per la distribuzione broadband.

Naturalmente, a contrastare questi piani sono arrivati gli Incos, per i quali il business dell’intrattenimento é diventato uno dei loro pilastri principali. La soluzione prevista é quella attuata prematuralmente da Aol quando acquistó Warner Bros. (operazione che all’epoca non ebbe esito positivo), cioé che gli Incos — i cui dirigenti stanno arrivando da Hollywood — acquistino gli studios, oppure potrebbe avvenire il contrario, a seconda degli umori di Wall Street.

Recentemente, poi, i principi delle colline si sono alleati con i baroni del Parlamento Usa per cercare di far approvare la cosiddetta SOPA, una proposta di legge contro la pirateria online che avrebbe danneggiato gli Incos.

Proposta subito rigettata dagli Incos che hanno mobilitato tutto il mondo dell’online per farla subito affossare. Per ora, comunque continua a tenere la tregua armata che consiste nella creazione di un nuovo sistema di distribuzione chiamato UltraViolet, che gli studio hanno sviluppato assieme agli Inco per una piú efficace vendita online di contenuti.

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