Un popolo in piazza: l’orgoglio di chi è stanco di essere depredato e non vuole più essere il “Bancomat d’Italia”

i forconi in piazza contro la crisi

Quando lunedì scorso sono partite le proteste, nessuno probabilmente avrebbe mai pensato che i disordini potessero arrivare ad assumere il seguito popolare che si sono poi guadagnate. È forse per questo che fino a ieri anche giornali e testate nazionali non avevano dato risalto a quei fatti che stavano avvenendo in Sicilia.

In effetti, mentre l’opinione pubblica era tutta concentrata sulla triste fine della Costa Concordia, due movimenti siciliani, Il Movimento dei Forconi (sarebbero i camionisti) e Forza d’Urto, indicevano, a partire da lunedì 16, cinque giorni di proteste in tutta l’isola contro l’aumento del prezzo dei carburanti, passati da 30 ad 80 centesimi al litro in tre anni. A capeggiare la rivolta, ovviamente, autotrasportatori, agricoltori e pescatori che, oltre a rappresentare tre settori cardine per l’economia siciliana, sono risultati i più colpiti dai rincari.

Disseminati su tutto il territorio regionale, hanno occupato e paralizzato con numerosi posti di blocco alcuni snodi strategici delle infrastrutture siciliane, come gli accessi autostradali di Catania e Palermo, il porto di Messina,il petrolchimico di Priolo, fino a Gela e Caltanissetta. Non sono mancati anche episodi incresciosi: a Santa Flavia, un paese a venti chilometri da Palermo, nella mattinata di martedì, solo per un soffio un treno non ha investito alcune decine di manifestanti che bloccavano i binari, mentre a Lentini, in provincia di Siracusa, un venditore ambulante, in circostanze ancora da chiarire, ha addirittura accoltellato un camionista al volto, procurandogli una profonda ferita che gli costerà 25 giorni di prognosi riservata.

Uno dei primi risultati generati dalla rivolta è certamente stato quello di provocare panico e apprensione tra i siciliani. Che infatti hanno subito assaltato le stazioni di servizio per ottenere un pieno, temendo appunto l’esaurimento delle scorte.

Esaltate in un primo momento sui social network, le proteste – scrive “Il Levante” – hanno poi attirato a sé diversi motivi di scetticismo tra i maggiori organi di stampa. Le maggiori perplessità riguardano innanzitutto un presunto ruolo della mafia all’interno della rivolta. Si teme infatti che le organizzazioni criminali stiano strumentalizzando e sobillando i disordini per lanciare messaggi al Governo, o comunque sicuramente al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, accusato da uno dei capirivolta, Martino Morsello, di aver preso in giro i cittadini “promettendo loro la defiscalizzazione dei prodotti petroliferi e l’applicazione dello Statuto Siciliano”.

Il secondo motivo di perplessità è legato certamente alla natura dei gruppi che stanno guidando la rivolta. Il primo, il Movimento dei Forconi, è nato l’estate scorsa ad Avola, in occasione di una visita dell’allora ministro dell’agricoltura Saverio Romano (anche egli siciliano) cui subito aderirono anche i pastori sardi. I suoi tre fondatori, Martino Morsello, Mariano Ferro e Giuseppe Scarlata, hanno tutti avuto a che fare nel passato con il mondo politico e imprenditoriale, intrecciati in storie ancora del tutto da chiarire.

Forza d’Urto, invece, ha riunito due sigle di autotrasportatori: “Aitrass” e “Aiass”, guidate rispettivamente da Salvatore Bella e Giuseppe Richichi. Non mancano screzi e scaramucce: il primo sarebbe fortemente inviso all’altro movimento, quello dei Forconi, per un’incresciosa storia che ha riguardato negli anni scorsi la realizzazione di un autoparco. Manco a dirlo anche Richichi e Bella hanno in passato collezionato varie esperienze politiche con diversi partiti. Le proteste poi, hanno ricevuto anche il sostegno di alcuni gruppi estremistici, come Forza Nuova, il partito di estrema destra di Roberto Fiore.

Quella della defiscalizzazione dei prodotti petroliferi sull’isola è tuttavia una battaglia che da decenni i siciliani stanno portando avanti, ricordando soprattutto che la loro regione raffina il 40 percento del greggio consumato su tutto il territorio nazionale, sopportando per questo un inquinamento ambientale non proprio trascurabile. Ma considerando, soprattutto, che due regioni a statuto speciale del nord, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, già godono delle esenzioni.

Le proteste dei siciliani hanno forse assunto, per certi versi, una valenza ulteriore e più secessionista. A molti di loro è balzata agli occhi l’immagine dei famosi Vespri siciliani, quel dipinto di Francisco Hayez che ricorda l’insurrezione del tredicesimo secolo contro il nemico francese. E proprio l’altro ieri uno dei leader affermava: “Una volta si protestava contro la mafia, oggi contro lo Stato”.

Interessante sarà nei prossimi giorni seguire, oltreché gli sviluppi dei disordini, anche e soprattutto il modo con il quale il mondo politico tenterà di interloquire con i “forconi” rivoltosi. Stavolta i manifestanti sono determinati ad andare in fondo: pacifici ma non ingenui.

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