Schettino sotto i riflettori, ma il rimedio è peggiore: troppa lentezza nelle operazioni di ricerca dei dispersi

il relitto di Costa Concordia a pochi metri dalla terra ferma

“Disastro all’italiana”: così un giornale estero ha ribattezzato in modo impietoso il naufragio della nave “Costa Concordia”. Si è detto e si continua a raccontare tanto, quasi tutto, di questa tragedia che per 4 mila persone si è conclusa con un lieto fine ma che ancora adesso vede mancare all’appello quasi 30 persone, tra le quali Dayana, una bambina di 5 anni, quasi certamente morte.

Non basterebbe un fiume di parole e un oceano di disappunto per descrivere quanto sia stato irresponsabile e incapace Francesco Schettino. Un comandante che porta la nave contro uno scoglio sino addirittura a strapparlo, con una manovra talmente assurda e inconcepibile che nemmeno un principiante del mare avrebbe fatto. Un comandante che per oltre un’ora, insieme al suo equipaggio, nasconde la verità ai passeggeri e alle autorità competenti, mentre l’acqua già invade la nave.  Un ufficiale che si intrattiene al ristorante con una donna anzichè stare ai posti  di comando. Ma soprattutto un “signore” – se cosi lo si può chiamare – che si cala su una scialuppa e fugge dalla nave che affonda: in salvo sugli scogli mentre in quegli stessi istanti 4mila persone sono nelle disperazione totale, sospese in mare tra la vita e la morte.

Un Paese intero, e non soltanto, ha trasformato Schettino nel “pulcinella” di turno, il colpevole di una sciagura che ha peggiorato la sua situazione con una enormità di bugie, contraddizioni e vigliaccheria.

Ma adesso il problema non è Schettino. A destare sconcerto è la lentezza e inadeguatezza delle operazioni di soccorso della Costa Concordia, sia nell’immediatezza che adesso. I media nazionali-istituzionali non evidenziano, per forza di cose, l’enorme perdita di tempo che sta caratterizzando le operazioni di perlustrazione della nave, e in pochi sottolineano gli sbagli logistici e operativi che si susseguono sin dalla notte della tragedia per quanto concerne il recupero dei dispersi.

Andiamo per ordine: la sera del naufragio, premessi i ritardi di cui si è reso colpevole Schettino, le autorità preposte da terra – farraginose e per nulla celeri nella strategie e nelle azioni concrete – sono state altrettanto incapaci di favorire il recupero di quei dispersi che pare siano finiti in mare ma che non si trovano.

Vero, verissimo, è che sono state salvate 4 mila 200 persone, ma nonostante i misfatti del comandante, vi erano comunque buone possibilità di salvare quelle 29 persone che non sono state mai più ritrovate. Non è retorico nè semplicistico spingersi in questa considerazione.

Nello stesso momento in cui i passeggeri della nave sono stati calati nelle scialuppe ed al contempo quando c’era chi già si gettava in mare, sarebbe stata cosa saggia portare in zona tutte le imbarcazioni da terra  – quelle, insomma, disponibili nell’intero comprensorio del Giglio- e disporre concentricamente ogni natante attorno alla Costa Concordia per presidiare di fatto l’intero specchio di mare dove qualcuno è forse caduto.

La nave si trovava a pochi metri dalla riva e non in mare aperto: aspetto di enorme rilevanza per facilitare o rendere certamente meno complicate delle ricerche in notturna.

Un qualsiasi disperso che finisce in mare e che presumibilmente indossava allora il giubbotto rosso non poteva svanire nel nulla: almeno non in pochi minuti.

E’ poi il vero disastro nel disastro, le operazioni di soccorso in atto in questi giorni: è possibile che nel 2012, nel Terzo Millennio, quando l’uomo è riuscito persino ad andare nello Spazio e realizzare le cose più impensabili, si debba assistere alla scene imbarazzanti che sta mostrando l’Italia al mondo in questi giorni?

