I bianconeri si impongono 2-0 contro l’Atalanta: reti di Lichtsteiner e Giaccherini; Roma travolge il Cesena 5-1

Stephan Lichtsteiner

Nell’anticipo della 19a giornata la Juventus vince a Bergamo contro l’Atalanta per 2-0 con reti nella ripresa di Lichtsteiner e Giaccherini e conquista il titolo di Campione d’Inverno. Nell’altro anticipo del sabato, la Roma strapazza il Cesena per 5-1: Totti realizza una doppietta e con 211 reti diventa il miglior bomber con la stessa maglia.

La fatica di capire, di attendere e di non arretrare: forse mancava tutto questo alla Juventus per restituirle un’identità. Contro l’Atalanta, si raccoglie un 2-0 (merito di Lichtsteiner e di Giaccherini) che restituisce il titolo di campione d’inverno, dopo l’appanamento di due settimi posti consecutivi. Un riscatto come già trapelava dalle frasi pronunciate da Conte, alla vigilia.

Quer pasticciaccio brutto da allenatore, Conte se lo porta dietro: qui a Bergamo il clima ai limiti dell’ostile nei suoi confronti si legge anche nell’accoglienza riservata alla sua Juventus. Per il tecnico salentino in palio c’è un obiettivo che vale più da un punto di vista psicologico che altro. Schiera il miglior undici possibile, riproponendo Chiellini centrale di difesa con Barzagli in un 4-3-3 che non consente fraintendimenti. Almeno nelle intenzioni. Colantuono dalla sua ha la veemenza e la rabbia di una squadra schiacciata dall’ombra del calcio malato. La pressione è notevole: gli uomini di Conte non attendono, pressano senza sosta e le occasioni si ripetono: prima Pepe, poi il palo di Barzagli che vede sfumare un’opportunità che era in sé già un punto da mettere a referto.

Eppure i nerazzurri sono tutt’altro che arrendevoli come dimostra un Bonaventura che non oscura Denis, ma quasi riesce nel tentativo di sbloccare il risultato. Marchisio imposta, crea. Si assiste al reiterarsi di occasioni lasciate sfilare via. L’Atalanta, invece, cresce: il contropiede sistematico disturba non poco come nell’ottima soluzione inventata da Schelotto che Denis non concretizza. Quando tutto è pronto per l’intervallo, Vidal trova un tiro potentissimo dalla distanza: traversa.

Al rientro un cambio forzato: via Marchisio (risentimento muscolare), dentro Giaccherini. Nulla cambia a livello di modulo. Forse è l’insistenza, il convincimento, la tenacia a imprimere il cambio: Lichtsteiner, dopo essersi preso un giallo meritatamente, piomba in area mettendo dentro un pallone delizioso di Pirlo. La reazione dei bergamaschi non si palesa, come d’altronde i tocchi di Moralez (sottotono). Colantuono prova a porre rimedio inserendo Marilungo, ma il fenomeno a cui si assiste è quello di un reiterarsi di interventi ai limiti che si concludono – rispettivamente – con una distorsione per Pepe procurata da un intervento di Peluso e l’ammonizione di Marilungo per l’entrata sullo svizzero.

Conte preferisce Marrone a Krasic: il Liverpool o una qualunque altra destinazione per il serbo paiono più vicine. Scatta la protesta quando Denis e Chiellini si ostacolano a ridosso della porta di Buffon: l’attaccante è furioso, l’allenatore si tiene a fatica. Ma Celi decide di non fischiare. Forse il corso degli eventi sarebbe stato diverso. Ma è un dubbio flebile, un periodo ipotetico che sfuma all’esultanza di Giaccherini (con l’ottimo suggerimento di Marrone). La Juve è campione d’inverno.

Nell’altra gara del sabato, la Roma liquida 5-1 il Cesena all’Olimpico e continua la risalita verso i piani alti della classifica. Partita chiusa dopo appena otto minuti, sufficienti alla Roma per realizzare tre reti e a Totti per mettere a segno una doppietta che gli regala il record di 211 gol con la stessa maglia, uno in più di quelli segnati da Gunnar Nordahl con il Milan, primato che il capitano dedica alla cognata neo-mamma e alle vittime della Costa Concordia.

Padroni di casa in vantaggio dopo un solo minuto: tacco di Lamela in area e destro di Totti che, deviato da Lauro, sorprende Antonioli sul primo palo. Sei minuti dopo il bis: cross di Lamela e Totti al volo – ma da posizione di fuorigioco – realizza il 2-0. Non passa nemmeno un giro di lancette ed ecco il tris: Totti serve Greco a sinistra, cross in mezzo e deviazione vincente di Borini.

Le squadre vanno al riposo sul 3-0 e dopo l’intervallo Arrigoni prova ad inserire Candreva per Mutu: al 13° proprio il neo-entrato lancia Eder, che evita Stekelenburg con un pallonetto e insacca l’1-3. Partita riaperta? No, perché in tre minuti la Roma allunga, prima al 61° con un tap-in di Juan dopo una parata di Antonioli su incornata di Borini e poi al 69° con Pjanic, che recupera una respinta di Antonioli sul suo stesso tiro e chiude i conti di sinistro.

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