La protesta si sposta nella capitale per 15/20 giorni: in Sicilia si contano, intanto, i danni di 6 giorni d’inferno

i Forconi verso la capitale

I “Forconi” in marcia verso la capitale. Il focolaio della protesta di contadini e padroncini, dopo sei giorni,si è concluso: almeno in Sicilia.

La mobilitazione è finita: adesso è cominciata la conta dei danni: milioni di euro bruciati, tonnellate di prodotti, dal latte alle uova, fino ai pomodorini, che rischiano di marcire nei tir se non saranno consegnati in tempo, tant’è che a Palermo la Prefettura ha autorizzato la circolazione anche domani.

L’attenzione del movimento “Forza d’urto”, che annuncia adesso 15-20 giorni di protesta a Roma, è rivolta all’esito del vertice tra il premier Monti e il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, in programma mercoledì a Roma. Oltre a sconti sull’energia, i trasporti, i carburanti e la sospensione delle cartelle esattoriali, il movimento chiede la creazione di una «moneta popolare», sull’esempio della Svizzera. E proprio il governatore mostra soddisfazione per la fine dei blocchi: «Prendo atto che il buon senso è prevalso».

Per buona parte della giornata s’è temuto che la frangia più «dura» dei “Forconi” avesse la meglio su quanti, all’interno del movimento, ritenevano giusto rimuovere i blocchi per evitare di mettersi contro l’intera opinione pubblica e fare cambiare idea anche a chi, tra i siciliani, ha condiviso i motivi della mobilitazione, che ha le sue radici nella crisi economica e nella fragilità della Sicilia rispetto al resto del Paese.

I primi segnali di normalità si sono registrati a Gela, dove i distributori che avevano ancora scorte di carburanti hanno riaperto le pompe mentre al Petrolchimico è avvenuto regolarmente il cambio turno del personale addetto alla conduzione degli impianti. In città è ripresa la raccolta della spazzatura e nei supermercati sono cominciati ad arrivare i primi generi alimentari. Ad Agrigento, invece, la polizia segnalava nuovi presidi, facendo immaginare un inasprimento della situazione, allarme poì rientrato. La svolta s’è avuta con l’intervento di alcuni prefetti che hanno convocato riunioni con gli autotrasportatori per accelerare le operazioni di consegna delle merci bloccate da lunedì. In ogni parte della Sicilia i tir si sono messi in movimento, a Palermo come a Messina e a Caltanissetta le prime autobotti hanno rifornito gli impianti di carburante.

La tensione è rimasta alta invece a Catania e a Siracusa, per via dei blocchi nelle raffinerie del Petrolchimico di Priolo: i presidi sono stati rimossi solo nel primo pomeriggio, consentendo così alle autobotti di caricare la benzina per rifornire le due città. Per tornare alla normalità comunque ci vorrà ancora qualche giorno. I disagi sono stati molti. A parte l’incubo carburante, i blocchi hanno svuotato i supermercati. La mancata consegna di alcuni materiali ha costretto l’azienda fotovoltaica 3Sun di Catania a mettere in cassa integrazione i dipendenti.

Secondo Confindustria sono già sette le imprese etnee che hanno depositato la richiesta di Cig per un totale di oltre 800 lavoratori. A Sciacca, l’ufficio postale ha sospeso i pagamenti per mancanza di liquidità poichè il portavalori col contante era stato bloccato. A Modica circa due milioni di uova fresche sono a rischio, mentre a Pachino il Consorzio del pomodorino ha richiesto decine di tir per potere consegnare in tempo la merce, col pericolo di mandare in fumo 1,2 milioni di euro. In serata sono giunti a Messina, provenienti da Villa San Giovanni, i 190 mezzi pesanti fermi nelle aree di parcheggio in Calabria.

Ma se in Sicilia i contadini sotterrano i forconi, in Sardegna i contadini sono pronti a imbracciarli al grido lotta a Equitalia e al prezzo dei carburanti: gli autotrasportatori aderenti alla Fiap hanno annunciato quattro giorni di sciopero e blocchi nei porti a partire da lunedì.

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