Assurda fine per una ragazza calabrese di 19 anni: 10 persone dell’ospedale di Crotone adesso sono indagate

Jessica Rita Spina

Si può ancora morire nel 2012 per un parto cesareo? Purtroppo sì, e con delle gravi negligenze che adesso sono al vaglio delle Autorità Competenti.

Dieci persone, tra medici ed infermieri dell’ospedale di Crotone, sono indagati nell’inchiesta sulla morte di Jessica Rita Spina, la ragazza di 19 anni morta ieri mattina dopo un parto cesareo che ha visto la nascita del piccolo Antonio. La Procura di Crotone ha deciso di sottoporre a indagine tutti coloro che hanno avuto in cura la ragazza, dal momento del ricovero fino alla morte.

L’ipotesi di reato è di omicidio colposo. La Procura già ieri aveva disposto l’acquisizione della cartella clinica della ragazza, stamattina gli agenti della squadra mobile di Crotone hanno acquisito nuovi documenti in ospedale e hanno sentito tutti i medici che hanno avuto in cura Jessica Rita Spina. Per consentire la nuova acquisizione dei documenti e la notifica dell’avviso di garanzia a medici e infermieri indagati, la Procura ha rinviato a mercoledì mattina lo svolgimento dell’autopsia.

Il piccolo Antonio è stato dimesso dall’ospedale e portato a casa della nonna materna, Carolina Scigliano. Il neonato è stato accolto, tra lacrime e attimi di intensa commozione, dai familiari più stretti.

Lo zio: Jessica era sana, visitata in ritardo. «Mia nipote aveva fatto le analisi del sangue dieci giorni prima del suo ricovero e tutti i valori erano nella norma. Non c’era nessun problema – ha detto Pino Scigliano, zio di Jessica Rita Spina – Jessica andava in palestra, era una ragazza sana. Mercoledì ha avvertito qualche dolore e abbiamo deciso di andare in ospedale, anche se mancavano tre settimane per il termine ultimo fissato per il parto.

Dopo aver fatto il foglio di accettazione hanno portato Jessica direttamente in sala operatoria, senza nemmeno fare un minimo di accertamenti sanitari. Dopo circa due ore l’intervento è finito e dalla sala operatoria è uscito prima il bambino e poi mia nipote. I medici ci hanno setto che era andato tutto bene.

Quando la ragazza è arrivata in stanza ci siamo accorti che non respirava bene e dopo qualche ora che non riusciva a urinare. Abbiamo più volte segnalato la situazione di sofferenza di Jessica e nessuno ci ha dato delle risposte. Ci dicevano che la ragazza non aveva problemi.

Solamente 24 ore dopo l’intervento, e dopo aver visto che le gambe di Jessica erano diventate nere, è stata chiesta una consulenza ad uno pneumologo, il quale si è accorto che un polmone era bloccato ed era in atto anche un blocco renale. Jessica è stata quindi portata in sala rianimazione dove è morta. Quello che noi chiediamo è che venga chiarita tutta la vicenda e che si stabiliscano eventuali errori. Chiediamo che venga fatta giustizia».

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