Caso Mills: “prescrizione prima della sentenza”. Sul processo Ruby gli avvocati lasciano l’aula per protesta

Silvio Berlusconi

Il Cavaliere torna all’attacco delle toghe. I difensori di Silvio Berlusconi hanno depositato alla Corte d’Appello di Milano l’istanza di ricusazione nei confronti dei giudici del processo Mills. Al centro dell’istanza c’è la convinzione della difesa che la prescrizione scada prima della data fissata dal collegio per la sentenza, l’11 febbraio.

I legali avevano chiesto al collegio la possibilità di cancellare l’udienza del 30 gennaio, perché cade in concomitanza con un altro procedimento a carico dell’ex premier, l’udienza preliminare del procedimento in cui è accusato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda del pubblicazione dell’intercettazione tra Fassino-Consorte ai tempi della scalata di Unipol alla Bnl, in cui Berlusconi deve rilasciare dichiarazioni spontanee.

Inoltre, i due difensori hanno fatto presente che doveva essere saltare l’udienza del 10 febbraio, perché tra il 9 e l’11 febbraio ci sono due udienze del processo Mills e in particolare quella dell’11 febbraio è l’udienza dedicata alle arringhe difensive. I difensori avevano chiesto di spostare l’udienza del 10 febbraio e recuperarla in un’altra data. Quando i giudici hanno risposto che avrebbero deciso alla fine dell’udienza, i difensori si sono detti «indignati» e hanno lasciato l’aula, delegando la difesa agli avvocati Filippo Dinacci e Giorgio Perroni.

I magistrati sono quelli del collegio della decima sezione penale di Milano, presieduto da Francesca Vitale, che sta celebrando il processo Mills, dove l’ex premier è imputato per corruzione in atti giudiziari. Proprio ieri, i giudici dopo una lunga camera di consiglio erano usciti con una ordinanza che aveva tagliato tre testimoni alla difesa di Berlusconi e aveva fissato l’udienza per l’esame dell’ex presidente del Consiglio per il 31 gennaio, anche se i difensori sostenevano che si dovesse fare dopo la conclusione dell’esame testimoniale dell’avvocato inglese (che prosegue il prossimo 3 febbraio).

L’istanza dovrebbe essere affidata alla quinta sezione della Corte d’appello di Milano, che poi dovrà decidere sulla richiesta della difesa. In questi casi, di regola, la decisione della Corte d’appello avviene in tempi rapidi e, stando alla giurisprudenza maggioritaria, il processo non si blocca in attesa della decisione sulla ricusazione. Sempre stando alla giurisprudenza, i giudici, se non è ancora arrivata la decisione sulla ricusazione, devono però fermare il processo prima della sentenza, cioè prima di entrare in camera di consiglio.

Sul caso Ruby, i legali abbandonano l’aula del processo. Gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, dopo uno scontro con i giudici della quarta sezione penale sul calendario delle udienze del dibattimento, hanno lasciato l’aula. All’inizio dell’udienza del processo Ruby che vede l’ex premir indagato per concussione e prostituzione minorile, gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo si sono tolti la toga e hanno abbandonato l’aula, nominando due loro legali sostituti per seguire l’udienza, dopo uno “scontro” con i giudici della Quarta Sezione penale sul calendario delle udienze del dibattimento.

I difensori infatti hanno chiesto al collegio la possibilità di cancellare l’udienza di lunedì prossimo, perché in concomitanza con un altro procedimento a carico dell’ex premier, ossia l’udienza preliminare che vede Berlusconi accusato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda del nastro Fassino-Consorte ai tempi della scalata di Unipol alla Bnl.

Inoltre, i due legali hanno fatto presente ai giudici (presidente del collegio Giulia Turri) che doveva essere tolta l’udienza del 10 febbraio, perchè tra il 9 e l’11 febbraio ci sono due udienze del processo Mills e in particolare quella dell’11 febbraio è l’udienza dedicata alle arringhe difensive. I difensori avevano chiesto di spostare l’udienza del 10 febbraio e recuperarla in un’altra data. I giudici hanno risposto che avrebbero deciso alla fine dell’udienza, ma i difensori si sono detti «indignati» da questo comportamento del collegio. Così hanno lasciato l’aula e hanno nominato come sostituti processuali gli avvocati Filippo Dinacci e Giorgio Perroni.

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