Il leader del movimento: “è un’operazione mediatica”
In cella membri centri sociali e un consigliere comunale

recenti scontri tra Polizia e No Tav

Un’operazione di polizia è scattata all’alba in 15 province d’Italia per l’esecuzione di 40 ordinanze di custodia cautelare per gli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

La Polizia sta notificando 26 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, alcune misure di obbligo di dimora, un povvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e una misura di divieto di dimora nella provincia di Torino. Oltre al capoluogo piemontese, l’operazione riguarda le province di Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata, Biella, Bergamo, Parma e Modena.

Fra le decine di arresti nell’operazione della Polizia contro il movimento No Tav, alcuni riguardano frequentatori del Centro sociale torinese Askatasuna e di «case occupate» a Milano. Un ordine di custodia è stato emesso anche per un militante No Tav attivista di un comitato di Bussoleno, in Val Susa. In manette sarebbe finito anche un universitario della Sapienza di 23 anni.

I reati contestati sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti al cantiere della Tav di Chiomonte (Torino) del 27 giugno e del 3 luglio scorsi, nei quali rimasero feriti oltre 200 uomini delle forze dell’ordine e decine di manifestanti. Le ordinanze sono state emesse dal Gip di Torino, Federica Bompieri, su richiesta del Procuratore aggiunto Andrea Beconi, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Questura del capoluogo piemontese. La notifica delle ordinanze è in corso in varie città italiane, da Palermo a Trento. Il maggior numero di provvedimenti riguarda persone residenti in Piemonte.

Tra gli arrestati anche Guido Fissore, consigliere comunale di Villar Focchiardo (Torino), in Val di Susa. Il consigliere è stato portato in questura a Torino e la sua abitazione è stata perquisita. Fissore è un attivista del movimento No Tav. Solo poche settimane fa aveva accompagnato una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte.

C’è anche l’ex brigatista Paolo Maurizio Ferrari tra i colpiti da ordinanza di custodia nell’ambito dell’operazione per gli scontri di questa estate in Val di Susa condotta dalla Polizia in tutta Italia dalle prime ore di questa mattina. Dalle prime informazioni, tra gli indagati ci sarebbe anche il figlio di un altro ex brigatista residente nel milanese.

Alcuni attivisti del movimento No Tav hanno deciso di radunarsi a Villar Focchiardo, proprio dove abita Fissore. Lo hanno annunciato nel web, dove è iniziato subito il tamtam per avvertire del blitz. Gli avvocati del movimento No Tav – riferiscono gli stessi attivisti – sono già al lavoro per assistere alcuni degli arrestati.

Alberto Perino, uno dei leader della protesta, critica duramente l’operazione: «Il movimento No Tav è stato colpito perché è diventato il faro della protesta e colpendolo pesantemente con questi arresti si è voluto dare un messaggio a tutti gli altri movimenti che alzano la testa per difendere i loro diritti».

«L’altra ragione per cui si è voluto colpire il movimento No Tav – ha aggiunto Perino – è farlo passare non per un movimento popolare ma per un gruppo infiltrato e gestito dall’ala antagonista italiana. Non a caso, gli arrestati valsusini sono soltanto due, un barbiere e un consigliere comunale. Vogliono far passare – ha concluso – il messaggio che il nostro movimento non è radicato sul territorio, ma avulso e infiltrato».

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