E’ giallo sulla presenza a bordo di Costa Concordia di Domnica Cemortan: era con il Comandante e lo difende

Domnica Cemortan

Eccola “la donna del mistero” che si trovava in plancia con il comandante al momento del naufragio di Costa Concordia. Si chiama Domnica Cemortan, è moldava e ha 25 anni.

In una intervista rilasciata a una tv del suo Paese si presenta come “membro dell’equipaggio” e dice di aver salvato molte persone e difende l’operato di Francesco Schettino.

Non è chiaro e non ci sono al momento conferme ufficiali se la donna sia effettivamente nel ruolo equipaggio della Concordia e se il suo nome compaia nella lista ufficiale delle persone imbarcate sulla nave e dove si sia imbarcata. Non ci sono conferme su voci di un suo possibile imbarco a Civitavecchia.

Sono invece riprese giovedì mattina le ricerche all’interno della Concordia, naufragata davanti al porto dell’Isola del Giglio. Il bilancio della tragedia è di 11 morti e 21 dispersi. E’ stata rintracciata una turista tedesca che mancava all’appello. Identificato uno dei 5 cadaveri trovati martedì: era un membro dell’equipaggio.

Al termine di un vertice che si è svolto all’alba tra le varie unità impegnate su questo fronte, si è valutato che ci fossero nuovamente le condizioni di sicurezza per ricominciare a cercare. Riprendono dunque a volare gli elicotteri che calano i soccorritori dei vigili del fuoco e i sommozzatori e i palombari della marina militare. Proprio questi ultimi, spiega il tenente di vascello, Alessandro Busonero, “questa mattina apriranno tre nuovi varchi a 18 metri di profondità sul ponte quattro in corrispondenza del corridoio di destra, cioè quello immerso, il corridoio che conduceva i passeggeri alle zone di abbandono nave”. Quanto alle condizioni meteo, si temono il vento e le correnti che dovrebbero rafforzarsi dal pomeriggio.

Una donna moldava avrebbe assistito dalla sala controllo alla manovra di “inchino” al Giglio della Costa Concordia. Secondo quanto riferisce “Il Mattino”, la donna non figura nell’elenco dei passeggeri, sarebbe quindi una semi-clandestina. Sarebbe salita a bordo a Civitavecchia.

Lo avrebbe ammesso lo stesso comandante Schettino durante l’interrogatorio.La procura sta cercando la donna moldava, considerata testimone importante, poiché dalla posizione in cui era dovrebbe aver visto che cosa faceva il comandante quando ha portato la Concordia sugli scogli dell’isola del Giglio.

Sono due gli indagati per il naufragio della Concordia: il comandante della nave, Francesco Schettino, attualmente ai domiciliari, e il primo ufficiale. Lo ha detto il procuratore di Grosseto, Francesco Verusio, ribadendo il suo dissenso sulla decisione del Gip di scarcerare Schettino. “Una decisione che non mi piace e che non capisco” e verso la quale la procura presenterà ricorso al tribunale del Riesame. “Molto ci potrà dire – ha aggiunto Verusio – l’esame della scatola nera i cui dati potranno essere estratti solo in sede di incidente probatorio”. Dai dati, ha proseguito Verusio, “si potrà sapere chi era in plancia di comando, ‘chi ha parlato con chi’ , quali direttive sono state impartite…”.

Dall’ordinanza del Gip di Grosseto, emerge un profilo di Schettino: quello di un comandante inesistente, inerte, caduto dalla tracotanza di una “manovra sconsiderata” all’inerzia, rifugiato nel buio di uno scoglio che guarda la nave affondare, incapace anche solo di muoversi. E tra Valeria Montesarchio, che ha disposto gli arresti domiciliari per il capitano, e la procura di Grosseto è lite. Per i pm, il comandante della Concordia può fuggire o mettersi in contatto con altri della catena di comando della nave. Secondo l’accusa, inoltre, Schettino abbandonò sulla crociera “circa 300 passeggeri, incapaci di provvedere per se stessi”.

Nell’ordinanza, invece, il Gip sostiene che Schettino abbandonò la nave mentre a bordo c’erano almeno un centinaio di persone e che, durante l’interrogatorio, il comandante abbia detto di essere stato obbligato a scendere dalla nave mentre altri ufficiali erano rimasti a dirigere i soccorsi. Per il Gip inoltre, Schettino “per imperizia e negligenza sottovalutava la portata del danno e ometteva di avvisare per tempo le autorità costiere dell’incidente”. Per il Gip non c’è pericolo di fuga né di inquinamento prove. “Secondo le testimonianze raccolte – si legge nell’ordinanza – il comandante della Costa Concordia non era ‘lucido’ e non aveva intenzione di asportare il Voyage Data Recorder della nave”.

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