Al Senato passa un emendamento bipartisan contro il sovraffollamento delle carceri. Chiusura entro il 2013

sei Opg in Italia stanno per chiudere

Luoghi terribili, lager disumani della civiltà moderna: adesso la loro chiusura è certa.

Stiamo parlando degli ospedali psichiatrici giudiziari, gli ex manicomi criminali, che dovranno chiudere i battenti entro l’inizio del 2013. La data fissata è il 31 marzo.

Lo stabilisce un emendamento al decreto Severino sul sovraffollamento delle carceri, presentato dai relatori Filippo Berselli (Pdl) e Alberto Maritati (Pd), approvato a maggioranza dall’aula del Senato, con 175 sì, 66 no e 27 astenuti.

I detenuti psichiatrici dovranno essere affidati ad apposite strutture organizzate dalla Sanità delle Regioni. La commissione Bilancio di palazzo Madama aveva dato parere favorevole al complesso dell’emendamento, condizionato però ad alcune precisazioni nel testo e ad alcune osservazioni negative sulle coperture finanziarie individuate.

Nel testo si stabilisce che in ciascuna Regione deve essere concluso uno specifico accordo con l’amministrazione penitenziaria per individuare una o più strutture sanitarie, fra quelle in possesso dei requisiti minimi per le strutture residenziali psichiatriche, da destinare alla sostituzione dell’ospedale psichiatri giudiziario di riferimento.

Inoltre, si stabilisce che devono essere definite le rispettive competenze nella gestione delle strutture sostitutive individuando le funzioni del servizio sanitario nazionale e quelle di competenza dell’amministrazione penitenziaria. Vengono anche istituiti presidi di sicurezza e vigilanza situati lungo il perimetro delle strutture, dunque all’esterno dei reparti in cui le strutture si articolano.

«È evidentemente un passo storico per il nostro Paese. Chiudiamo gli ospedali psichiatrici giudiziari, chiudiamo strutture che per ottant’anni sono rimaste uguali a sè stesse, diventando il luogo in cui celare ciò che per alcuni erano solo “rifiuti umani”. L’emendamento discusso oggi lo permette. Questa norma è un passo epocale per dire un no netto: il nostro Paese non può e non vuole tollerare che esista un inferno dei dimenticati». Così il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, dopo l’approvazione dell’emendamento.

Secondo un recente monitoraggio a cura del comitato ”Stop Opg” per l’abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari, costituito da un vasto cartello di associazioni tra cui la Cgil e la Fp Cgil, sono 1.419 le persone internate, tra ospedali psichiatrici giudiziari e case di cura e custodia. Di questi 1.323 sono uomini e 96 le donne. Gli uomini sono distribuiti nei 6 ospedali psichiatrici giudiziari esistenti sul territorio nazionale (Castiglione delle Stivere, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Napoli, Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto), le donne tra l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stivere e la Casa di cura e custodia di Sollicciano.

”Nessuno ha mai pensato di mettere in liberta’ potenziali serial killer”. Si rivolge alla Lega Nord con queste parole il ministro della Giustizia, Paola Severino, contestando le paure agitate dal Carroccio in merito al decreto contro il sovraffollamento delle carceri. Il primo riferimento e’ alla chiusura che il provvedimento decreta degli ospedali psichiatrici giudiziari.

”Non e’ vero che non ci siamo posti il problema delle persone socialmente pericolose. Queste, e finche’ saranno pericolose, saranno custodite in un luogo in cui si privilegia la cura ma in cui ci sara’ anche la vigilanza – protesta il Guardasigilli -. Piuttosto e’ vero che ci siamo posti il problema in termini contrari, e cioe’ quello di tutelare le persone che pur restando negli ospedali psichiatrici non sono piu’ socialmente pericolosi, a volte anche da tempo”.

Il decreto, la cui discussione in aula ha avuto qualche battuta d’arresto e momenti di tensione, dopo un iter piuttosto rapido in commissione Giustizia, era stato approvato dal Consiglio dei ministri il 16 dicembre scorso, pubblicato i Gazzetta ufficiale il 22, e deve dunque essere convertito in legge entro il 20 febbraio. Ora il testo passa all’esame della Camera per la definitiva conversione in legge. I tempi sono stretti ma il ministro della Giustizia, Paola Severino ha espresso l’auspicio di non dovere ricorrere al voto di fiducia.

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