Sembra di esser tornati un secolo indietro. C’è il relitto di una nave che “dorme” poggiata su un fianco, vicino a uno scoglio, in una secca. Attorno ad essa girano un paio di piccole imbarcazioni e in cielo gli elicotteri a sorvolare, poi c’è qualche sub (pochi, certamente non tutti quelli che potevano e dovevano essere messi subito a disposizione da tutta Italia per setacciare ogni millimetro di mare) che con estremo coraggio si immerge nella nave tra mille difficoltà e pericoli, e gli incursori che anche loro tentano di aprirsi i varchi e trovare qualcuno. Tutto qui. E’ questo il grande dispiegamento di forze che sa offrire l’Italia di fronte al più grande disastro marittimo di tutti i tempi. Con il contorno di non si sa quante unità addette a fare rilevamenti tecnici.

Ah già: le operazioni di recupero della nave. Talmente complicate che ci vorranno settimane, forse mesi per rimuovere il relitto. Una visione dei fatti che non convince.

Nel 2012, nell’era del grande progresso infrastrutturale e tecnologico, è mai possibile che, anzichè fare mille manovre preparatorie necessitanti di chissà quanto tempo, nessuno abbia pensato di predisporre, nel giro di un paio di ore, un aggancio immediato della nave dal porto con delle strutture in grado di sollevare in qualche modo un relitto che giace vicino alla terra ferma? Possibile che non fosse possibile piazzare subito e non fra un mese i cuscinetti o qualunque altra cosa, sotto la nave per metterla in qualche modo in equilibrio e accedere in modo più agevole agli interni?

Un passaggio che sarebbe stato fondamentale per recuperare vivi e non cadaveri eventuali superstiti che potevano resistere per 24-48 ore. E anche per evitare il disastro ambientale, che continua ad incombere sull’isola.

Ora è chiaro che se qualcuno era forse riuscito a restare in vita, intrappolato nella nave, non ce l’ha fatta, sconfitto dal freddo e l’ipotermia. Sino a domenica, ricordiamo, c’erano ancora voci che dalla “Concordia” gridavano aiuto, e sono state udite dai soccorritori.

Agghiacchiante è provare ad immaginare quei naufraghi intrappolati in una nave, speranzosi che qualcuno li avrebbe salvati. Soli tra i tentacoli del mare, rapiti dagli abissi, sfiniti ad attendere chi non verrà mai. La sequenza perfetta di una trama dell’horror, una scena che si trasforma nel più spietato appuntamento con la morte. Ed è stato come morire due volte.

I familiari in attesa di notizie e di un miracolo che non potrà più esserci, perchè l’Italia del 2012 è quella che perde tempo appresso alla burocrazia e alla consuetudine di soccorsi che non sono nemmeno lontanamente all’altezza delle proporzioni di questa vicenda.

Se questo naufragio fosse avvenuto in America ci avrebbero impiegato cosi tanto per soccorrere le persone rimaste sulla nave? I naufraghi li avrebbero cercati solo per recuperare i cadaveri o piuttosto avrebbero creduto sino in fondo di poter trovare gente ancora viva?

Perchè questo è il punto. Schettino ha ritardato di un’ora i soccorsi, ma i suoi errori e le imperdonabili mancanze sono state solo il prologo di quelle che stanno caratterizzando i giorni delle ricerche.

In Italia, per un naufragio avvenuto la notte del 13 gennaio, il 19 gennaio raccontano al telegiornale che “nei prossimi giorni arriveranno altri sommozzatori”: per fare cosa? Per cercare chi? Che senso ha entrare in azione una settimana dopo il naufragio quando la mobilitazione di massa andava fatta immediatamente? E’ questo il dispiegamento di forze che mette in campo l’Italia?

La lentezza dei soccorsi appare motivo di insoppportabile ulteriore dolore per le famiglie che soffrono e avevano una speranza: era flebile ma c’era. Ora uno schiaffo allo stesso senso di strazio di quei milioni di italiani che si sarebbero tuffati in quelle gelide acque del Giglio se solo avessero potuto.

“Disastro all’italiana”: purtroppo ha ragione chi definisce così l’ennesima pagina nera di un Paese che ha un comandante incapace e delle autorità che nelle ricerche sono state e continuano ad essere identicamente negligenti. Nulla si può rimproverare a quelli che in mare hanno anche rischiato la vita in questi giorni. Niente si può apprezzare dell’operato di chi ha coordinato gli interventi.

“Il cuore oltre l’ostacolo”: se davvero qualcuno era sopravvissuto, rimarrà l’amara sensazione che per quei naufraghi stavolta non ci si è spinti oltre l’ostacolo.  

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