I legali dell’imprenditore taorminese hanno depositato la richiesta di revisione del processo a Reggio Calabria

Tino Giammona

Torna in primo piano il caso dell’imprenditore taorminese Agatino Giammona, detenuto in carcere dal giugno 2011 con l’accusa di violenza sessuale.

I legali dell’uomo, condannato a scontare una pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione, hanno depositato presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria la richiesta di revisione del processo, sulla base di nuove prove che, unitamente ad altre già esaminate, dimostrerebbero l’estraneità di Giammona alla vicenda per la quale è stato ritenuto colpevole in tre gradi di giudizio.

L’imprenditore, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Augusta, secondo l’accusa, avrebbe abusato nel marzo 1999 di una donna, dipendente di una struttura ricettiva taorminese. Il fatto sarebbe avvenuto nel box-ufficio dell’uomo, allora sito presso il Terminal Bus. Già nell’interrogatorio di aprile 1999, e quindi nell’immediatezza del fatto – affermano i legali di Giamona, l’avv. Armando Veneto del foro di Palmi e l’avv. Rosario Pennisi, del foro di Catania – Giammona fece riferimento a due persone che quella sera assistettero a 20 metri di distanza all’incontro tra lui e la ragazza nel piazzale antistante il box.

I due, dopo aver appreso la notizia dell’arresto di Tino (così lo chiamano tutti a Taormina) a distanza di oltre 12 anni, si sono presentati, sconvolti perché convinti che ormai la vicenda era chiusa. Loro avrebbero visto tutto e perciò dichiarano che “Giammona non entrò quella sera nel box ufficio, dove si sarebbe consumata la violenza.

Anche la moglie, in dibattimento, dichiarò che Giammona non era neppure in possesso delle chiavi del box. Sempre secondo quanto sottolineato dai legali di Giammona, “durante il processo era emerso che la ragazza aveva già presentato molteplici denunce contro diversi soggetti ancora prima della denuncia contro Giammona”: i “testimoni nel processo, in riferimento a queste altre denunce, a suo tempo furono proprio due carabinieri e oggi anche coloro che avevano subito denunce dalla donna dopo simulazioni e messe in scena ad opera della stessa”.

Dopo la condanna di Giammona “sono venute fuori altre denunce sporte per analoghi motivi dalla donna contro soggetti con i quali aveva intrattenuto relazioni amorose”. Gli avvocati Veneto e Pennisi ritengono sia stato determinante il fatto che “a suo tempo non venne disposta l’ispezione fisica di Giammona in merito al morso che la ragazza gli avrebbe dato e così è andata persa l’unica prova oggettiva”.

“Ora – concludono i legali – si dovrà attendere il responso della Corte d’Appello, fiduciosi che dovrà preliminarmente pronunciarsi sulla ammissibilità del richiesto giudizio di revisione”.

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