Lavoratori in piazza contro caro-gasolio. Tensione a Montecitorio e si contano 5 feriti tra i manifestanti

uno dei feriti a Montecitorio

Si infiamma la protesta dei pescatori a Montecitorio. Da mercoledì mattina un folto gruppo di pescatori, almeno un centinaio, è sceso in piazza, davanti all’ingresso principale della Camera, contro il caro gasolio.

I pescatori sono stati tenuti a distanza di sicurezza dalle transenne e dalle forze dell’ordine. Tafferugli si sono registrati intorno alle 16 con diversi lanci di petardi e bombe carta. Dopo una prima carica della polizia i pescatori hanno alzato le mani in segno di resa.

Cinque manifestanti però sono rimasti feriti e uno di loro è riverso a terra. Stando a quanto riferiscono fonti mediche, un uomo con una ferita alla testa ed un altro con una frattura alla mano destra sono stati trasportati in ambulanza subito dopo una carica di alleggerimento. Un terzo, che accusava dolori alla gamba sinistra e al torace, è stato soccorso dopo qualche minuto. Durante gli scontri con la polizia i pescatori hanno gridato più volte «vergogna» verso gli agenti in tenuta antisommossa. Dopo l’esplosione di un’ulteriore bomba carta le forze dell’ordine si sono avvicinate un’altra volta ai manifestanti cercando di spingerli ancora più distanti dalla Camera dei deputati.

Sono al vaglio degli uomini della Questura di Roma – si legge sul “Corriere” – le immagini dei momenti di tensione davanti alla Camera, ripresi dalle telecamere della polizia scientifica. Altri manifestanti responsabili dei tafferugli potrebbero essere identificati e denunciati. Secondo quanto si apprende, le bombe carta sono state lanciate verso la Camera dei Deputati ma anche verso le stesse forze dell’ordine.

I pescatori sono arrivati a Roma da tutta Italia di prima mattina, molti di loro con addosso giubbotti arancioni di salvataggio. «La Comunità Europea ci affonda», «Vi state mangiando anche le nostre barche», «Le regole del Nord Europa non valgono per il Mediterraneo». Questi alcuni degli striscioni in piazza. «Siamo qui per dire no alla licenza punti – ha detto uno dei pescatori – che ci vuole imporre la Comunità Europea così come anche il giornale di bordo. Per non parlare poi del caro carburante: così non riusciamo ad andare avanti e c’è il rischio di un blocco totale».

Già nei giorni scorsi, prima della manifestazione nazionale a Roma del 25 gennaio, i pescatori avevano iniziato le agitazioni. La protesta dei forconi e contro il caro gasolio investe anche il settore marittimo, dal Tirreno all’Adriatico, con le barche ferme in vari porti italiani e i pescatori sul piede di guerra per «l’enorme aumento dei costi di gestione delle imbarcazioni, e le norme Ue, che prevedono spese ingenti nell’ambito del Piano comune per la pesca». «

Il gasolio è uno dei problemi più seri» spiegano gli operatori portuali, ma se «la pesca italiana vuole rispettare le leggi che l’Europa, di cui è fiera di far parte, ci ha dettato, vuole arrivarci senza stravolgere i propri sistemi di pesca, le tradizioni, la cultura culinaria». «Governo e Ue -rilanciano – pretendono l’impossibile, non siamo più in grado di andare avanti, di sostenere le spese per mettere a norma le barche in base al Pcp (il Piano europeo), che dovrebbe garantire il futuro della pesca ed invece ci sta stritolando. Se proprio dobbiamo morire, vogliamo decidere noi come farlo». «Siamo allo stremo anche per colpa delle banche, che hanno chiuso i rubinetti».

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