Il rating del debito tagliato di due livelli, va da A+ a A-. Stesso trend anche per Spagna, Cipro, Slovenia e Belgio

Fitch "retrocede" l'Italia

Dopo il recente downgrade da parte di Standard & Poor’s, l’agenzia di rating Fitch ha declassato a borse chiuse il debito sovrano dell’Italia, portandolo da A+ ad A-, con outlook negativo. La decisione era stata ampiamente preannunciata. Il 10 gennaio scorso infatti il capo della divisione rating sovrani, David Riley, parlò di una “significativa possibilità” di un declassamento di Roma.

La scure di Fitch si è abbattuta contestualmente sul debito di altri cinque paesi dell’area euro. Si tratta del Belgio, il cui rating è stato abbassato da AA+ ad AA con outlook negativo, di Cipro (da BBB a BBB-) con outlook negativo e della Slovenia (da AA- ad A) con outlook negativo. Sull’Irlanda è stato confermato il rating BBB+, tuttavia l’outlook è stato posto a negativo.

In particolare, per quanto riguarda l’Italia, anche l’aumento dello spread, che “comporta diverse implicazioni” sulla dinamica dei costi del debito pubblico, avrebbe contribuito a far cambiare il giudizio degli economisti, che hanno comunque riconosciuto la validità delle misure prese dalla manovra e della riforma delle pensioni, sottolineando tuttavia l’alto livello di spesa pubblica e del carico fiscale che frenano la ripresa.

“Una riforma fiscale più incisiva”, ha proseguito l’agenzia, “rafforzerebbe la fiducia sul fatto che un ampio avanzo primario possa essere conseguito nei prossimi anni”.

Secondo Fitch la crisi dell’eurozona potrà essere risolta se e quando ci sarà una diffusa ripresa economica. “Il peggioramento della crisi del debito dell’eurozona ha contribuito ad annullare gli effetti positivi delle operazioni di immissione di liquidità della Banca (Santiago: BANCA.SN – notizie) centrale europea, mettendo in evidenza i rischi di finanziamento per le economie europee in difficoltà”, ha aggiunto l’agenzia di rating, precisando che è evidente che servono ulteriori riforme sostanziali della governance dell’eurozona per giungere alla stabilità economico-finanziaria, compresa una maggiore integrazione a livello fiscale.

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