Avvocato chiedeva pagamento di 2,5 mln: il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha dato ragione all’ente locale

Cga respinge ricorso contro il Comune

Pochi giorni dopo aver avuto ragione al Cga contro due avvocati di Palermo per una controversia su una transazione che risaliva al 2008, il Comune di Taormina prevale adesso sempre al Consiglio di Giustizia Amministrativa in un’altra causa concernente stavolta la richiesta di pagamento di parcelle per 2 milioni e mezzo di euro.

Questa volta la casa municipale ha ottenuto un giudizio favorevole nei confronti di un legale del Foro di Messina, che si era rivolto al Cga reclamando il mancato ottenimento di somme per un ammontare, appunto, di 2 mln 500 mila euro. Una prima fase della contesa si era già svolta al Tar. Alla fine l’ente locale taorminese è riuscita a far valere la propria tesi difensiva.

Il ricorso in oggetto era stato notificato al Comune il 20 maggio 2011. Al Comune è stata contestata la “richiesta di pagamento degli onorari dovutigli in dipendenza di incarichi legali assolti e a seguito dell’avvenuta risoluzione di un accordo transattivo stipulato tra le parti”.

Il Tar ha dichiarato inammissibile il ricorso poichè la controversia non rientrava nella giurisdizione del giudice amministrativo. La sentenza è stata quindi impugnata dal ricorrente.

“L’appello non è fondato e va respinto”: così si è pronunciato il Cga.

“Nel caso all’esame, la pretesa sostanziale dell’appellante – si legge nella sentenza – che è quella di ottenere il pagamento degli onorari che assume dovutigli in dipendenza di attività legale da lui precedentemente spiegata in favore del Comune, ha evidentemente consistenza di diritto soggettivo”.

“La pretesa – continua il dispositivo – fonda su un pregresso rapporto contrattuale che resta di natura paritaria e privatistica. Il ricorso avverso il silenzio della Pubblica Amministrazione è inammissibile quando, in realtà, il privato domanda la tutela di un diritto soggettivo. In linea generale (e salvo ipotesi di conversione: cfr. art. 32 c.p.a.) ciò vale anche quando ricorre un’ipotesi di giurisdizione esclusiva, perché altrimenti l’azione con cui si impugna il silenzio verrebbe trasformata in un’azione di accertamento”.

Secondo il Cga si è configurata la “inammissibilità del ricorso. L’appellante è stato “condannato a pagare 4 mila euro”, “oltre accessori in favore del Comune per le spese e onorari di questo grado del giudizio”.

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