Un nuovo decreto permetterà di accedere a un piano di ristrutturazione del debito concordato con i creditori

italiano indebitato

Di questi tempi la parola “debito” viene immediatamente associata ai conti pubblici e alla drammatica situazione finanziaria dell’Europa.

In realtà la crisi in corso sta provocando conseguenze dolorose soprattutto per i cittadini, spesso costretti a indebitarsi per fronteggiare la contrazione del potere d’acquisto. In Italia questa situazione sta assumendo contorni sempre più drammatici, con ampie fasce della popolazione che si trovano in una condizione di estrema sofferenza. Basti pensare che, in base ai riscontri effettuati dalla Cgia di Mestre, il debito medio delle famiglie italiane, a fine 2010, superava i 19.000 euro, segnando una crescita di 3.200 euro rispetto all’anno precedente.

L’ultima manovra finanziaria varata dall’esecutivo guidato da Mario Monti ha imposto ulteriori sacrifici, rendendo il quadro ancora più preoccupante per numerosi consumatori. Il governo ha quindi deciso di intervenire e, lo scorso 22 dicembre, ha deliberato un decreto legge (212/2011) che si pone proprio l’obiettivo di arginare il fenomeno dell’indebitamento privato. La nuova normativa introduce per i debitori la possibilità di organizzare un autentico piano di ristrutturazione finanziaria con i propri creditori, in modo da estinguere ogni pendenza in maniera graduale e ragionata.

Nella prima parte il decreto definisce la nozione di sovraindebitamento, basato essenzialmente sul concetto di squilibrio tra “le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte”. In sostanza i destinatari della legge sono coloro i cui beni non sono sufficienti per ripianare il passivo, anche in un arco di tempo piuttosto lungo. Il secondo articolo individua i soggetti che non possono usufruire delle nuove misure: si tratta dei debitori che negli ultimi tre anni hanno già fatto ricorso a meccanismi analoghi e che sono soggetti a procedure giudiziali per insolvenza.

Nei passaggi successivi il decreto entra nel merito dell’accordo che le parti devono sottoscrivere. Il concordato deve mirare alla completa ristrutturazione del debito, anche mediante la cessione di crediti futuri. Nel caso di beni insufficienti, la proposta può essere integrata da beni portati da terzi, i quali devono quindi firmare l’istanza. I documenti vanno poi depositati al tribunale presso cui il debitore ha la residenza. Per ottenere l’omologazione dell’accordo è necessario che esso comprenda almeno il 70% dell’ammontare dei crediti che formano l’indebitamento. Il decreto legge introduce anche la figura di un nuovo organismo, composto da professionisti competenti in materia, incaricato di raccogliere le varie dichiarazioni e di trasmettere e tutte le parti una relazione che valuti l’effettiva possibilità di raggiungere la percentuale concordata. Una volta trascorsi dieci giorni, l’organismo invia la valutazione al giudice che decide se omologare o meno la conciliazione.

E’ ancora troppo presto per valutare i possibili benefici determinati dalla nuova norma, è tuttavia prevedibile che essa diventi uno strumento adoperato da una consistente fetta della popolazione italiana. La crisi non accenna ad attenuarsi e la richiesta di un prestito per molti è diventata una scelta obbligata.

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