“Prendiamo esempio dai Navy Seals con Bin Laden, uniamoci in una missione per l’America senza ostilità”

Barack Obama

La sfida è lanciata. Barack Obama si impegna a costruire un’America “più giusta” con meno diseguaglianze fra ricchi e poveri, sfidando un Congresso paralizzato dalle liti a unirsi e “lavorare in team” come hanno fatto i Navy Seals della Us Navy ad Addottabad nel blitz che ha portato all’eliminazione di Osama Bin Laden.

Sono questi i due messaggi centrali del discorso sullo Stato dell’Unione, pronunciato da Obama quando in Italia erano le 3 del mattino di oggi, con cui la Casa Bianca ha aperto la campagna per la rielezione. “La questione centrale del nostro tempo è come mantenere viva la promessa americana” ha detto Obama, spiegando che il bivio è “fra una nazione dove un numero sempre più ristretto di persone vive davvero bene e un numero crescente di americani a fatica ce la fa” e “la restaurazione di un’economia nella quale ognuno ha una giusta opportunità, tutti devono fare la loro parte e ciascuno gioca con lo stesso tipo di regole”.

E’ in questa scelta che per Obama “sono in gioco i valori non democratici o repubblicani ma americani”. E’ un’impostazione che collega il discorso sullo Stato dell’Unione con quanto detto da Obama il 6 dicembre a Osawatomie, in Kansas, richiamandosi al “Nuovo nazionalismo” di Teodoro Roosevelt a cavallo fra Ottocento e Novecento, quando il presidente repubblicano intraprese una battaglia a favore di eguaglianza ed equità sociale che gli valse all’epoca l’accusa di essere “socialista” e “comunista” proprio come oggi avviene a Barack Obama.

Se la Casa Bianca punta l’indice sulla crescente divaricazione fra ricchi e poveri è perché il presidente sente che il peggio della crisi sta passando e dunque c’è la possibilità di “costruire un’economia che durerà nel tempo”. I segnali positivi vengono da “22 mesi di seguito nei quali le imprese hanno creato in totale oltre 3 milioni di posti di lavoro” grazie soprattutto alla ripresa del settore delle manifatture “che stanno creando lavoro per la prima volta dagli anni Novanta”. L’America che Obama vuole costruire “non andrà all’indietro verso outsoursing, cattivi debiti e profitti finanziari falsi” e si basa su quattro pilastri ovvero “manifatture, energia, qualificazione del lavoro e valori americani”. Il “ritorno dell’industria dell’auto” anche grazie alla Chrysler “che cresce più veloce di ogni azienda automobilistica americana” dimostra che “ciò che è avvenuto a Detroit può ripetersi ovunque” creando un “momento di opportunità che deve essere sfruttato”. Ciò significa per Obama fare leva sulla riforma del fisco per garantire incentivi a chi investe e crea occupazione in America, senza esportarla all’estero, e abolire gli sgravi fiscali varati da Bush nel 2001 e 2003 per chi ha redditi oltre i 250 mila dollari. L’approccio al fisco è centrale per il “ripristino dell’equità”, dice Obama rilanciando la “Buffett Rule”, secondo cui ogni milionario con entrate per oltre 1 milione l’anno deve pagare almeno il 30 per cento di tasse. E’ uno dei cavalli di battaglia con cui Obama inizia la corsa alla rielezione, contando anche sulle iniziative per promuovere lo sviluppo di energia pulita ed educazione qualificata. A tratti Obama sembra parlare il linguaggio di “Occupy Wall Street” perché denuncia il “confronto fra Wall Street e Main Street, dice di non “voler tornare alla finanza senza regole” e assicura che “non vi saranno altri bailout” di banche private con soldi pubblici, citando a più riprese gli interessi del “popolo del 98 per cento”.

L’ultima parte del discorso è in crescendo, perché Obama torna a parlare di Osama Bin Laden. Lo aveva fatto all’inizio sottolineando che “per la prima volta in due decenni non ci minaccia più” ed ora serve per rendere omaggio all’unità di Us Navy Seals “che mi ha regalato la bandiera del team portata nel blitz di Abbottabad” quando venne ucciso il leader di Al Qaeda. L'”unità nella missione” dei soldati scelti “che non ragionano da democratici o repubblicani ma da americani” è il modello che Obama indica al Congresso per superare lo stallo fra i due maggiori partiti in nome dell’interesse nazionale.

Sul fronte della politica estera, Obama sottolinea con soddisfazione che “Gheddafi era uno dei dittatori più longevi” ed ora non minaccia più nessuno, si augura che il regime di Bashr Assad in Siria crolli presto, avverte l’Iran che “ogni opzione è sul tavolo contro il nucleare” e conferma “il legame inossidabile con l’alleato Israele”.

Il sostegno alla primavera araba, la sfida ai dittatori, il ritiro dall’Iraq e quello iniziato dall’Afghanistan hanno rafforzato l’America dunque “non credete a chi vi parla di declino americano perché il mondo è tornato a rispettarci”. Sulla sicurezza nazionale Obama parla il linguaggio dei conservatori così come sull’equità sociale sceglie quello dei progressisti nel tentativo di rivolgersi allo spettro più ampio di americani nel dare inizio alla corsa alla rielezione.

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