Cadavere in una buca: forse si tratta del nordafricano ricercato per l’uccisione di Zhou Zheng e della figlia Joy

Joy Zheng

Quarto omicidio a Roma dall’inizio dell’anno: l’ennesima pagina di un’escalation di ferocia, un palcoscenico criminale dove ormai tutto sembra possibile. Il corpo di un uomo ucciso con un colpo di pistola alla testa e poi bruciato è stato trovato ieri mattina in un campo dell’estrema periferia sud lungo l’Ardeatina.

I carabinieri, chiamati da un contadino, si sono trovati di fronte a una scena definita «bestiale». Lo sconosciuto sarebbe stato ammazzato giovedì sera e gli assassini, attrezzati con un piccolo scavatore, avevano buttato il corpo in una buca per sotterrarlo e farlo sparire. Qualcosa deve aver mandato a monte l’epilogo del piano ma non ha ovviamente potuto alterare l’esito del delitto.

L’allarme è partito dal proprietario del terreno: via di Santa Fumia, località Spregamore, ultimo lembo del comune di Roma prima di Santa Palomba e di Pomezia. Il cadavere era interamente carbonizzato tanto che gli investigatori, all’inizio, non hanno capito se appartenesse a un uomo oppure a una donna. Il campo è a poco più di tre chilometri dal prato in cui nel marzo scorso fu trovato il corpo di una donna smembrata e decapitata. Il fondo di solito è chiuso da un cancello con una catena. Il contadino lo ha trovato aperto, ha fatto un giro ed è arrivato al buca con il corpo: una carcassa annerita nella quale si distingueva, di un essere umano, solo l’arcata dentaria. Niente documenti, niente vestiti e quindi (per ora) niente identificazione.

Il mistero sul nome della vittima ha alimentato nel corso della giornata le ipotesi più estreme. Molti si sono chiesti se il corpo non potesse essere quello del secondo nordafricano ricercato per l’uccisione del cinese Zhou Zheng e della figlia di sei mesi nel corso di una rapina a Tor Pignattara. Era il 4 gennaio scorso. Il complice del bandito di via Alò Giovannoli, il marocchino Mohammed Nasiri, è stato trovato impiccato giorni fa in un casolare a Boccea e non è stato ancora escluso che il suicidio sia stato una messinscena per nascondere in realtà una vendetta della malavita cinese. I carabinieri hanno affidato agli uomini del Ris gli accertamenti per stabilire l’identità dello sconosciuto di via Santa Fumia ma hanno anche escluso «qualunque collegamento» con la vicenda di Zhou e della piccola Joy.

Quel che è certo è che l’omicidio è stato preparato con cura e spietatezza. I carabinieri della Compagnia di Frascati, guidata dal colonnello Rosario Castello, hanno trovato accanto alla buca un piccolo scavatore da cantiere. C’erano anche diverse tracce di sangue e alcuni bossoli. Dinamica ricostruita più o meno così: l’uomo, di media statura, è stato portato nel campo, è stato ammazzato sul posto con un proiettile alla testa dopo che altri colpi erano andati a vuoto e poi è stato bruciato e messo nella buca. Una concatenazione di eventi che implicano una certa organizzazione: uno scavatore va trasportato con un camion e quindi al delitto probabilmente devono aver preso parte più persone. Assassini per ora senza volto e certamente senza remore.

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