Furti a Montecitorio: alla deputata Paola Goisis rubata collana d’oro di 3mila euro. Ma non è l’unica vittima…

furti a Montecitorio

A pensarci viene da sorridere, eppure il Parlamento è stato preso di mira dai ladri… Quelli di professione.

Non si tratta della solita, facile ironia sul “Governo ladro”, ma dei furti che in questi ultimi tempi hanno colpito gli stessi parlamentari.

L’ultimo denunciato è quello della leghista Paola Goisis: ha subito il furto di una collana d’oro del valore di 3 mila euro. La deputata ha distrattamente lasciato incustodita su una poltrona la borsa con il gioiello all’interno per entrare di corsa in Transatlantico a votare. La Goisis denuncia la beffa, oltre al danno: “Ho fatto regolare denuncia alla polizia interna di Montecitorio e all’ufficio di sicurezza della Camera. Non potrò però usufruire della polizza assicurativa perché può coprire un furto se è avvenuto in Aula, non in Transatlantico”.

Esiste infatti una polizza per i furti subiti all’interno di Montecitorio, il cui risarcimento è previsto solo se il furto avviene in luoghi sottoposti alla diretta sorveglianza della vigilanza, come ad esempio il guardaroba. Un tempo il rimborso avveniva invece indistintamente, a prescindere dal luogo dell’appropriazione indebita. Era sufficiente presentarsi, sporgere denuncia e intascarsi il corrispettivo dell’assicurazione. Anche su oggetti mai posseduti e mai. Fu il deputato Gabriele Albonetti (Pd) a cambiare la normativa e a porre come massimale rimborsabile 600 euro.

Dal canto loro, i ladri hanno continuato imperterriti il loro operato: i furti sono stati 30 nel 2009, 33 nel 2010 e 26 nel 2011. Gli oggetti più rubati sono Ipad, agende, portafogli, gioielli e cappotti (meglio se in cachemire). Questi ultimi sembrano essere in lizza alle preferenze dei ladri e hanno colpito, tra gli altri, l’ex ministro Gianfranco Rotondi, Paolo Bonaiuti (braccio destro di Silvio Berlusconi) e l’ex deputata dell’Ulivo Elisa Pozza Tasca, cui sparì una pelliccia di visone del valore di 6 mila euro. Il colpo memorabile fu invece quello di un navigatore satellitare da barca. I luoghi in cui si ruba di più sono le poltrone nei corridoi, i bagni delle deputate, gli uffici delle commissioni e il cortile.

Bonaiuti esclude a priori il coinvolgimento dei deputati in questi furti: “No, non cominciamo a usare espressioni come ‘onorevole Diabolik’. Il Transatlantico è una specie di porto di mare. Quindi, addossare la colpa ai parlamentari se sparisce qualcosa è ingiusto”.

Ogni giorno, in effetti, entrano in Parlamento circa 500 persone tra giornalisti accreditati, assistenti di deputati, funzionari, commessi e collaboratori. È quindi verosimile che la colpa dei furti possa essere attribuita a ignoti. Rimane solo da capire come mai i deputati dovrebbero andare sul proprio luogo di lavoro (che sembra essere affollato come un mercato) con oggetto così preziosi.

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