Il commissario Gabrielli annuncia “serviranno 7-10 mesi per rimuovere la nave”: ma non sa che siamo nel 2012?

il relitto di Costa Concordia

“Ci vorranno dai 7 ai 10 mesi per la rimozione” della nave. E’ quanto dichiarato dal commissario delegato all’emergenza Franco Gabrielli nell’ormai consueto briefing quotidiano con i giornalisti all’isola del Giglio.

Lo abbiamo detto e scritto in altre circostanze, e siamo costretti a ribadirlo: l’Italia sta facendo agli occhi del mondo una figuraccia indegna e fallimentare, nelle operazioni di recupero del relitto e nelle ricerche dei dispersi.

Repetita iuvant: nel 2012 non è ammissibile che per la rimozione di una nave, che “dorme” a pochi metri dalla terra ferma e non in mare aperto, servano 7 o 10 mesi. Cento anni fa sarebbe stato del tutto legittimo e del tutto comprensibile un arco di tempo talmente ampio. Adesso no.

Si parla e si dibatte di Schettino, ma se un comandante che fugge ha probabilmente ucciso una volta 30 persone, la lentenza italiana negli interventi di questi giorni ha presumibilmente tolto la vita una seconda volta ad alcuni di quei dispersi.

Restare senza via di scampo a bordo della nave  e poi attendere invano che qualcuno venga a salvarti. Si potrebbe sintetizzare su questi due cinici binari il dramma di questo naufragio. Basterebbe ricordare la storia di Rose Metcalf, la ballerina che dalla nave ha scritto con il proprio telefonino su internet “venite a salvarmi”: lei è riuscita a farcela e il cellulare le ha salvato la vita ma proviamo ad immaginare se in quella stessa condizione si sono trovati altri naufraghi vivi e impossibilitati a farsi trovare o ascoltare.

Giorni fa un nostro attento – e competente – lettore ha postato un commento ad un articolo su Blogtaormina e per chi non lo avesse letto lo riprendiamo qui, perchè di fatto sintetizza il pensiero di come vadano fatte queste operazioni e con quale celerità.

La nave andava rimessa in linea di galleggiamento organizzando “da subito”, in concomitanza con l’inizio delle ricerche dei sopravvissuti e dopo le opportune verifiche, diverse squadre specializzate. Con la parte sommersa ancora integra le fasi erano queste: FASE 1-saldatura della falla e chiusura stagna di aperture varie, posizionamento di 4 camere d’aria sotto la parte sommersa, trivellamento fondale e inserimento barriera a 5 mt dalla chiglia sin. di profilati in acciaio inclinati di 70° a ovest, ancoraggio della nave all’isolotto con 2 cavi a tensione passiva di 60 mt. FASE 2-pompaggio dell’acqua all’esterno con idrovore, collocamento di 4 palloni su linea galleggiamento anca di prua e poppa, controllo tenuta stagna generale, recupero rimanenti cadaveri. FASE 3-attracco di 4 rimorchiatori, 2 di prua 1 all’anca di prua e 1 a quella di poppa, se necessario un rimorchiatore a spinta di poppa, infine gonfiaggio dei palloni sommersi. Tempi previsti tra preparazione e attuazione tra i 7 e i 10 giorni. Questo significa bonifica in sicurezza della nave in un porto e in tempi relativamente stretti, restituzione dei corpi dei defunti ai propri cari ancora in condizioni decenti, ma purtroppo siamo in Italia”.

Cos’altro aggiungere? Non occorre essere dei tecnici per realizzare che la “Costa Concordia” andava recuperata o in qualche modo rimessa in posizione normale, con una strategia immediata e non a lungo termine. Quanto si diceva sopra, dimostra che esistono tecniche all’avanguardia e soluzioni efficaci che non sono nè fantascienza nè utopia. 

Assistiamo, altresì, ad un indecoroso balletto metereologico, nel quale ci si trova ora in balia dello spostamento (prevedibile) della nave, il forte vento e l’ingrossamento del mare dopo che per giorni le acque, calme, del Giglio erano state anzi pienamente favorevoli.

Sarebbero state enormi o quantomeno concrete le possibilità di recuperare ancora in vita alcuni dispersi, volendo ricordare che le voci di passeggeri intrappolati sono state udite sino alla giornata di domenica. Poi è chiaro che l’ipotermia e le condizioni atmosferiche hanno spento ogni speranza e qualsiasi possibilità umana di resistere.  

E allora va fatto un grande plauso al coraggio dei sub e i palombari che si sono immersi sin qui, a loro rischio e pericolo, nella “Concordia” divenuta una “trappola”. Il resto, invece, è un ingiustificabile disastro all’italiana. Schettino prima, quelli come Gabrielli poi.

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