Il pianista taorminese di Costa Concordia rievoca il dramma: “le urla dei bambini come lame nella carne”

Maurizio Filistad

“Sono stati momenti drammatici, nella mia mente riecheggiano ancora le urla dei bambini e la disperazione delle persone. L’allarme è stato dato con troppo ritardo”. Il naufragio della Costa Concordia nelle parole di Maurizio Filistad, il musicista taorminese che il 13 gennaio era tra le 4200 persone a bordo della nave finita in avaria a largo dell’isola del Giglio.

Filistad, pianista molto apprezzato del “Mokambo” di Taormina, cantante e compositore, era tra coloro che intrattenevano con la propria musica gli ospiti presenti nei saloni della lussuosa nave da crociera. Sta bene ed è riuscito a salvarsi ma nel cuore e nella sua mente rimarrà per sempre il ricordo indelebile di una terribile esperienza.

Maurizio era salpato da Civitavecchia per un ”viaggio di lavoro” nel Mediterraneo: non poteva sapere nè immaginare che questa volta stava per imbarcarsi su una rotta maledetta.

A differenza di altri, Filistad, al suo ritorno a casa, ha scelto sin qui il silenzio e ha detto “no” alle luci dei riflettori e alle interviste. Non è voluto andare nemmeno a “Porta a Porta”. Ha scelto di sottrarsi a quei media che troppo spesso “spettacolarizzano” anche una sciagura. Il suo legittimo e più che comprensibile desiderio è quello di tornare alla vita di tutti i giorni.  

 “Ringrazio Blogtaormina e le tante persone che mi sono state accanto, preoccupandosi di me. Non è semplice ripensare a quel che è accaduto e raccontarlo”.

Maurizio – e siamo noi a ringraziare lui – ha voluto affidare a Blogtaormina il suo racconto del naufragio.

“Ho finito il mio turno di lavoro alle 21 – dichiara Filistad -, dopo di chè insieme ai miei colleghi siamo andati al salone “Londra”, al quinto piano. All’improvviso abbiamo sentito un rumore molto forte, un boato. In un primo momento ho pensato che ci fosse qualche lite nella nave o comunque a qualche momento di tensione in qualche altro piano della “Costa””.

“Non immaginavamo quello che stava per succedere. Poi però abbiamo visto che iniziavano a cadere bicchieri e piatti, e il nostro tavolo che si muoveva. La nave si stava inclinando. Lì abbiamo capito che stava accadendo qualcosa di grave”. “Ricordo che io ed un collega ci siamo trovati al ponte 4 – continua Filistad – e lì c’era davvero tanta confusione, il panico. Siamo andati a dare aiuto, c’era paura e confusione. Io sono salito sino al piano 11, ho visto che per fortuna eravamo vicini alla terra ferma”.

Straordinario coraggio, generosità e sangue freddo nei gesti di Maurizio. “Ancora adesso, quando guardo i filmati, non so spiegarmi nemmeno io dove ho trovato la forza per rimanere calmo e non farmi prendere dalla paura e disperazione. Ho cercato di tenere i nervi saldi e aiutare le persone”.

Maurizio si è prodigato per dare sostegno a tanti passeggeri. Con umiltà, dice di aver fatto solo il proprio “dovere” ma la generosità di questo musicista dal grande cuore, cela un comportamento eroico: lui dalla nave è sceso dopo la mezzanotte, dopo aver aiutato diverse persone e dopo aver salvato, un cittadino filippino (“l’ho afferrato in extremis per la cinghia”) e un bambino.

“C’era un bambino di 4 anni, ho visto che stava per finire in mare: sono riuscito a prenderlo ed abbracciarlo stretto a me”. “Ho fatto quello che ogni persona doveva fare, aiutare le persone che erano sulla nave e che volevano scendere a terra. Io ed un collega di Reggio Calabria ci siamo premurati di far salire le persone nelle scialuppe. Quegli istanti riecheggiano ancora nella mia mente. Le urla dei bambini erano come lame nella carne”.

Filistad ricorda uno dei dispersi: Giuseppe Girolamo, il batterista 30enne di Alberobello: “quella sera era insieme a me e gli altri colleghi al bar. Anche Giuseppe si è dato un gran da fare per i soccorsi. Ma, poi non l’ho più visto”.

Artefice del disastro è stato il comandante della nave, Francesco Schettino. Il personsaggio più discusso. Le sue bugie, le negligenze e i misteri di quella notte, dominano le cronache italiano ed estere. Ma dov’era quella sera Schettino e qual’è stato il suo comportamento?

“Il comandante – spiega Maurizio – era al ristorante. Aveva contatti comunque col ponte di comando. Non spetta a me giudicare il suo operato, ho letto e sentito dire tantissime cose, saranno le Autorità Competenti ad accertare i fatti. Dico che a noi è stato detto che c’era soltanto un guasto al motore. L’allarme andava dato subito, non con un’ora di ritardo. Il comandante doveva restare sulla nave e non abbandonarla. Schettino doveva dare l’allarme prima, le cose sarebbero andate molto diversamente. La gente voleva vedere gli ufficiali a coordinare le operazioni di salvataggio e sbarco. L’equipaggio ha fatto la propria parte aiutando i passeggeri”.

C’è amarezza nelle parole del maestro Filistad: “è vero che 4 mila persone sono state salvate ma una trentina di persone non ci sono più, rimaste intrappolate nella nave o finite in mare”.

Filistad è un taorminese cordiale e ben voluto da tutti. Nelle ore del naufragio, sin da venerdì notte, è stato il fratello Fabio a rassicurare tutti gli amici e conoscenti sulle sue condizioni: e in tanti, al ritorno in paese, hanno fatto sentire il loro affetto a Maurizio.

“Tante persone mi sono state accanto, preoccupandosi di me, adesso spero solo di dimenticare. La vita continua”.

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