Online la mappa del contagio: record in Piemonte e Campania. In 5 milioni saranno a letto con la febbre

arriva l'influenza

Come sarà l’influenza quest’anno? Lo diranno i sondaggi online, prima che medici e ricercatori. L’autunno scorso è nato un progetto europeo, coordinato da ricercatori inglesi che, attraverso il sito Influenzanet, chiede ai cittadini di registrarsi e di descrivere eventuali sintomi attribuibili all’influenza: l’obiettivo è costruire mappe del contagio aggiornate in tempo reale.

Attualmente sono iscritti al network 38.581 cittadini «sentinella » dell’epidemia, di dieci Paesi europei. Il sito Italiano si chiama Influweb e, al momento, rileva una concentrazione di persone che lamentano sintomi legati all’influenza, soprattutto nel Nord Italia, ma ancora di bassa entità; annuncia, però, un incremento delle segnalazioni per i prossimi giorni (nella scheda come proteggere i bambini)

Certo, gli individui non sono sempre rappresentativi di tutta la comunità (mancano, per esempio, i bambini), ma danno un’idea della tendenza e possono permettere di intercettare sintomi particolari legati alla comparsa di nuovi virus (l’H1N1, per esempio, dava frequentemente diarrea).

Che cosa dicono, invece, i dati ufficiali, quelli che si basano sul rapporto dei 787 medici «sentinella» sparsi in tutta Italia? «Nella settimana dal 2 all’8 gennaio—dice Alessandro Zanetti, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Università di Milano — i dati ufficiali (che arrivano sempre una settimana dopo, ndr) parlano di circa 170 mila casi, con una percentuale di 2,79 casi per mille assistiti. I più colpiti sono i bambini e le regioni più interessate sono il Piemonte e la Campania».

I primi virus influenzali sono stati identificati nel novembre scorso, ma nell’ultima settimana si sono intensificati gli isolamenti. «Nella stragrande maggioranza dei casi —aggiunge Zanetti — sono virus del tipo H3N2, il vecchio virus stagionale. È rarissimo, invece, l’H1N1, quello che aveva fatto temere, due anni fa, la grande pandemia». Il vaccino, che è esattamente uguale a quello dell’anno scorso, protegge perché contiene un virus del tipo H3N2, uno del tipo H1N1 e un virus B (che però non è ancora stato isolato in laboratorio). «Questi virus non dovrebbero cambiare molto — aggiunge Zanetti — ma quando si parla di influenza bisogna sempre aspettarsi l’inaspettato. È una malattia capricciosa e i virus possono sempre cambiare. Negli Stati Uniti è appena stata segnalata la presenza di un nuovo virus di tipo AH3N1. È un virus suino che presenta un gene tipico dei virus pandemici. Finora ha colpito soltanto persone che sono state in contatto con i maiali, ma è capace di passare da persona a persona».

La curva dei casi, in Italia, sta crescendo in modo lento ed è difficile prevedere il picco massimo. Del resto, l’epidemia è cominciata in ritardo, complice il tempo finora piuttosto mite, ma con la ripresa del lavoro e il rientro a scuola, dopo le vacanze, ci si attende un aumento progressivo dei malati. «Il numero di casi complessivi — aggiunge Zanetti — dovrebbe rientrare nella norma, paragonabile, cioè, a quello dell’anno scorso: attorno ai 4-5 milioni. Anche perché, non essendo cambiato il virus, chi si è vaccinato o si è ammalato nella passata stagione è protetto ». Per quest’anno, dunque, niente pandemia. Del resto non c’è stata nemmeno la Nina, quel fenomeno atmosferico, caratterizzato da temperature oceaniche insolitamente fredde che si manifesta nel Pacifico equatoriale: secondo una ricerca della Columbia University di New York, questo fenomeno ha anticipato le grandi pandemie del passato, come la Spagnola del 1918-1919. Secondo i ricercatori, la Nina è in grado di alterare i flussi migratori degli uccelli, ritenuti quasi unanimamente un veicolo dei virus influenzali da una parte all’altra del globo.

Le autorità sanitarie, comunque, si stanno preparando al diffondersi dell’infezione. La Regione Lazio sta sperimentando, in nove ospedali, gli «ambulatori blu» che accoglieranno i pazienti con influenza, evitando loro il passa g g i o n e i pronto soccorso dove diffonderebbero il contagio ad altri malati. Sul fronte della terapia, l’ultima notizia arriva da uno studio della Cochrane Collaboration (un gruppo di esperti che si propongono di valutare l’efficacia dei farmaci): l’oseltamivir, l’antivirale di cui si era fatto incetta ai tempi della minaccia di pandemia nel 2009, non funzionerebbe, come dichiarato invece dall’azienda produttrice.

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