Non si ferma la protesta del movimento dei “Forconi”. Ma Confindustria accusa: “mafiosi tra i manifestanti”

l'assalto ai distributori di benzina

Un’isola in ginocchio e un grido d’allarme che non si ferma. Volantinaggi, presidi e rallentamenti del traffico. Per il quarto giorno consecutivo in tutta la Sicilia, prosegue lo sciopero proclamato dal movimento “Forza d’urto”.

La sigla raccoglie gli autotrasportatori aderenti all’Associazione imprese autotrasportatori siciliani, gli agricoltori del “Movimento dei forconi” e i pescatori che, da lunedì scorso, bloccano strade, ferrovie, porti contro l’aumento del prezzo dei carburanti e delle tariffe autostradali.

A Palermo la benzina è ormai esaurita nei distributori. Nelle poche stazioni di rifornimento che hanno scorte si sono registrate lunghissime code che hanno mandato il traffico in tilt.

A Palazzo D’Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana, in mattinata è stata avviata la riunione convocata dal governatore Raffaele Lombardo, alla quale partecipano le delegazione dell’Aias, dei “Forconi” e dei pescatori e i prefetti di Palermo e Catania.

Confindustria accusa: “mafiosi tra i manifestanti”. «Tra gli agricoltori e gli autostraportatori che stanno creando notevoli danni al sistema imprenditoriale – dice il presidente di Confindustria in Sicilia, Ivan Lo Bello – abbiamo rilevato direttamente, e attraverso i nostri associati, la presenza di personaggi legati alla criminalità organizzata. Non cerchiamo frasi ad effetto: se diciamo certe cose è perché si tratta di presenze inquietanti».

«La situazione peggiora di giorno in giorno, i blocchi che impediscono la consegna delle merci non solo continuano ma sono in aumento. I danni subiti dal sistema delle imprese sono ingenti. Stiamo valutando l’impatto, ma posso dire che è rilevante».

«Dietro questa mobilitazione – aggiunge Lo Bello – vedo un vecchio ribellismo siciliano, con dei leader che fanno politica e qualche politico trombato che vuole ritrovare la scena alimentando la protesta. La preoccupazione è che tutto ciò si possa risolvere in una grande operazione di trasformismo».

Lo Bello si appella agli studenti che solidarizzano con chi sta portando avanti i blocchi dei tir: «Manifestate autonomamente mettendo in campo una piattaforma seria, che non può essere solo il costo della benzina, ma che dia risposte al disagio sociale che gli industriali denunciano da tre anni senza alcuna risposta da parte dei politici. Non lasciatevi intrappolare da demagoghi in servizio permanente che non tutelano i vostri interessi».

«E’ grave – dice Franco Calderone, del movimento Forza D’Urto – quanto denunciato ieri dal presidente di Confindustria Sicilia. Con questa protesta stiamo solo cercando di evitare che le nostre aziende finiscano nelle mani della mafia».

I “Forconi” non ci stanno però. «Sono gravi le dichiarazioni da parte di Confindustria Sicilia, per questo inizio lo sciopero della fame – scrive in una nota Martino Morsello, uno dei rappresentanti dei Forconi di Palermo – Con sdegno il nostro movimento denuncia una campagna denigratoria del presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, e di tutti i rappresentanti di categoria, per le gravi dichiarazioni diffamatorie rese alla stampa, dove parlano di infiltrazioni di mafia dietro il Movimento dei forconi. Ivan Lo Bello e i rappresentanti dei sindacati, che si sono macchiati di questa infame accusa, facciano i nomi e dimostrino quanto da loro dichiarato e si assumano la grave responsabilità di simili infamanti accuse e di non essere omertosi di fronte alla popolazione siciliana che è stata ridotta alla fame dalla classe politica, dalla burocrazia con la complicità dei sindacati e della grande industria. Inizierò da stamattina lo sciopero della fame, per sensibilizzare e portare a conoscenza a milioni di italiani che hanno dimostrato solidarietà, condividendo le scelte del Movimento dei forconi».

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